Diabolik, leader degli Irriducibile e narcotrafficante. Vite diverse, parallele, di Fabrizio Piscitelli, capo ultrà e criminale. Il 7 agosto 2019 viene ucciso con un colpo di pistola da Raul Esteban Calderon. Ma chi c’è dietro questa azione? Massimo Giletti ne parla a Lo Stato delle cose. Diabolik Piscitelli dà un appuntamento al Parco degli Acquedotti, settimo municipio di Roma, tra Cinecittà e Quarto Miglio. Arriva con la sua guardia del corpo, parcheggia, ma è seguito da una Smart. È il secondo giorno che va lì, il giorno prima la persona da incontrare non si presenta. Cronaca ormai nota. Nella Smart c’è Fabrizio Fabietti con la sua guardia del corpo. Procedono sulla strada, non si fermano, ma il suono dello sparo è chiaro. Perché? Il regno di Diabolik è la curva Nord dello Stadio Olimpico. Leader del tifo organizzato laziale, uomo vicino a Forza Nuova, appare in una serie di filmati mentre stringe saluti da legionario e sfila con il braccio teso. Nello Trocchia in studio racconta del processo a carico di Raul Calderon, Alejandro Gustavo Musumeci, già condannato in primo grado all’ergastolo per omicidio (senza aggravante mafiosa); ma tra poco tempo la Cassazione esprimerà un giudizio sul “re di Roma”: Michele Senese, “O Pazzo”, fondatore e boss del clan omonimo, esponente di spicco della Camorra romana. “Forse dopo 40 anni di regno sarà condannato con l’aggravante di mafia”, dice Trocchia. Al funerale di Piscitelli ci sono gli Irriducibili e generali del mondo ultrà come Luca Lucci. Rita, la moglie di Diabolik, nel video è arrabbiata: voleva un omaggio diverso, aperto a tutti, per il marito ucciso. La figlia del capo ultras, Ginevra, aveva già parlato nel 2019 a Francesca Fagnani: “Abbiamo dovuto lottare per un diritto che avevamo, cioè di fare un funerale, dato che mio padre è morto da uomo libero”. “Non era un funerale normale, penso che tutti al posto mio avrebbero reagito così”. Un dolore anche comprensibile, ma che non può escludere l’indagine su un profilo criminale complesso: “Raccontare che a Roma c’è la mafia è un problema per l’Italia”, dice Trocchia, “un problema per il prodotto interno lordo”. Per questo le ricostruzioni vengono fatte a singhiozzo. Fondamentale in questa storia è l’incontro di Grottaferrata del 13 dicembre 2017: ci sono Salvatore Casamonica, Diabolik Piscitelli e “il francese”, che in realtà è un infiltrato. A tavola arriva con un po’ di ritardo l’avvocata di Diabolik, Lucia Gargano. La questione aperta è: la guerra tra i clan di Ostia, Piscitelli vuole che questo conflitto finisca: “La situazione la sistemiamo”. E Casamonica aggiunge che lui e il capo ultrà faranno da garanti. Così viene siglato il patto. Diabolik sta agendo anche a nome dei Senese. Nel 2019 viene ucciso, Casamonica per questo pranzo riceve una condanna a 16 anni in primo grado. L’avvocata Gargano, invece, viene assolta in Appello.
Dice Trocchia: “Fabrizio Piscitelli si era già messo contro il re di Roma. E certi conti, alla fine, si pagano”. Trocchia e Giletti raccontano una conversazione decisiva per capire il conflitto che sarebbe cominciato di lì a poco: “I Senese chiamavano Diabolik: il lazialotto”. I due mondi sono ormai lontani. Diabolik parla con un piccolo imprenditore che sembra indebitato con il capo ultrà: “Sì Fabrì, quello che è tuo te lo do fino all’ultimo centesimo”, dice l’imprenditore anonimo, “però i Senese non devono sapere nulla”. E in quella conversazione Piscitelli lancia la sfida alla famiglia di O Pazzo: “Digli che mi devono fare un bocch*no”. Ma lanciare il guanto di sfida ai Senese “significa condanna a morte”, chiude Trocchia. E di quell’azione al Parco degli Acquedotti “Michele Senese non poteva non sapere”. Fabrizio Piscitelli è morto da uomo libero. Quella natura intoccabile dei boss che dominano a Roma deriva forse da una questione ricordata in studio a Lo Stato delle cose: parlare del mondo di mezzo, tra la legalità e l’illegalità, taglierebbe le radici alla Capitale. E questo, per una questione di pil, non ce lo possiamo permettere.