Dopo la fragorosa standing ovation di ieri sera, qualcuno è già corso in ricevitoria a giocarsi il podio e tra questi qualche altro temerario ha deciso di puntare sulla vittoria certa di colui che ha tolto luce perfino agli ospiti internazionali, e non solo per la brillantezza dei suoi 46 denti: Sal Da Vinci. Con la sua “Per sempre sì” il cantante partenopeo ha conquistato e messo d’accordo tutti, ma proprio tutti: giuria radio e televoto, che durante la terza serata lo hanno premiato facendolo schizzare tra le prime 5 posizioni, e una sala stampa che durante la prima serata era stata ancora un po’ timida, ma che è stata filmata in flagrante mentre si scatenava sulle note della canzone in gara. “Con la mano sul petto io te lo prometto davanti a Dio”. Sal ha la vittoria nel cognome e in tasca. Con questa canzone pensata per sbancare la Siae, il cantante si consacra già “boss delle cerimonie”; non è difficile immaginarsela come perfetta colonna sonora di promesse di matrimonio, filmini e prefilimini matrimoniali, gender reveal e, chissà, forse perfino allo Stadio Maradona. L’algoritmo è pronto a spingerla, TikTok impazza, Sal Da Vinci è il nuovo “Gesù di Napoli”. Fuori dal palco dell’Ariston si destreggia in performance corali di strada e invita il suo pubblico a fare promesse di matrimonio davanti a una chiesa. Tutto in bianco, con rosa bianca in mano: Sal Da Vinci piace al popolo, è il popolo.
D’altronde, come si fa a resistere a un ritmo così incalzante? “Per sempre sì” fa venire voglia di sposarsi, divorziare e poi risposarsi ancora perfino ai più cinici. E se pensavate di sottovalutarlo, ormai è chiaro che vi sbagliavate di grosso. Il pubblico gli dedica ovazioni che sono una prova incontrovertibile: prepariamoci a vederlo sul podio e chissà che non sia proprio suo il posto più alto. Maria De Filippi ha già intimato ai suoi autori di inserire il brano nelle playlist dei vari “Uomini e donne” e “Temptation Island”: nessuno potrà dire di non conoscere questa canzone. Il cantante campano aveva già partecipato al Festival di Sanremo nel 1989 tra le nuove proposte e, più di recente, nel 2009 con “Non riesco a farti innamorare”, brano degno di nota che si era piazzato terzo in classifica dopo il vincitore Marco Carta e il divisivo Povia. Con il successo spropositato di “Rossetto e caffè” dei mesi scorsi, Sal aveva già raggiunto numeri da capogiro e conquistato una fetta di pubblico importante, proprio per questo si è guadagnato la partecipazione al Festival 2026. Perfino lui appare sorpreso dal coinvolgimento unanime della platea, che partecipa cantando e ballando con lui. Durante la terza serata, lascia il palco visibilmente commosso; la sua è emozione autentica e inaspettata e conquista la tenerezza di tutti noi. Forse perché siamo stanchi della musica che vuol apparire forzatamente impegnata, di artisti che si proclamano paladini degli slogan, di brani “belli che non ballano”. Il cantante napoletano è una ventata di freschezza, una boccata d’ossigeno, un’overdose di leggerezza, un elogio alla vita semplice: sole, cuore, amore (e matrimoni). La verità che nessuno ammette è che a volte è bello anche essere italiani medi.
Sal non ha pretese ideologiche, non vuole trasmettere nessun messaggio, Sal canta con un carisma che non si vedeva da tempo sul palco dell’Ariston e non appare nemmeno “cringe” con il suo balletto pensato apposta per TikTok. La sua energia coinvolge e diverte. La musica è anche leggerezza e intrattenimento, non sempre deve essere una gara a chi è più originale, trasgressivo, rivoluzionario. E poi Sal Da Vinci rivoluzionario lo è, sarà anche merito del cognome, ma intanto lui, zitto zitto, sta ribaltando la percezione della musica neomelodica, sdoganandola e rendendola piacevole a tutti. Forse i veri outsider sono quelli che non hanno l’ossessione di esserlo, proprio come lui. E in effetti l’artista napoletano pare giocare una partita a parte. Se la sua non dovesse essere una vittoria al Festival, senz’altro lo è già su altri fronti. A Sanremo Sal Da Vinci è venuto per indossare il mantello e la corona. E a poco valgono le accuse di plagio mosse alla sua precedente “Rossetto e caffè”. Oggi perfino i più snob lo ascoltano in cuffia senza troppa vergogna, la parte di critica più intellettuale storce il naso, ma nel frattempo salta sul divano quando il cantante chiude la performance facendo tremare l’Ariston, modulando la voce con una presenza scenica da far impallidire i cameramen. Qualcuno già sogna di vederlo all’Eurovision. Nel frattempo per noi Sal Da Vinci è “Per sempre sì”.