Bruno Mars pare essere tornato da un’introspezione che lo ha portato a spasso per gli anni ’70 . “The Romantic” è questo ed altro, uscito ieri, presenta sonorità che viaggiano dalla primissima disco al latin rock di Santana. Il primo pezzo, “Risk it all”, un bolero moderno con una serie di fiati molto messicani, molto latini, molto soul. È un Bruno Mars perdutamente innamorato quello che emerge nel suo ultimo disco. Ma ci sono anche tinte da James Bond. “Cha cha cha” racconta discrezione ed eleganza con sonorità anni Settanta, non nelle melodie sporche e crude dell’epoca, bensì nella precisione chirurgica a cui ci ha abituato nei suoi lavori precedenti. Ascoltando brani come “I just might” sembra di vedere pantaloni a zampa di elefante, camicie aperte sul petto, capelloni e Ray-Ban Aviator a specchio. Dopo la lunga ondata di ritorno agli anni ’80 e ’90 vissuta tra la fine degli anni ’10 e questa prima metà dei ’20, tornano i ’70: una tendenza che forse aveva anticipato per primo Quentin Tarantino.
Nel terzo brano, “God was showing off”, c’è anche un basso distorto con ritmo funky. Una bella intuizione. Il distorto arriva in un genere modificandone la forma quando sta per evolvere verso qualcosa di nuovo. Qui Bruno Mars dimostra che anche senza un testo impegnato è capace di rendere un semplice vocalizzo un motivetto globale. L’onda del funk anni ’70, con la batteria che tira indietro, si sente confermando questa tendenza al ritorno di quegli assurdi anni americani. Man mano che il mondo va avanti, è come se le generazioni rimaste a fare musica provassero nostalgia per la colonna sonora della vita dei propri genitori. Il quinto brano, “Why You Wanna Fight” è infatti una ballata molto sofisticata. Tuttavia, ascoltare questa musica da un campanile europeo forse distorce tutto. Non siamo abbastanza americani per emozionarci davvero.
La sesta traccia, “On my soul”, è sicuramente un pezzo che utilizzeremo come sottofondo per le stories quest’estate, mentre saremo felici e abbronzati al mare. L’ottava, “Golden Commercial”, verrà probabilmente utilizzata per molte pubblicità, ma sarà anche un classico grazie alle numerose modulazioni: forse il pezzo più maturo di tutti. Con questo disco torna il bridge: “Something serious”, “Nothing left” e “Dance with me” ne sono la prova. Il bridge è terapia, serve a caricare tutta la tensione che abbiamo addosso per poi disintegrarla in un ritornello liberatorio. Questa è musica da ascoltare con i finestrini abbassati, nel pieno dell’estate. Quindi grazie Bruno, ne avevamo bisogno come l’aria. Basta con tutta quella roba elettronica e senz’anima. La vera musica sta tornando davvero.