Lo scontrino del parcheggio di Andrea Sempio è tornato centrale. L’hanno ignorato per anni, ma adesso sembra si parli solo di quello, soprattutto dopo che ieri il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo in cui si dava praticamente per scontato non che fosse falso, ma che a procurarlo sia stata la mamma dell’attuale indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Indiscrezione o verità distorta? Elementi per buttarsi da una parte piuttosto che dall’altra non ci sono. Quello che c’è, invece, è la volontà della difesa di Andrea Sempio di andare a fondo della questione scontrino, pur avendo sempre ribadito, anche pubblicamente e nelle varie occasioni televisive, che quella non sarà mai la prova chiave per inchiodare o per scagionare il loro assistito.
Sentito da Fanpage, l’avvocato Liborio Cataliotti ha comunque riferito di essersi personalmente recato in Procura a Pavia per formalizzare la posizione della difesa sullo scontrino. “Abbiamo depositato – dice alla testata online - la nostra relazione sul biglietto e altro materiale che non possiamo rivelare. Abbiamo dimostrato l'autenticità dello scontrino. Non che lo abbia ritirato Andrea Sempio, che nel caso spetta alla Procura dimostrare. Noi abbiamo dimostrato che non è un falso, anche dal punto di vista tecnico è impossibile un'alterazione di quella macchinetta che stampa gli scontrini del parcheggio. Ci siamo concentrati sulla qualità della carta e sull'impossibilità di alterazione della macchina erogatrice, che è dotata addirittura di cinque schede". Insomma, Cataliotti si limita a ribadire che quello scontrino è autentico, ma se ne guarda bene dall’affermare che a ritirarlo sia stato, però, Andrea Sempio. Risultato? Il punto è lo stesso di sempre. Niente è stato aggiunto. E niente è stato chiarito.
Quello che invece andrebbe chiarito è il contenuto delle “nuove” intercettazioni pubblicate da Bugalalla relative all’utenza di Rita Preda, mamma di Chiara Poggi. Perché in una telefonata in particolare con l’avvocato Tizzoni, il legale della famiglia Poggi informa la signora Rita che uno dei due avvocati di Alberto Stasi (Giarda, ndr) “sarebbe più propenso a farlo confessare”. Salvo poi aggiungere un serafico “se è stato lui”. Insomma: difesa e parte civile, sempre ammesso che Tizzoni non parlasse di una sua sensazione, si confrontavano?
A dare nell’occhio, in quelle intercettazioni, c’è anche la gran quantità di conversazioni bollate come “irrilevanti” dai verbalizzanti dell’epoca, molte relative a telefonate con l’allora capitano dei Carabinieri, Gennaro Cassese. A colpire è anche una conversazione di Rita Preda con una sua amica (Silvana, ndr), in cui si fa riferimento a “quello che ho visto” e a “quelle due ragazze”, con la donna che riferisce, però, di essersi sentita rispondere che “no, non sono state” e che, piuttosto, si puntava su Stasi. La stessa Silvana racconta che l’avvocato Tizzoni al tempo riferiva di aver parlato con l’allora colonnello Luciano Garofano.
Finita qui? No, perché dal video di Bugalalla emerge anche che la famiglia Poggi sapeva che il figlio minore, Marco Poggi, era a conoscenza della presenza nel pc di Chiara di un video intimo tra la ragazza e Alberto Stasi. Tanto che Marco fu anche poi convocato dagli inquirenti, confermando tutto, ma ribadendo di non aver mai visto il filmato e di “aver solo intuito il contenuto” del file che Chiara e Alberto si stavano scambiando. Il video di Bugalalla, comunque, lo pubblichiamo qui sotto. Ognuno si faccia la sua idea…