Può il suono di un citofono che si sovrappone a quello di una TV accesa stare alla base della decisione di un uomo di legge in merito al prossimo Referendum sulla Giustizia? A quanto pare sì e a raccontarlo è stato Mario Venditti, l’ex magistrato finito al centro dell’inchiesta della Procura di Brescia sul “sistema Pavia” e sulla presunta corruzione per l’archiviazione della prima indagine su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. L’avevamo detto. L’abbiamo ripetuto anche ieri. E, adesso che uno dei protagonisti è uscito allo scoperto, lasciateci fare i caz*oni: tutto il gran clamore che c’è intorno a Garlasco non è “per Chiara”, non è per “l’innocenza di Alberto Stasi o di Andrea Sempio” e, purtroppo, non è nemmeno per capire definitivamente il nome e i tratti di un killer, ma per rendere pop una partita ideologica sui temi della giustizia adesso che c’è la proposta di modificarne – anche se in maniera minima e più simbolica che sostanziale – le strutture e le sovrastrutture.
Ospite di Nicola Porro a “Quarta Repubblica”, l’ex procuratore aggiunto di Pavia (accompagnato dall’avvocato Domenico Aiello, lo stesso di Alfonso Signorini contro Fabrizio Corona) ha raccontato che ha appreso dalla TV che stava per subire una perquisizione e che, poco dopo, ha sentito suonare il telefono di casa. Non ha cercato la via diplomatica. “Dopo che sono stato un uomo della Giustizia per oltre 40 anni – ha detto - mi sento tradito dalla giustizia e non mi aspetto più nulla di buono. Se il pubblico ministero intende fare il pm in questo modo, soltanto sostenendo l’accusa, non c’entra nulla con la carriera dei magistrati. E allora le carriere devono essere separate. Io voterò sì al referendum”. Eccola là: una dichiarazione di voto. Che poi c’è da capire se farà più comodo al fronte del sì o al fronte del no.
È il paradosso di un indagato eccellente che, per difendersi da quello che definisce uno “scarabocchio” (l’appunto del padre di Andrea Sempio) trasformato in prova di corruzione, si ritrova a dover fare l’avvocato di se stesso dopo essere stato, invece, giudice per tutta una vita. Venditti parla di una campagna denigratoria senza precedenti, di cifre che erano preventivi legali scambiati per tangenti da poche decine di euro. E di un’accusa che sembra aver puntato tutto sulla spettacolarizzazione del "mostro da sbattere in prima pagina". “Nei miei confronti – dice ancora - è stata avviata una campagna denigratoria che non si è mai vista. La procura di Pavia trova uno scarabocchio, Venditti gip archivia per 20-30 euro, passano mesi e nessuno sente l’autore di quello scarabocchio, poi finalmente questa persona dice che in realtà quella cifra era un preventivo di spese legali. Nessuno mi ha corrotto. Ma io sono il mostro da sbattere in prima pagina, per dare valore all’indagine, perché un procuratore corrotto fa notizia”.
Quello che Venditti non dice, però, è che – al di là del procedimento per la presunta “corruzione Sempio” - c’è molto altro su cui i magistrati di Brescia vogliono fare chiarezza in merito alle dinamiche di una Procura della Repubblica, quella di Pavia, che al tempo faceva chiacchierare e non poco, tanto che per qualcuno si è già proceduto. “Rifarei quello che ho fatto – conclude Venditti - Alla fine si torna sempre al punto di partenza, perché a ogni consulenza se ne contrapponeva un’altra ed è quello che sta avvenendo adesso. Era un’indagine di omicidio. Dei soldi, delle imprese, non me ne importava niente, io delegavo alla polizia giudiziaria”. Quali soldi? Quali imprese? Non l’ha spiegato, ma forse non lo sa e basta fino a prova contraria. “Non fanno indagini a mio favore – si limita a concludere buttando la questione sull’unico fine che accomuna tutti: il referendum - e poiché il codice di procedura penale prevede che l’indagato possa svolgere indagini difensive con il suo avvocato, questo è quello che farò. Se il pm vuole fare il pm solo sostenendo l’accusa, allora le carriere devono essere separate e voterò sì al referendum”. Insomma, voteranno sì o no per dispetto, o posizioni strumentali, persino i magistrati. Figuriamoci la (povera) gente comune (che pensava si volesse capire chi ha ucciso Chiara Poggi e pure perché non s’è mai scoperto prima al di là di ogni ragionevole dubbio).