“Non è la prima volta che sento questa storia, Mario Barbato ne aveva già parlato anche sul gruppo social dedicato alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Mi lasci dire, però, che ho tanti dubbi”. Pino Nicotri non ha bisogno di presentazioni (ma chi le vuole può trovarle qui) e, a quanto pare, non ha bisogno neanche di fare troppi giri sulla bomba sganciata ieri sera dallo stesso Mario Barbato a Lo Stato delle Cose. “C’è una indagine anche su quello che Barbato ha raccontato – dice ancora Nicotri come la roccia di pragmatismo che è abituato a essere da quando ha praticamente dedicato tutta la carriera al caso Orlandi – quindi giusto andare a fondo e capire bene perché qualunque verità ne uscirà accertata sarà un dato sicuro in più per fare luce sulla scomparsa di Emanuela e su quello che è successo davvero ormai quarantatre anni fa”. Barbato, in estrema sintesi, ha raccontato di aver ricevuto una mail secondo cui Emanuela Orlandi, accompagnata da un dipendente della Camera dei Deputati, s’era sottoposta ai tempi a una visita ginecologica dalla quale sarebbe emerso lo stato di gravidanza della ragazza. In quella stessa mail si raccontava che il medico che si è occupato del caso, poi, ha fatto sparire tutto. Mentre anche Emanuela Orlandi scompariva.
A non tornare, però, c’è tanto. “Sappiamo con certezza – dice Pino Nicotri – che Emanuela aveva il ciclo mestruale quando è scomparsa. Quindi questa gravidanza sarebbe precedente o successiva al rapimento? E poi ho un dubbio: se sei un adulto, magari anche importante e in vista, ti rivolgi a un ospedale pubblico per far visitare e abortire la ragazzina di quindici anni che hai messo incinta, piuttosto che a una sicuramente più riservata realtà privata? Comunque vedremo, io non voglio bollare tutto come una bufala prima che si stabilisca che si tratta di una bufala, anche perché c’è una indagine in corso, visto che lo stesso Barbato ha raccontato di aver subito una perquisizione”.
Una perquisizione che, però, non avrebbe portato a trovare la famosa mail. Ma non è da escludere che si sia arrivati a un nome, verosimilmente di una donna che effettivamente lavorava nell’ospedale in questione proprio nel reparto di ostetricia e ginecologia. Se così fosse sarebbe piuttosto facile anche risalire al ginecologo e fare definitivamente luce su questa ennesima ipotesi intorno al mistero di Emanuela Orlandi. Intanto, sul fronte della concretezza, anche la Procura di Roma continua a lavorare e – al di là di quanto anche pubblicamente affermato da Pietro Orlandi – gli inquirenti si stanno concentrando sulla così detta pista familiare. E in particolare, come abbiamo già raccontato, su Mario Meneguzzi, zio di Emanuela e sugli strani spostamenti tra Roma e lo chalet nelle campagne di Torano proprio nei giorni successivi al rapimento. Spostamenti confermati, sempre nel salotto televisivo di Giletti ieri sera, anche da uno dei poliziotti incaricati al tempo di seguire Meneguzzi e appostarsi nei pressi di quello chalet.
L’attenzione sulla pista familiare, lo ricordiamo, è tornata altissima proprio in seguito all’inchiesta giornalistica di Pino Nicotri, recentemente ascoltato per oltre tre ore anche dalla commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Tutto era nato dopo il ritrovamento di documenti vaticani del 1983 che riferivano di episodio di molestie che Meneguzzi avrebbe compiuto anni prima ai danni di Natalina, sorella maggiore di Emanuela. Un episodio in realtà non isolato, ma durato qualche tempo e che Natalina oggi minimizza, anche se all’epoca aveva riferito anche in un verbale oggi pubblico di “essere terrorizzata”. A questo si aggiunge la somiglianza fisica tra lo zio e l'identikit dell'uomo visto parlare con la quindicenne il giorno del rapimento, oltre al ruolo ambiguo giocato da Meneguzzi come "filtro" delle telefonate a casa Orlandi.