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17 febbraio 2026

Ma come ha reagito Il Fatto all'assoluzione di Sgarbi dopo l'inchiesta mediatica? Dopo le prime pagine solo un box a pagina 13, ma sono gli unici a spiegare perché è stato assolto

  • di Michele Larosa Michele Larosa

17 febbraio 2026

Vittorio Sgarbi vince il processo per riciclaggio e la situazione si ribalta. I giornali di destra lo mettono in prima pagina mentre dopo la campagna mediatica Il Fatto se ne ricorda solo con un box a pagina 13, che però spiega perché il critico è stato assolto

Foto di: ANSA

Ma come ha reagito Il Fatto all'assoluzione di Sgarbi dopo l'inchiesta mediatica? Dopo le prime pagine solo un box a pagina 13, ma sono gli unici a spiegare perché è stato assolto

Siamo in un'epoca storica in cui informazione e giustizia sembrano legate e doppio filo. L'informazione influenza i tribunali e poi reagisce, muta, in base ad essi. È un discorso già visto e rivisto, ma quello di Vittorio Sgarbi è un caso emblematico. Il critico d'arte è stato assolto da un processo che lo ha reso l'ombra di sé stesso. È stato assolto con rito abbreviato davanti al Gup “perché il fatto non costituisce reato” dopo una campagna mediatica violentissima condotta contro di lui negli ultimi anni.

Il reato di cui era accusato era quello di riciclaggio, e riguarda l'inchiesta sul dipinto di Rutilio Manetti “La cattura di San Pietro”, rubato nel 2013 dal castello di Buriasco e ricomparso anni dopo, con alcune modifiche in una mostra a Lucca, come proprietà di Sgarbi. L'accusa si era originata dalle dichiarazioni del pittore reggiano Lino Frongia, che alle telecamere di Report e al Fatto Quotidiano aveva raccontato di aver aggiunto una fiammella al dipinto su incarico del critico d'arte. Sgarbi si è difeso dicendo che si trattava di una tela diversa: quella che era stata esposta a Lucca era sua e l'aveva trovata in una villa nella campagna di Viterbo da lui acquistata. “Da quello che si legge, l'opera è stata malamente tagliata. Quella in mio possesso è in buone condizioni e con una stesura pittorica ben conservata e uniforme” aveva dichiarato. I precedenti capi d'imputazione di contraffazione e autoriciclaggio erano già stati archiviati. Resisteva solamente quello di riciclaggio per cui il Procuratore di Reggio Emilia Gaetano Calogero Paci aveva richiesto tre anni e quattro mesi di carcere, e per cui Sgarbi è stato invece assolto.

marco travaglio ansa
Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio

I legali del critico esultano: "Dopo un giudizio regolare, innanzi agli organi giudiziari, il prof. Vittorio Sgarbi è stato assolto perché il fatto non costituisce reato anche dall'imputazione residua; dopo l'archiviazione, per altri due reati originariamente contestati, già conseguita all'esito delle indagini preliminari. Ciò dimostra, ancora una volta, come la macchina del fango attivata con gli strumenti mediatici provochi ingiusti - e difficilmente riparabili - danni morali e materiali, per un cittadino innocente". E come i legali di Sgarbi anche i giornali della destra giubilano in prima pagina. Al contrario Il Fatto, che insieme a Report era stato tra i maggiori inquisitori di Sgarbi, riserva alla questione un trafiletto a pagina tredici.

Tuttavia il Fatto inserisce un elemento interessante, tralasciato da tutti gli altri giornali. Ad incidere sull'esito del procedimento potrebbe essere stato il passo indietro della presunta vittima. La proprietaria del dipinto infatti, Margherita Buzio, avrebbe deciso all'ultimo di non costituirsi parte offesa. Il frutto di un accordo? Non si sa. Il riciclaggio è un reato procedibile d'ufficio, quindi l'azione penale non dipende dalla querela della persona offesa. Ma, secondo il Fatto, la scelta della signora avrebbe comunque indebolito l’impianto accusatorio. Per sostenere l’accusa, infatti, occorre dimostrare che il bene provenga da un delitto, in questo caso un furto. Ma senza la persona offesa è difficile stabilire con certezza di chi fosse la titolarità del bene, a causa di dispute ereditarie interne alla famiglia. La difesa ha insistito su questo punto, sostenendo che non fosse stato chiarito in modo definitivo chi fosse il proprietario effettivo dell’opera. Quindi la Procura si sarebbe trovata di fronte a una scelta obbligata: archiviare o fare il rinvio a giudizio con gli elementi acquisiti. Portando quindi all'assoluzione per insufficienza di prove. Ma per chiarire questo punto bisognerà attendere le motivazioni della sentenza e un'eventuale impugnazione da parte della Procura. Infatti, ad oggi, queste rimangono semplici supposizioni come quelle che alla luce dell'attuale verità processuale avevano portato a giudizio Vittorio Sgarbi. Rimane un'assoluzione sul piano legale che per il momento è ineccepibile. Ma ancora una volta la cronaca giudiziaria diventa terreno di scontro politico, anche fra i giornali, una bandiera da sventolare o da riporre a fasi alterne. Anche in questo caso la sentenza viene letta come uno strumento di conferma o smentita delle proprie narrazioni ideologiche. Nel mezzo una vicenda che ha influito pesantemente sulla vita personale e professionale di Vittorio Sgarbi, che ora porta i segni di due anni di processo mediatico.

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