Habemus perizia Cattaneo. Sarà depositata, probabilmente in queste ore, la seconda parte, quella definitiva, della così detta “perizia Cattaneo” voluta dalla procura della Repubblica di Pavia, in incidente probatorio, nell’inchiesta su Andrea Sempio per omicidio in concorso (con Alberto Stasi o altri) di Chiara Poggi. Quella perizia è stata, per mesi, il documento più atteso, l’oracolo che non avrebbe più lasciato dubbi e l’unico vero elemento di novità rispetto a tutte le indagini fatte (male o in malafede?) quasi diciannove anni da quel maledetto 13 agosto via Pascoli, a Garlasco cui Chiara Poggi fu ritrovata senza vita, e massacrata, sulle scale della sua villetta di 2007 in. In quella stessa Garlasco in cui è successo di tutto e intorno a cui continua a montare uno show senza precedenti. Con continui colpi di scena. Come quello che sta per esplodere e che sintetizza alla perfezione il paradosso del clamore rispetto alla linearità del rigore che invece dovrebbe caratterizzare non solo le indagini, ma anche il modo di raccontarle.
Premessa lunga? Un po’ sì, ma pure doverosa. Per dire cosa? Per dire, in estrema sintesi, che si è arrivati talmente oltre da dare la sensazione che la perizia Cattaneo non valga giù più niente prima ancora di conoscerne mezza riga. Il motivo è semplice: quella perizia potrebbe spostare definitivamente l’ora della morte di Chiara Poggi, riconducendola allo stesso orario già indicato dai primi medici intervenuti sul posto nel giorno del delitto. E’ una indiscrezione, sia inteso, ma è una indiscrezione data talmente per sicura che, nel gioco da ultras che s’è innescato su Garlasco, c’è già chi s’è messo all’opera per difendere le posizioni sempre sostenute rispetto alla possibilità che con la perizia Cattaneo diventino insostenibili.
Detta così è un po’ arzigogolata, ma la sostanza è questa: se davvero la dottoressa Cattaneo stabilirà un orario della morte diverso rispetto a quello individuato nella sentenza della Cassazione, la difesa di Alberto Stasi avrà strada in super discesa per chiedere (e a quel punto ottenere) una revisione della sentenza di condanna. E’ noto, infatti, che Alberto Stasi ha un alibi per l’intera mattinata del 13 agosto, tranne per quei 23 minuti di quella stessa mattinata in cui (guarda caso?) s’era stabilito che fosse avvenuto l’omicidio.
Aspettare che quella perizia venga depositata e prenderne atto e solo dopo averla studiata, eventualmente, valutare le contromosse dovrebbe essere la scelta del buon senso. Sia per chi c’è dentro, sia per chi il delitto di Garlasco lo racconta. Ma in questo circo niente è “secondo buon senso” e già da giorni c’è chi prova a buttare là che Chiara Poggi possa essere stata aggredita nella notte tra il 12 e il 13 agosto e che, poi, sia morta il 13 dopo ore di sofferenze atroci. Sarebbe il modo per continuare a sostenere che l’assassino è Alberto Stasi, ma si ignora (o forse si gioca a non volerlo raccontare) che in ogni caso sarebbe tutto da rifare. Tutto da riscrivere. Tutto da ricostruire tenendo conto anche di tante (troppe) altre persone che per quella notte non avevano un alibi. E tenendo conto, comunque, del fatto che Stasi è già stato processato e condannato per l’omicidio.
Siamo davanti, quindi, all’ennesimo scatto in avanti che alimenta lo show piuttosto che la ricerca di verità. E siamo davanti, purtroppo, all’ennesimo ingresso davanti a un ballo delle suggestioni che comincia a far vomitare, soprattutto quando ci si rende conto che a parteciparvi sono uomini di scienza. Di quella scienza che, a Garlasco e intorno a Garlasco, sembra essersi scientificamente piegata a ogni indirizzo, piuttosto che risultarne il puntello stabile.