Un’opera come River’s Edge, pubblicata da Coconino Press, è uno di quei fumetti che hanno un doppio valore, uguale e opposto. Da un lato è perfetta per chi è esperto del mondo dei manga perché, grazie a un tipo di narrazione e di segno, si inserisce nella continuità di molte opere adulte di slice of life, mantenendo però un tocco e una personalità unici. Dall’altro è altrettanto adatta a chi è neofita, perché al netto dell’ambientazione giapponese racconta un’adolescenza profondamente universale. Ma andiamo nel dettaglio.
Se dovessimo descrivere questo manga, potremmo definirlo come un cocktail a base di Stand by Me, Skins, un pizzico di Girl e un’aggiunta di Euphoria, shakerato prima ancora che la maggior parte di queste opere venissero anche solo concepite.
Tokyo, anni Novanta. Wakakusa Haruna è una liceale che vive con la madre e frequenta una scuola in un sobborgo della città. Quando prende le difese del compagno di classe Yamada Ichirō, vittima di bullismo, tra i due nasce un’amicizia improbabile ma decisiva. Yamada è diverso dagli altri ragazzi: riservato, isolato, guardato con diffidenza e costretto a nascondere la propria sessualità. Per ringraziare Haruna, decide di mostrarle ciò che ha scoperto lungo le rive di un fiume: un cadavere in decomposizione, mai denunciato. Un momento che cambia per sempre il loro modo di guardare il mondo.
Attorno a loro orbitano altri studenti, ognuno con le proprie fragilità: dalla modella Yoshikawa Kozue, alle prese con disturbi alimentari, a Tajima Kannon, fino agli altri compagni di classe, tutti segnati da relazioni complesse, desideri e segreti inconfessabili.
River’s Edge è quindi la storia di crescita di un gruppo di adolescenti nel Giappone di inizio anni Novanta, poco prima dello scoppio della bolla economica che porterà a una crisi profonda, non solo finanziaria ma anche identitaria. Un periodo che, almeno in superficie, appare ancora carico di ottimismo e possibilità per le studentesse e gli studenti giapponesi. Okazaki Kyoko, però, li ritrae come qualsiasi altro adolescente del mondo: curiosi del futuro e del diventare adulti, ma allo stesso tempo spaventati dalle responsabilità, in conflitto con genitori che non li comprendono e alle prese con i primi amori, i desideri, le passioni e le prime esperienze sessuali.
A questo si aggiungono temi rilevanti già negli anni Novanta ma oggi ancora più urgenti: l’accettazione di una sessualità non conforme, il bullismo tra compagni di classe, i disturbi alimentari, la difficoltà di esprimere il proprio disagio in una società ipercompetitiva e le ansie legate alla ricerca di un posto nel mondo. Ansie che, a diciassette o diciotto anni, sono più che legittime.
Attraverso un terzetto di protagonisti, due ragazze e un ragazzo, Okazaki apre uno sguardo sfaccettato e contraddittorio sulla società giapponese, restituendone un ritratto affascinante proprio perché imperfetto.
La scelta dell’ambientazione contribuisce molto a questo effetto. Non la Tokyo più iconica, ma un sobborgo periferico, quasi una cittadina di provincia, dove pettegolezzi, maldicenze ed etichette vengono affibbiate senza un reale riscontro. Ripulirsi la reputazione, anche senza aver commesso alcuna colpa, diventa quasi impossibile in una società chiusa che finisce per replicare gli stessi stereotipi anche tra gli adolescenti. L’autrice, che ha interrotto la propria carriera a causa di un grave incidente, costruisce tutto questo con un tratto personale, abbozzato e caricaturale, ma sorprendentemente efficace nel restituire i caratteri dei personaggi. Il risultato è una storia cupa e dolceamara, ambientata nei dintorni di un canale di scolo dall’acqua limacciosa, accanto a un campo abbandonato dove la speculazione edilizia non è mai arrivata e dove sembra nascondersi qualcosa di perturbante, un segreto che incarna perfettamente le inquietudini dell’adolescenza.
Non c’è mai compiacimento nello scandalo o nella rappresentazione della sessualità. Tutto è dosato con grande precisione. Lo sguardo sul sesso è insieme disarmante ed elegante, estremamente vero, quasi bruciante per chi ha vissuto le stesse insicurezze e paure nel rapporto con l’altro.
River’s Edge è una storia di segreti, di ricerca dell’identità e di un bisogno disperato di connessione. I suoi protagonisti sono profondamente soli, pur vivendo immersi nella società, tra programmi televisivi e pubblicità che scandiscono le loro giornate. Colpisce quanto ogni ragazza e ragazzo organizzi la propria vita attorno agli orari della TV, segno di una pressione sociale costante e pervasiva.
È proprio negli spazi marginali, nei luoghi meno illuminati della periferia, che emergono le verità più profonde. Lì si nascondono i misteri, si rivelano le vere nature e diventa possibile creare legami autentici, anche condividendo qualcosa di indicibile.
Questo manga è eccezionale anche per il suo disegno, che rifiuta la verosimiglianza per adottare uno stile nervoso e scattoso, perfettamente in sintonia con il caos emotivo dell’adolescenza. Uno dei migliori manga che probabilmente ancora non conoscete. E forse proprio per questo, uno di quelli che vi resterà più addosso. Perché, come scrive Lorena Spampinato nel bellissimo Cade la notte: “Forse non ci separiamo mai davvero dal corpo adolescente che abbiamo abitato”.