Solo qualche anno fa, sarebbe esplosa una polemica gigantesca. I complottisti, tipo quelli che pensavano che la Terra fosse piatta, avrebbero twittato a nastro che fosse stata sostuita da una replicante scelta dai Rettiliani, dai poteri forti, dal nonno di Heidi. Non il massimo, ma comunque meglio di oggi: significa che allora, se non altro, eravamo in grado di notare quello che ci passa davanti agli occhi e di cercare spiegazioni. A prescindere dalle fantascientifiche soluzioni. Oggi invece, molto banalmente, non pensiamo nemmeno più. Per cui quando una Arisa totalmente trasfigurata sfila sul carpet degli ultimi, catastrofici 'David di Donatello', sui social fioccano quasi solo complimenti, amplificati dai media che tessono le lodi della nuova fisicità della cantante: "una dea", "in splendida forma", "bellissima". Già a Sanremo Rosalba Pippa, questo il suo nome all'anagrafe, era apparsa diversa, aveva di certo perso qualche chilo. Ora, però, e sono passati due mesi appena, è già la metà della donna, magra, che si è esibita sul palco dell'Ariston con 'Magica Favola'. E questa no, non è proprio per niente una 'Magica Favola'. Perché nessuno lo dice? Colpa della body positivity. Bolla scoppiatissima, ma la sua retorica annebbia ancora i nostri pensieri: "Non si parla dei corpi altrui" resta l'unica eredità di quel trend su cui in troppi hanno mangiato: sono partite perfino carriere grazie alla stazza e ben poco di più, così voleva il 'trend'. E ora, quando sui carpet internazionali deambulano scheletri vestiti griffatissimi, pare brutto preoccuparci e soprattutto dirlo. Sarebbe da hater, da leoni da tastiera, da gente gretta e maleducata. Se tale è il discrimine, qui per ricordare come e perché certe volte sia estremamente necessario, quando non proprio urgente, essere 'maleducati'.
Ora, il modo in cui Arisa sia arrivata a questo 'risultato' non ci importa. E nemmeno le motivazioni. Sono, giustamente, affari suoi. Ma le parole restano importanti e quelle scelte per definire la sua forma fisica dai fan come, ed è peggio, dalla stampa, sono fuori da ogni grazia - nonché realtà fattuale. Il dimagrimento qui è rapidissimo e sembra non accennare a fermarsi. È verissimo che la cantante sia sempre stata molto trasformista in carriera, fin dagli esordi con 'Sincerità', quando portava caschetto e occhialoni buffi a coprirle il viso. Poi ha attraversato diverse fasi camaleontiche, rinnovandosi a seconda dei progetti in cui si impegnava, dalla musica alla tv. Capelli corti poi extension sfrenate, curve più generose, versione educanda, cartoon, perfino panterona. L'abbiamo vista indossare e incarnare molteplici look, in continua metamorfosi artistica. E fino a qui, nessun problema. Anzi.
Il problema arriva adesso, però, mentre si mostra sempre più magra tra le ovazioni generali, i cori d'Alleluja delle lampadine. Perché ciò che abbiamo davanti agli occhi è preoccupante, non pare manco più lei. E se fosse un caso isolato, spaventerebbe di meno, certo. Purtroppo, oramai da qualche anno, negli Stati Uniti sfilano scheletri come se non più che negli anni Novanta. Tutte famose, 'bellissime', 'eleganti' e, alla fine ma pure all'inizio dei conti, quattr'ossa. Le maggiori celebrity hollywoodiane, ma pure quelle che aspirano a diventarlo, fanno l'impossibile per sembrare il più cadaveriche possibile. Sottoponendosi perfino a un intervento per togliersi chirurgicamente le guance (?!), la bichectomia. Sappiamo benissimo che, poi, quando una 'moda' nasce e corre negli States, arriva puntuale anche qui da noi. Non importa quanto sia stupida o pericolosa, nel nostro vocabolario è purtroppo scomparso il termine 'americanata', quindi qualunque trend, idiota e pericoloso per la salute o no, diventa presto 'must have' nel resto del mondo. Spero di non dovermi dilungare sulle motivazioni per cui le ossa esposte non possano esserlo. Non possano davvero tornare 'aspirazionali'. Sempre ammesso e non concesso che non lo siano sempre state. Con buona pace della body positivity.
Da Kelly Osbourne a Demi Moore, ci stanno scomparendo tutte davanti agli occhi. E, invece di destare preoccupazione, questi 'cambiamenti' trovano sempre giustificazione agli occhi del pubblico: "Non sappiamo cosa ci sia dietro", "A lei è morto il papà, starà soffrendo", "Magari si vede meglio così" e compagnia. A prescindere dai problemi personali di ognuna, che ovviamente non ci riguardano, è impossibile non notare che, per una ragione o per l'altra, si stiano trasformando in cadaveri ambulanti, tranne rarissime eccezioni. Questo non è sano, come non hanno senso i flash dei fotografi, l'esaltazione dell'ipermagrezza in qualità di sinonimo di 'bellezza', 'successo', 'eleganza'. Lo ripetiamo: non può diventare aspirazionale. Da Zendaya ('Euphoria') ad Ariana Grande ('Wicked') passando per Lily Collins ('Emily in Paris', ogni teen idol sfida le leggi della fisica per stare in piedi, appare sempre più magra, emaciata. E acclamata.
Nessuno, nemmeno i media, si pone il minimo problema di fronte a cotanto cimitero. Perché, dopo qualche anno di 'body positivity', è stato stabilito anzi tatuato nella mente di ognuno di noi il dogma 'Non si parla dei corpi altrui' e allora tocca tacere per non 'ferire'. Nella vita di tutti giorni può anche essere buona norma, ma quando uno 'standard' estetico malsano diviene tanto sfacciato e capillare, tacere è esserne complici. Sappiamo benissimo che le immagini dei ricchi e famosi, i loro corpi, influenzano le persone che ricche e famose non sono. Molte vogliono essere 'come loro': apprezzate, vincenti, 'bellissime'. E se gli stessi media non indicano la problematicità dell'ipermagrezza oramai generalizzata, succede questo: viene normalizzata. Lo ribadiamo: siamo nella stessa situazione degli anni Novanta, quando le modelle sfilavano pesando 30 chili bagnate. In realtà, il 'trend' non è mai cambiato per davvero, la moda vi ha solo dato degli sporadici contentini piazzando qualche ventenne sopra il quintale in passerella. Un paio di volte l'anno. O in #adv. Così da dimostrarsi inclusiva e 'dimostrarci' che siamo tutte belle così come siamo. Non importa, poi, se superare il quintale in giovanissima età sia comunque una condizione clinica, l'obesità, tanto quanto ridursi a 30 kg (anoressia). La body positivity sarà stata utilissima a vendere qualche maglietta in più, per il tempo che è durato il trend: a furia di smerciare solo taglie (XXXS), ne siamo certi, restavano troppi fondi di magazzino, invenduti. Ma poi, oggi, ci ritroviamo ancora qui: ci vogliono vampiri, dobbiamo desiderare d'essere scheletriche, se vogliamo risultare attraenti, di successo, apprezzate. Insomma, 'così come siamo', sì, ma 'meglio'.
Vedete, il problema sta proprio qui: mentre queste povere creature senza peso sfilano, i media continuano a marciare sull'invadenza dei fan che s'arrischiano a 'commentarne' il corpo. Il messaggio è uno e uno soltanto: non si fa, non si dice, vorrete mica passare per cafoni? E allora, inevitabilmente, quando ci troviamo di fronte all'ennesima, tante volte improvvisa, silfide, siamo indotti a farle solo complimenti, in un certo senso incapaci di guardare la realtà a causa del filtro della retorica 'buonista'. Ma non c'è niente di 'buono' in ciò che vediamo: pure fossero 'solo' disturbi alimentari, come nel caso di Lily Collins che almeno ha dichiarato d'averne sofferto, allora significherebbe che ne soffrono tutte. E questo non sarebbe comunque spaventoso? Quantomeno molto molto molto problematico?
In America l'Ozempic, farmaco per il diabete dalle proprietà anoresizzanti, va via come il pane. Lo assumono perfino le furono ambassador della 'body positivity' come la cantante Lizzo, oggi dimagritissima e arrivata a vandalizzare, in un reel Instagram, il cartonato della sua 'vecchia' immagine, quella di un corpo 'non conforme' (vale a dire obeso) di cui tanto si proclamava fiera quando cercava il proprio spazio nel mercato discografico mondiale. E parliamo di cinque anni fa, non certo due secoli. 'Bye bitch' scrive con la bomboletta spray, ridendo compiaciuta.
La panoramica oltreoceano si è resa necessaria per dimostrare che qui nessuno ce l'ha con Arisa in sé. Ma è davvero surreale notare come i 'corpi altrui', almeno quelli dei famosi, oggi non siano nemmeno rilevati. Anzi, è la stessa stampa a miracolarli, comunque siano, nonostante una perdita di peso, di apparizione in apparizione, sempre più preoccupante. Possibile che nessuno noti niente? Di certo non se ne accorge il pubblico che, sui social, ingaggia battaglie lontanissime dal punto: Rosalba Pippa starà 'copiando' Elodie o Annalisa con questa svolta 'sexy'? I rispettivi fandom delle altre due artiste, ignorando in toto che Arisa si sia già mostrato super panterona in passato, si scannano per avere ragione. Mentre, in generale, chi supporta la cantante cresciuta nella provincia di Potenza, le fa i complimenti per la 'forma fisica' raggiunta, con ogni augurio che il nuovo singolo 'Rugiada', non floppi. Zero preoccupazione, a parte qualche malalingua che sospetta stia facendo (ab)uso di Ozempic. Ipotesi del tutto irrilevante qui, non dovrebbe interessare a un'anima come tale metamorfosi sia avvenuta. Il problema è l'immagine, la rappresentazione di un corpo sempre più emaciato, ma 'di successo'. Considerare sano e bello, anzi vero e proprio traguardo, un dimagrimento così impressionante e rapido. Ma non certo indolore.
La stessa Arisa ha postato nel feed Instagram una serie di foto con lungo soliloquio, invitando tutti a non commentare il fisico degli altri, compreso ovviamente il proprio. Auspichiamo ogni fortuna per lei, tra le voci più incredibili che abbiamo in Italia. Ma tacere non è una strada percorribile. Anzi, è già gravissimo che tutti sentano di non poter dire alcunché, coadiuvati dalla stessa comunicazione social della cantante, per timore di offendere, di mancare di rispetto, di sembrare maleducati in pubblica piazza. Se questa dovesse mai essere mai 'maleducazione', abbiamo da ricordarvi quanto sia necessaria praticarla senza indugio di fronte a ciò. Preoccuparsi non significa offendere, naturalmente. L'iper-magrezza non può diventare, così sfacciata e generalizzata poi, trend, 'moda'. Per quanto non abbia mai smesso d'esserlo, con buona pace dei tanto impegnati belati della body positivity, lo scenario che abbiamo davanti agli occhi è, nel complesso, preoccupante assai, per non dire già grave. Non va tenuto sotto silenzio perché, ovvio, non può avere conseguenze positive. La prima di queste, già evidentemente in atto in tutto il mondo, è sentirsi in colpa a commentare, ma pure solo a pensare, che una persona celebre stia dimagrendo troppo tra gli applausi d'incoraggiamento da parte di tutti. Scomparire non significa essere belle. Anche di 'buonismo' a vanvera si muore.