In Italia se n’è parlato poco. Giusto il tempo di farci sapere che Giorgia Meloni era volata in Armenia e che sarebbe tornata presto. L’ottavo vertice della Comunità politica europea (Cpe), il summit semestrale di 44 Paesi europei lanciato dal presidente francese Emmanuel Macron nel 2022 in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, è stato però qualcosa di più delle solite passerelle di leader europei a cui spesso assistiamo. Il primo motivo è la location dell’evento: Yerevan, la capitale dell’Armenia. Per la prima volta, infatti, un Paese del sud-Caucaso ha ospitato la Cpe. E non è un Paese qualunque: l’Armenia è sempre più interessata all’Unione europea. E in un periodo in cui il nostro principale alleato, gli Stati Uniti, continua a massacrarci con dazi e minacce, ogni nuovo alleato è interessante. Tanto più se fino a poco tempo fa questo nuovo amico era molto più legato alla Russia di Vladimir Putin.
“Non si è trattato solo di un evento simbolico”, ci spiega Florent Marciacq, ricercatore al French Institute of International Relations. “Il vertice Cpe è stato immediatamente seguito dal primo vertice in assoluto UE-Armenia, dal lancio del partenariato UE-Armenia per la connettività, dai progressi in materia di liberalizzazione dei visti e dal rafforzamento della cooperazione dell’UE con l’Armenia in materia di sicurezza”. Un altro risultato importante, che Marciacq sottolinea, è stato la prosecuzione del percorso di pace tra Armenia e Azerbaigian. “Sebbene il presidente azero Aliyev abbia partecipato a distanza, il vertice ha mantenuto il processo di pace visibilmente all’ordine del giorno europeo e ha rafforzato l’idea che il Caucaso meridionale stia diventando parte dello spazio strategico più ampio dell’Europa”. Qualcuno a questo punto potrebbe infatti chiedersi cosa interessi agli italiani della pace tra Armenia e Azerbaijan. Per capirlo basti sapere che oggi gli azeri sono il nostro secondo partner nell’export di gas. Insomma, in un periodo di Stretto di Hormuz chiuso e rubinetti russi bloccati, meglio tenersi stretta la stabilità azera.
Sempre a proposito di nuovi amici la Cpe di Yerevan verrà ricordata anche come la prima a vedere la partecipazione di un premier canadese. Mark Carney è infatti volato dal Canada per essere presente in qualità di “ospite”. “Un forte segnale per dimostrare l’interesse canadese verso la collaborazione con l’Europa”, secondo Marciacq a cui non è però sfuggita un’assenza pesante. Per un premier canadese presente, c’è stato infatti, per la prima volta, un primo ministro tedesco assente. Friedrich Merz non era infatti a Yerevan. Perché? “L’assenza di Merz riflette il peso crescente delle pressioni politiche interne. Berlino è sempre più assorbita dai dibattiti interni sulle riforme economiche e istituzionali, dalla continua ascesa dell’AfD e dalla delicatezza politica che circonda le imminenti elezioni regionali in due Länder”, spiega Marciacq che comunque traccia un bilancio positivo: “La presenza di Carney ha rafforzato la Cpe più di quanto l’assenza di Merz l’abbia indebolita”. E la “nostra” Meloni invece? Anche lei ha avuto un occhio di riguardo alle sue pressioni interne. Mentre da destra Vannacci la incalza sempre di più sul tema migrazione, lei ha colto l’occasione di Yerevan per presentare insieme al premier britannico Keir Starmer una dichiarazione congiunta per il contrasto alla migrazione legale. Il testo è stato firmato da 33 Paesi.
“Questa notizia è positiva per la Cpe. Dimostra che questo format sta gradualmente diventando una piattaforma non solo per il coordinamento geopolitico, ma anche per le risposte collettive alle sfide transfrontaliere in materia di sicurezza” spiega Marciacq che comunque mette in guardia da toni eccessivamente trionfalistici sulla dichiarazione dei migranti e più in generale sui risultati della Cpe. “Nonostante un bilancio positivo, questo formato rimane estremamente efficace per il coordinamento politico, ma risulta meno efficace quando si tratta di attuazione e di decisioni vincolanti. La vera sfida ora è capire se lo slancio politico generato a Yerevan potrà tradursi in un seguito concreto, in particolare per quanto riguarda i progetti di connettività, le riforme in materia di visti, la cooperazione in materia di sicurezza e il processo di pace tra Armenia e Azerbaijan. Insomma serviranno” . Ci si rivede tra sei mesi. Proxima estacion: Dublino.