Quella di ieri venerdì 8 maggio è una giornata storica per il tifo laziale. Il calcio, però, non c’entra nulla. La storia è stata fatta alla Corte d’Appello di Roma: i sei ultras della curva Nord, membri del gruppo degli Irriducibili (guidato in passato da Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik), sono stati assolti dall’accusa di aver forzato la vendita della Lazio minacciando il presidente Claudio Lotito. I fatti risalgono al 2005, quando Yuri Alviti, Fabrizio Toffolo, Paolo Arcivieri, Guidocarlo Di Cosimo, Giuseppe Bellantonio e Fabrizio Di Marziantonio avrebbero intimidito e fatto pressioni su Lotito per costringerlo a lasciare il club per sostituirlo con Giorgio Chinaglia, ex calciatore e gradito all’ambiente biancoceleste, imputato ma deceduto nel 2012. Ma “i fatti non sussistono”. Dunque assoluzione. L’avvocato Fabrizio Gallo, difensore di Toffolo, ha dichiarato che se “fossero state lette le intercettazioni di Claudio Lotito, il processo contro gli irriducibili non si sarebbe neanche dovuto iniziare”. L’ipotesi della “scalata”, quindi, non ha riscontri. La Brigata Lazio esulta sui social: “Oggi ha vinto il bene sul male e giustizia è stata fatta! L’ennesima conferma del fatto che si sta portando avanti una battaglia giusta!”
Il procedimento vedeva coinvolto anche Fabrizio “Diabolik” Piscitelli, ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti. Il killer del capo degli Irriducibili, però, non è ancora stato identificato. In primo grado era stato riconosciuto colpevole Raul Esteban Calderon, assolto anche lui ieri 7 maggio per non aver commesso il fatto. Gli ultras degli Irriducibili della curva Nord non avrebbero quindi esercitato nessuna pressione illecita su Lotito. Nei mesi scorsi erano circolate notizie sulla presunta “ombra” dei clan e degli eredi di Diabolik dietro alla movimentazione del tifo organizzato biancoceleste, protagonista di una stagione fatta di scioperi, boicottaggi dello Stadio Olimpico e manifestazioni a Ponte Milvio. Sei ultras tutti assolti: “il fatto non sussiste”.