Francesca Fagnani a Belve Crime ha tirato fuori una grande esclusiva intervistando Roberto Savi, “il killer della Uno Bianca”. Era la prima volta che il leader della banda accusata di 23 omicidi e circa 100 ferimenti parlava fuori dalle aule dei Tribunali. Ma l’altra bomba riguarda il mondo ultras criminale romano: in studio era presente Rina Bussone, ex criminale, rapinatrice (“la migliore di Roma”), collaboratrice di giustizia (ritenuta solo in parte credibile) ed ex compagna di Raul Calderon, l’uomo condannato in primo grado come responsabile dell’assassinio di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli, narcos e capo della curva Nord laziale. A processo, Bussone ha indicato Leandro Bennato, “il Biondo”, uomo ritenuto vicino a Michele Senese, “O Pazz”, boss del clan che controlla la Capitale, come il mandante dell’omicidio, pagato, secondo la ricostruzione della donna, 100mila euro. “Piscitelli? Sapevo chi era ma non l’ho mai conosciuto”. Un’intervista di cui Calderon non sarebbe stato informato e che va a fondo in questa storia. “Io e Raul siamo stati complici in tutto, facevamo tutto insieme”, “ci siamo tatuati i nostri occhi, io sulla mia spalla e lui sulla sua, proprio perché simboleggiava che noi ci guardavamo sempre le spalle”, ha raccontato. Il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti il killer di Diabolik raggiunge il capo ultrà alle spalle, freddandolo con un proiettile alla nuca. Calderon avrebbe poi confessato di essere l’autore dell’omicidio proprio a Bussone, di aver sparato con una 9x21. Quel giorno, chiede Fagnani, “lei continua a passare il pomeriggio con lui, come se niente fosse?”. E Bussone: “Il danno era stato fatto, non potevo tornare indietro, tanto valeva andare avanti”. Probabilmente non è l’unica vicenda di cui la collaboratrice è a conoscenza, “ho condiviso tantissimi anni con Raul, quindi…”.
Fare rapine era considerato un lavoro vero, “avevo sangue freddo”, il suo colpo più grosso, alla gioielleria di via Mangiucca, le vale 180mila euro (mai divisi con Calderon e Bennato) e la pistola 9x21 con cui il suo compagno ucciderà Diabolik. “Ho fatto la gavetta”, poi è arrivata a essere la più brava, la più strategica, attenta a tutto, usava l’Attac su i palmi delle mani per evitare di lasciare impronte. La vita criminale comincia prestissimo, a 12-13 anni, ha un’infanzia “altalenante”, ammette di averla “sempre odiata” quella parte della sua vita, perde il padre a 4 anni “credo per un infarto” e per il resto le manca l’affetto che invece vedeva nelle altre famiglie. Una vita fatta di eccessi “in tutto”, proseguiti nel legame con Calderon (anche nell’intimità). Dalla loro relazione nasce pure una figlia, “battezzata” dal boss Bennato; una bambina che quando crescerà “sarà il mio peggior giudice, è giusto così no?”.
“Hanno colpito”: questo il primo pensiero di Bussone alla notizia dell’omicidio di Piscitelli. Ma chi? “Ho pensato subito a Raul e Leo (Bennato, ndr)”. Lei ama le armi, “le mie bambine, le tenevo per bene, sempre curate e pulite”. Il 7 agosto, però, quelle “bambine” sarebbero sparite, “non c’erano più”. L’ipotesi è che Calderon abbia usato proprio una di quelle armi per uccidere Diabolik. Viene arrestata il 22 agosto e lì “finisce tutto”: “Ho sognato mia figlia che mi chiamava”. Ha paura oggi Rina Bussone? “Con questi personaggi tu puoi prendere tutte le precauzioni che vuoi, ma se decidono che quel giorno devi morire, muori”, “non vivo nella paura perché so che può succedere, ma comunque me l’aspetto. Non abbasso mai la guardia”. Gli occhi ce li ha tatuati sulle spalle. Oggi, però, si può fidare solo dei suoi.