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19 aprile 2026

Il mondo criminale di Roma, tra ultras e narcos, minaccia il giornalista Nello Trocchia: “Ce sentimo presto, infame”, “Lo sai che mori”. I messaggi degli eredi di Diabolik e dei clan

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

19 aprile 2026

La Dda di Roma ha aperto un’indagine per le minacce ricevute da Nello Trocchia. Via social, ma non solo, membri del mondo criminale romano, dei clan attivi nella Capitale e nel mondo ultras in passato guidato da Fabrizio “Diabolik” Piscitelli hanno mandato messaggi intimidatori al giornalista di Domani: “Ce sentimo presto, infame”, “Giornalista terrorista. Tanto sai chi so, ognuno si sceglie il suo destino”. E dai colleghi (ma non solo) deve arrivare una sola cosa: solidarietà

Foto: Ig Nello Trocchia

Il mondo criminale di Roma, tra ultras e narcos, minaccia il giornalista Nello Trocchia: “Ce sentimo presto, infame”, “Lo sai che mori”. I messaggi degli eredi di Diabolik e dei clan

Nello Trocchia, giornalista d’inchiesta di Domani e autore del libro Invincibili, è stato minacciato da esponenti del mondo criminale tomano, riconducibili al mondo ultras della Lazio e a Fabrizio Piscitelli, Diabolik, il capo della curva Nord ucciso nel 2019 in un agguato al Parco degli Acquedotti a Roma. “Tu lo sai che mori”, “Ce sentimo presto, infame”. Questi alcuni dei messaggi ricevuti da Trocchia. Qualcuno scrive anche sotto a un vecchio un vecchio post in cui il tema era proprio Diabolik Piscitelli. La situazione è seria e la Direzione distrettuale antimafia ha aperto un fascicolo. Tra gli uomini che hanno cercato di intimidire il cronista di Domani, anche Walter Domizi, “Gattino”, esponente di spicco della malavita della Capitale, narcos e zio di Leandro Bennato, boss condannato un mese fa al regime di 41 bis. Domizi scrive su Facebook a Trocchia sotto a un post, commentando l’ultimo libro del giornalista, Invincibili. La mafia albanese da Roma alla conquista del mondo: “Sarà anche un grande giornalista, ma racconta follie senza riscontro”. Era il 4 settembre. E sempre il 4 settembre anche Alessandro Presta, nipote del boss Sandro Guarnera, ritenuto vicino al clan dei Casalesi, manda un messaggio minatorio a Trocchia: “Giornalista terrorista. Tanto sai chi so, ognuno si sceglie il suo destino”. Presta è stato arrestato nel 2015 per droga ma i suoi legami riconducono fino alla testa del mondo di sotto romano che unisce criminali albanesi e ultras. È il mondo che tocca anche la Bisteccheria d’Italia e il clan Senese, il più potente di Roma.

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Presta e Domizi, ma pure Kevin Di Napoli, ex pugile arrestato nel 2019 in quanto ritenuto un membro della squadra di picchiatori di Diabolik. Di Napoli è finito in mezzo (e condannato, seppur non in maniera definitiva) nel processo “Grande raccordo criminale”. “Amen”, commenta il picchiatore sotto a un post di Dillingernews in cui si parlava di Nello Trocchia. Il giornalista in seguito a questa serie di messaggi ha scelto di denunciare. Trocchia è dal 2015 sotto vigilanza e la pericolosità degli autori delle minacce ha reso necessaria l’apertura del fascicolo da parte della Dda e del pm Francesco Cascini. Il mondo criminale minaccia e manda messaggi. Dal mondo giornalistico deve venire solo una cosa: solidarietà.

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