È ricominciato il processo Boiocchi; il processo che racconta l'ascesa a Milano di un gruppo criminale violento e organizzato. Attraverso l'omicidio di Vittorio Boiocchi, fondatore dei Boys San e capo ultrà dell'Inter, quel gruppo si è preso la curva Nord e ha partorito al suo interno un altro omicidio, due anni dopo, quello di Antonio Bellocco, componente di una delle famiglie più blasonate dell’ndrangheta. La presidente è Antonella Bertoja, nelle prime file della Corte d’Assise del Tribunale di Milano ci sono gli avvocati dei presunti colpevoli: Marco Ferdico sarebbe stata la mente, Daniel D’Alessandro “Bellebuono” e Pietro Andrea Simoncini gli esecutori. Gianfranco Ferdico, invece, che ruolo ha avuto lo stabilirà questo processo. Poi, dietro i legali, la famiglia Boiocchi: due delle figlie, la moglie Gianna Pisu, accanto a lei l'avvocata Miriam D'Alessandro, poi nel pomeriggio arriva anche l’avvocato Ventura. Dall'altra parte anche l'avvocato Fiormonti del pentito Andrea Beretta, colui che ha voluto l'omicidio. Tra gli spettatori i compagni e amici delle Boiocchi: jeans, maglietta a maniche corte, due hanno occhiali da sole, uno no; tatuati, orologio al polso, scarpe bianche.
Collegati dai vari carceri ci sono loro: i protagonisti. Tutti tranne Mauro Nepi a cui è stato concesso il rito abbreviato perché i pm hanno escluso l’aggravante della premeditazione, e quindi non farà parte di questo procedimento. Beretta non si fa vedere in faccia, è di spalle. Dà la nuca alla telecamera che lo riprende in un carcere del centro Italia: il collo spesso da picchiatore di due metri in una postura che ha l’aria del pentimento. E lui pentito lo è davvero. Se non fosse per le sue dichiarazioni non ci sarebbe questo processo. Ha i gomiti sul tavolo e le mani giunte, quasi in preghiera. Nella vita è fedele a Padre Pio, va anche a Pietrelcina per rendere omaggio al santo: c’è stato dopo l’omicidio di Dede Belardinelli e dopo l’omicidio Boiocchi. Ferdico sembra in un banchetto di scuola, è rivolto verso la telecamera, spavaldo, poi si protende mentre l’ispettore della Mobile Vangi descrive il profilo criminale di Bellocco; parla con qualcuno, si alza e si agita quando, nel corso della testimonianza, c’è qualcosa che lo riguarda. Ferdico jr era già in carcere quando è stato raggiunto da un’altra ordinanza nella quale compare come narcos e pusher di fiducia delle famiglie Emanuele e Idà di Soriano. Era lui, stando a quanto emerge dalle indagini, a fare da riferimento per le ‘ndrine nel Nord Italia. Lo chiamavano “il calciatore” o “Juventus” e in diverse intercettazioni si capisce che l’ultrà era capace di muovere chili di stupefacenti, soprattutto hashish e marijuana.
Bellebuono in tuta, taglio da mohicano, dimagrito, seduto su una sedia come uno studente di un istituto tecnico ad ascoltare la lezione noiosa dei professori. Gianfranco Ferdico è praticamente immobile, quasi fosse in una caserma a presentare una denuncia, in attesa di un ispettore in ritardo con le gambe accavallate e le braccia conserte. Simoncini troppo lontano dalla camera, in fondo a una stanza, piccolino, pare indifeso, degna rappresentazione del ruolo che emerge dalle carte in questa vicenda: un uomo con poca personalità che accetta di diventare un killer quando il marito della figlia Aurora, Ferdico, glielo propone. Lo fa perché ha bisogno di soldi. Carlo Vangi, ispettore superiore della Mobile, è il primo dei tre testi, gli altri due sono un amico dei Ferdico che ha tenuto qualche giorno la moto e il tassista che li ha accompagnati a San Siro il giorno dell’omicidio. Vangi espone il contesto dell’omicidio Boiocchi e appena pronuncia il nome dello Zio una delle figlie di Boiocchi fa un respiro profondo. L’altra agita le due Puma beige ai piedi e le gambe nei pantaloni marroni quando la giudice Bertoja fa il nome di Beretta e degli altri assassini.
Gianna è gobba su di sé, le spalle chiuse, un maglioncino grigio, i capelli diradati. Si mette gli occhiali, trema e piange quando Vangi descrive dove è stato colpito Boiocchi. Vengono esplosi cinque proiettili, di cui due vanno a segno: uno entra dal collo e si ferma sotto al braccio destro. L’altro entra nel torace, lato destro, e passa cassa toracica, cuore, polmoni, fino all’ascella sinistra. Piange pure una delle figlie: lei gli occhiali (da vista) se li toglie per asciugarsi le lacrime. Boiocchi è stato ucciso il 29 ottobre 2022. Un delitto rimasto irrisolto fino alla confessione di Beretta, due anni dopo. La questione è: come è possibile che quest’omicidio non abbia avuto un colpevole per così tanto tempo? È la prima cosa che la stessa giudice con altre parole chiede: quali sono le notizie emerse nell'immediato, dopo il 29 ottobre? Vangi, occhialino rosso camicia a righe e cardigan, ricorda che Beretta era stato sentito già il 31 ottobre e già in quell’interrogatorio erano emersi i moventi. Una questione di soldi e di paura: Beretta temeva che qualcuno reclutato da Boiocchi lo tirasse perché teneva per sé la parte di guadagni del merchandising che spettava allo Zio. Perché allora non è andata avanti l'indagine su questa pista? Perché non sono stati sentiti gli uomini a lui vicini (che erano appunto Marco Ferdico e Mauro Nepi), perché non sono stati messi sotto torchio? Ci vogliono due giorni per rintracciare Beretta, eppure gli investigatori conoscevano molto bene i suoi movimenti. Beretta sapeva di essere controllato e infatti aveva messo il cellulare nel microonde. Quando viene detta questa cosa le figlie di Boiocchi si guardano tra di loro e scuotono la testa.
In aula ci sono delle tensioni: quando si parla più dell’omicidio Bellocco che del caso Boiocchi (Mirko Perlino si alza in piedi dall’agitazione), quando l’avvocato Cappetta, in un fittato completo blu elettrico, e il pm Amendola litigano per il modo di porre le domande del legale e quando si parla della posizione di Gianfranco Ferdico. Bellebuono si agita sulla sedia appena sente dire all’ispettore Vangi che dopo l’omicidio Bellocco i Ferdico lo vanno a cercare: lui è coinvolto in entrambi i fatti, nel primo come killer nel secondo come colui che ha armato il braccio di Beretta rivelandogli del piano ai suoi danni. Resta in maniche corte alla ripresa dopo la pausa.
Ma ci sono alcune domande da farsi. La prima l’abbiamo già posta: perché dopo la morte di Boiocchi non è stata seguita la pista che portava a Beretta e ai suoi comagni di curva? Le altre: è mai possibile che Ferdico, con tutto quel che è emerso nelle ultime inchieste in Calabria e il suo ruolo nel narcotraffico a Milano come uomo delle ‘ndrine (e quindi conoscendo bene le dinamiche), vada a prendere Pietro Andrea Simoncini e non ne parli con le famiglie? O è lui che convince le famiglie che l'uomo giusto sia Simoncini, risolvendo così anche un po' i problemi economici del padre di sua moglie? E ancora: l'omicidio è stato fatto o no con l'accordo di un gruppo criminale riconducibile alle famiglie degli Emanuele e degli Idà? Giuseppe Idà, l’uomo che presenta Bellocco a Ferdico, stando a quanto dichiarato da Marco, sale a Milano a fine settembre: un mese dopo viene ucciso Boiocchi. Un caso? A Milano si dice che lo stesso Totò Bellocco si vantasse di esserci stato lui dietro l'omicidio: “Boiocchi l'ho fatto io”. Tra l’altro, anche la famiglia Simoncini è stata accostata nel corso del tempo agli Emanuele: la zia di Aurora era moglie di Antonino Zupo, ucciso il 22 settembre 2012 e ritenuto vicino al capo della ‘ndrina di Gerocarne, Bruno Emanuele. La ex moglie di Pietro Andrea, invece, è stata indagata per favoreggiamento della latitanza del boss e ha patteggiato nel 2008 per favoreggiamento personale. E infine: chi c’era dietro gli Irriducibili della curva Nord? Il gruppo già beneficiava della protezione delle famiglie, dice una fonte. Bellocco sa che Mimmo Bosa e i suoi hanno le spalle coperte, in una chat del 14 settembre 2023 dice che a loro si sono avvicinate “187 famiglie”, con i “Santi Luca” e “Santo Stefano”, l'altro nome che viene fatto in aula è quello dei Morabito. Di fatto, ancora oggi, però, gli Irriducibili restano fuori dalla curva Nord. Era balenata la possibilità di un rientro, ma poi si è spenta anche quella. E quando abbiamo chiesto a uno dei loro capi il perché, ha aperto le braccia rispondendo con un vago: “Motivi... Vari motivi…”.