Due storie parallele, quelle di Marco Ferdico e Luca Lucci. Linee che però diventano tangenti in un punto: San Siro. Uno era nel triumvirato insieme ad Andrea Beretta e Antonio Bellocco in curva Nord, l’altro era il dominatore indiscusso della Sud. Capi ultras di Inter e Milan. Hanno portato avanti il “patto di non belligeranza” che da decenni regola i rapporti tra le due tifoserie organizzate: una pace in nome del bene della città e dell’autonomia. Sono tatuati, hanno carisma, Ferdico è arrivato ai vertici tardi rispetto a Lucci, che si è fatto tutta la gavetta da ultrà fin da quando era giovane e sopra di lui aveva Giancarlo “Sandokan” Lombardi e Giancarlo Capelli, "Il Barone". Ha vissuto le stagioni dei vari direttivi fino ad arrivare al vertice. Da San Siro al Tribunale: entrambi sono stati condannati in primo grado nell’inchiesta Doppia Curva. Sono ritenuti figure apicali delle due associazioni a delinquere presenti sui due versanti del Meazza. Ferdico e Lucci condividono una colpa, seppur di diversa misura (8 anni l’interista, 10 il rossonero). Marco è imputato anche nel procedimento, ricominciato proprio in questi giorni, per l’omicidio di Vittorio Boiocchi. Ferdico ha ammesso di aver spalleggiato Beretta nel fare l’azione e di essersi occupato anche di questioni operative. È lui ad occuparsi dei sopralluoghi, di organizzare l’arrivo in moto e poi la strategia per disfarsi del mezzo. Ha i contatti per far sparire il Gilera, cioè dei bulgari che dovranno aspettare il ritorno dei due killer, Pietro Andrea Simoncini e Daniel D’Alessandro. Anche Lucci, sempre secondo l’accusa, ha un tentato omicidio sulla coscienza, quello di Enzo Anghinelli, raggiunto da cinque colpi di pistola in centro a Milano. L’autore è ritenuto essere Daniele Cataldo, fedelissimo di Lucci.
“Belvaitalia” era il nickname che Lucci utilizzava quando metteva la maschera del narcotrafficante. È arrivata un’altra condanna pesante a 18 anni e 8 mesi per il Toro, accusato di essere parte di un’organizzazione finalizzata allo spaccio che importava grosse quantità di droga da Spagna e Marocco. Delle sue capacità come narcos, per dire la verità, si era già fatto cenno nelle carte dell’ordinanza dell’indagine Doppia Curva. Di lui parlano i suoi compagni di business come il “numero uno” quando si tratta di fumo. Muoveva tonnellate con doppi fondi nei tir, parlando su telefoni criptati. Un impero. Nella stessa sequenza di condanne per narcotraffico è finito anche Daniele Cataldo: per lui la gup Giulia Masci ha stabilito una pena di 8 anni e 10 mesi. Ferdico condivide un destino simile dal punto di vista penale, seppur in un contesto se possibile ancora più grave: Marco è tra le 54 persone arrestate nella maxi-operazione della Dda di Catanzaro che ha colpito duramente un’organizzazione dedita a una serie di reati anche violenti. Un sistema, secondo gli inquirenti, riconducibile alla ‘ndrangheta. Tra i reati contestati c’è naturalmente anche la droga ed è qui che si parla di Ferdico: lui frequenta la Calabria, scende a Soriano per giocare a calcio, lì conosce Aurora Simoncini e suo padre, Pietro Andrea, uno dei due esecutori dell’omicidio Boiocchi; in quel periodo, probabilmente, entra in contatto con alcuni personaggi riapparsi anche nelle carte dell’inchiesta Doppia Curva. Emanuele, Idà: sono nomi che ritornano più volte in quelle carte. Ferdico era chiamato “il calciatore”, per gli investigatori era il ponte che collegava la Calabria a Milano. È Ferdico il “pusher di riferimento” al Nord.
Anche dietro la curva Sud del Milan, però, si aggiravano figure con un curriculum criminale notevole (ricordiamo che nel processo Doppia Curva l’aggravante mafiosa è stata applicata solo alla Nord dell’Inter). Giuseppe Calabrò, U Dutturicchiu, è l’eminenza grigia che parla un po’ con tutti, sia con Totò Bellocco che con Pino Caminiti, ras dei parcheggi di San Siro. Colto a colloquio con Mimmo Vottari, rivale di Lucci per il dominio in curva Sud, riesce ad arginare le mire del capo ultrà dei Black Devil perché c’è già qualcun altro. Vottari dice: “Se Sarino si toglie, io questo me lo mangio”. Sarino sarebbe Antonio Rosario Trimboli, altro uomo considerato vicino a Lucci. Il fedelissimo Alex Cologno, Islam Hagag, ha invece secondo le indagini coltivato rapporti con alcuni esponenti dei clan di Platì.
Michele Lucci, padre di Luca, muore a 25 anni quando il futuro capo ultras ha un anno e mezzo. “Giovani criminali, anni Ottanta”. Lucci senior viene sorpreso sabato 28 maggio 1983 poco distante dal cimitero di Cinisello da dei killer mai identificati. Mentre parla via chat con Fatjon Gonaj trentaduenne albanese anche lui condannato a 13 anni e 6 mesi per narcotraffico, dice che in quegli anni “comandava mio papà”. Diversa la storia di Marco e Gianfranco Ferdico. I due sono sempre insieme, hanno un rapporto che va oltre il legame di sangue. Sono amici, compagni di curva e di affari. Anche nei verbali questo loro rapporto così stretto emerge chiaramente. Marco dice di essere sincero quando afferma che Gianfranco nell’omicidio Boiocchi non voleva entrarci, e che anzi glielo aveva ribadito più volte che stava facendo una cazzata. Valuteranno i magistrati
Due linee che scorrono parallele, una accanto all’altra. Si sono guardati dalla Nord alla Sud per tanti derby. Marco Ferdico e Luca Lucci hanno condiviso una vita da capi ultrà e ora le inchieste. Erano i vertici di due associazioni a delinquere, pare movimentassero chili di droga. Vite da criminali, con San Siro e il calcio sullo sfondo.