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22 anni per Pino Caminiti, il ras dei parcheggi di San Siro. Dal processo Doppia Curva all’omicidio confessato in auto. E in Appello potrebbe arrivare l’assoluzione. Una storia di mala tra Turatello e lo spaccio

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

15 gennaio 2026

22 anni per Pino Caminiti, il ras dei parcheggi di San Siro. Dal processo Doppia Curva all’omicidio confessato in auto. E in Appello potrebbe arrivare l’assoluzione. Una storia di mala tra Turatello e lo spaccio
La Corte d’Assise a Milano ha emesso una condanna di 22 anni ai danni di Pino Caminiti, il ras dei parcheggi di San Siro, accusato di essere l’autore dell’omicidio di Fausto Borgioli nel 1992. È stato lo stesso Caminiti a parlare di quel fatto in un’intercettazione del 2020: in via Montegani 10 è stato “sverginato”. In aula non sono stati sentiti testimoni. Il suo avvocato annuncia: “Faremo appello, puntiamo all’assoluzione piena”. Un’antica storia di mala milanese, tra Francis Turatello e lo spaccio di droga

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Pino Caminiti, il ras dei parcheggi di San Siro, ultras dell'Inter, per gli inquirenti uomo di raccordo tra mondo imprenditoriale, curve e clan calabresi, è stato condannato in primo grado per omicidio. L'indagine Doppia Curva gli era già costata una condanna a 5 anni per il suo ruolo nei business criminali legati allo stadio di Milano. L’omicidio, invece, risale al 1992: per l'omicidio di Fausto Borgioli è stato condannato a 22 anni, la sentenza è stata emessa mercoledì 14 gennaio in Corte d’Assise. In aula non sono stati sentiti testimoni. Caminiti era un individuo capace di gestire relazioni con personaggi rilevanti all'interno dell'ecosistema nato intorno alle tifoserie organizzate di San Siro: parlava con Vittorio Boiocchi, capo di curva Nord prima dell’avvento di Andrea Beretta; e con Giuseppe Calabrò, U Dutturicchiu, considerato figura apicale della mafia calabrese in Lombardia. Del resto era proprio Caminiti a controllare i posteggi dello stadio, secondo Beretta il luogo in cui la Milano bene e la Milano male si incontravano, lì ha esercitato la sua capacità di gestione di relazioni. Grazie a quell’indagine che ha demolito il tifo organizzato di Milan e Inter, però, la Procura ha potuto riaprire il caso di quel vecchio omicidio del 1992. Fausto Borgioli è la vittima dell’omicidio per cui Pino Caminiti è imputato come esecutore materiale. Nel processo è stata esclusa l’aggravante della premeditazione. L’avvocato Angelo Colucci ha spiegato che, in assenza dell’aggravante, il reato risulterebbe prescritto, e ha annunciato ricorso in appello, puntando a una piena assoluzione. Borgioli, uomo ritenuto vicino a Francis Turatello, “Faccia d’angelo”, era stato ucciso il 19 ottobre 1992 a Milano.

curva Nord
La curva Nord Ansa

Borgioli era noto anche come Conte Fumo, riconoscibile per i folti baffi e per il ristorante di pesce di cui era proprietario. Nel suo locale si fermava spesso anche il cronista Guido Passalacqua, come ricorda Piero Colaprico in un articolo uscito su Repubblica lo scorso dicembre: “Dicono che sia un posto di mala, ma si mangia il miglior crudo di Milano. E ci passa gente strana”. Nel 1981 Turatello viene ucciso in carcere, l'anno dopo muore anche Otello Onofri, mentore criminale di Borgioli e a sua volta legato a Faccia d’Angelo; Conte Fumo però continua la sua attività criminale anche senza i compagni e diventa un riferimento per lo spaccio di cocaina nel milanese. Fino al 1992 e l’assassinio. Pino Caminiti secondo la Procura è l’esecutore. L'ammissione, secondo i magistrati, la si trova in un’intercettazione del 2020: “Un giorno ti spiegherò la storia di sta via qua”, dice al telefono mentre è ascoltato dagli inquirenti: in via Montegani è stato “sverginato”. Al numero 10 di quella strada viveva Borgioli. Il costante riferimento a quella zona per gli investigatori è già un inidizio forte. Il 27 gennaio 2021, mentre è in auto, avrebbe confermato di aver ucciso "l'uomo di via Montegani". Cinque colpi di revolver uccidono Conte Fumo, forse per il sospetto che “fosse un confidente”. La sentenza di oggi ha stabilito che non c’era premeditazione. La condanna per Caminiti è di 22 anni, entro 90 giorni arriveranno le motivazioni. Il legale farà Appello: l’obiettivo è l’assoluzione piena.

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