Quaranta morti e centosedici feriti. Quando si parla della strage di Crans Montana è da qui che bisogna partire, sempre. Anche quando le notizie che arrivano dalla Svizzera sono più fresche. Meno note. Più attuali. Come quella arrivata oggi secondo cui il tribunale di Sion ha convalidato il fermo di Jacques Moretti, proprietario del locale, motivando la decisione con il "pericolo di fuga", ma ha contestualmente aperto alla possibilità che l’imprenditore possa essere rilasciato pagando una cauzione. Secondo la giustizia elvetica, l’imprenditore non è ancora libero, ma la sua custodia preventiva potrebbe essere revocata a breve, “a condizione che vengano soddisfatte precise misure, tra cui il versamento di una cauzione che deve essere ancora definita”. Insomma: c’è pericolo di fuga, ma se paga quel pericolo viene meno. I commenti – pur essendo quanto di più distante possa esistere dai forcaioli – preferiamo evitarli.
Anche perché, purtroppo, c’è pure altro da dire. E anche di abbastanza inquietante: la coincidenza temporale con una legge cantonale entrata in vigore esattamente 86 minuti prima che l’incendio devastasse Le Constellation. Il Canton Vallese, fanno infatti sapere i quotidiani svizzeri, aveva approvato (con decorrenza primo gennaio duemilaventisei) una nuova normativa sull’edilizia, la "loi valaisanne sur les constructions", che prevede, al paragrafo 5, una clausola di esonero di responsabilità per i Comuni in caso di violazioni edilizie da parte dei proprietari. “Questo nuovo articolo 37 – si legge sul Corriere del Ticino - potrebbe consentire a Crans Montana di sottrarsi a responsabilità diretta per il disastro”.
Il sindaco di Crans Montana, Nicolas Féraud, come avevamo già raccontato, aveva dichiarato nei giorni scorsi che l’ultima ispezione al locale risale al 2019, ma forse l’ha dichiarato con quella leggerezza proprio sapendo che la nuova legge introdotta il primo gennaio 2026 potrebbe complicare ulteriormente le richieste di risarcimento da parte delle vittime. Mettendo, di fatto, al sicuro il comune da quella che sarebbe stata sicuramente una bancarotta, visto che è evidente che le responsabilità ci sono. Tuttavia, sempre dalla stampa svizzera fanno sapere che l’applicazione di questa nuova legge non è scontata, poiché il Comune potrebbe non essere esonerato in caso di omissioni gravi, come nel caso in cui venissero accertate negligenze nell’attività di vigilanza. Ma sarà tutto da dimostrare, con l’inchiesta sulla strage di Capodanno che si sta comunque ampliando. Le autorità italiane, competenti per i connazionali coinvolti nell’incendio, stanno – come quelle francesi e non solo - cercando di fare chiarezza sulle cause del disastro e sulle eventuali responsabilità. La Procura di Roma ha inviato una rogatoria alle autorità svizzere per ricevere gli atti relativi all’indagine in corso. A Roma si procede anche per “disastro colposo” e “omicidio plurimo colposo” in relazione ai cittadini italiani deceduti nell'incendio.
Intanto, sul fronte mediatico a tenere banco è la vignetta satirica pubblicata da Charlie Hebd, che ha suscitato indignazione tra i cittadini svizzeri e non solo. La vignetta, che ritrae due sciatori con la didascalia "Gli ustionati vanno a sciare", è stata considerata una presa in giro di pessimo gusto, un’umiliazione per le vittime e le loro famiglie, tanto che c’è chi ha presentato denuncia penale contro il settimanale francese per aver “leso la dignità delle vittime e di minimizzato la gravità della tragedia”. E’, sia perdonato il cinismo, l’ennesima storia di focus spostato, visto che quelli dell’Hebdo non sono nuovi a provocazioni di questo genere e che, semmai, quella (effettivamente evitabilissima) pagina di satira avrebbe dovuto aprire a un altro tipo di riflessione: perché le piste da sci di Crans sono rimaste aperte il giorno successivo a quello della tragedia. Un tema, questo, che va ben oltre il lutto, il rispetto e l’umanità, ma che racconta, piuttosto, la totale mancanza di organizzazione e buon senso. Con tutte le strutture sanitarie della zona e il personale sanitario impegnati a pieno regime nel soccorso alle vittime e nelle prime cure, infatti, valeva la pena, per l’incasso di una sola giornata, rischiare che qualcun altro si facesse male sulle piste distraendo forze dai soccorsi?