Ricomincia il processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi. Le parti compariranno domani 9 aprile in aula al Tribunale di Milano, ma è solo una formalità, perché nel frattempo è transitato in giudizio il procedimento a carico di Maurino Nepi. Inutile quindi fare due istruttorie. La Corte d’Assise, tramite la presidente Antonella Bertoja, ha notificato la nuova data ai legali degli imputati e della famiglia dello Zio: il 16 aprile verrà valutata l’eventuale riunione dei due procedimenti, quello già cominciato per Beretta e gli altri e quello di Nepi. Le cose sarebbero andate così: Andrea Beretta aveva un’idea, Marco e Gianfranco Ferdico reclutano i killer per realizzarla, ovvero Pietro Andrea Simoncini e Daniel D’Alessandro Bellebuono. Vittorio Boiocchi viene ucciso il 29 ottobre 2022 sotto casa sua per 50mila euro portati agli esecutori e a Ferdico jr in un borsone da Maurino, che infatti ora è coimputato. L’arma del delitto, invece, è stata cercata a lungo. Beretta ne ha parlato con i magistrati e ripercorrendo i fatti antecedenti all’omicidio dello Zio cita Franco Terlizzi (non indagato e non coinvolto a nessun titolo nell’inchiesta Doppia Curva e nemmeno nel processo per il delitto Boiocchi), ex concorrente dell’Isola dei famosi ed ex pugile, coinvolto in un’inchiesta su una presunta associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e armi. Terlizzi patteggia una pena di tre anni e mezzo. Beretta e l’ex naufrago si conoscono da tempo, lavoravano all’Hollywood di Milano, hanno condiviso notti in cui succedeva di tutto, “abbiamo avuto a che fare con diversi tipi di gente, siamo stati minacciati, a volte verbalmente, a volte coi pugni, a volte coi coltelli, a volte con le armi”. Poi Beretta lascia l’impiego, Terlizzi apre una carrozzeria in zona Cormano ma ha “dei problemi”, viene arrestato con l’accusa di essere un prestanome di Davide Flachi, appartenente al clan del quartiere Comasina e figlio del boss Pepè Flachi. In quel settembre del 2022 Terlizzi è ai domiciliari. “Mi chiede un favore”, prosegue Beretta a colloquio con i pm, “se potevo andare a prendere questa pistola a casa sua a Cologno Monzese per portarla via, perché era detenuto”. “Mi sembrava” una Beretta 7.65, dice il capo ultrà. Non è sicuro. “Vado a Cologno Monzese, prendo quest’arma, me la infilo in cintola e la porto via. Dopo… è la stessa arma che abbiamo provato a Carugate, davanti a casa di Marco”. Sono i test che precedono l’omicidio Boiocchi.
L’arma che “identifica con quella di Terlizzi, funziona?”, chiede il pm Storari. “Sì, funziona”, risponde Beretta. Storari fa questa domanda perché Ferdico ha detto una cosa diversa, e cioè che quell’arma “il primo colpo lo sparava e poi s’inceppava”. La prova D’Alessandro, che “tira la bottiglia da mezzo metro” e fallisce. Beretta, nella ricostruzione di Ferdico, avrebbe detto: “Non ha preso neanche la bottiglia, ma questo è capace di fare ‘ste cose?”. Anche sulla provenienza della pistola Ferdico e Beretta danno versioni differenti. Secondo Marco la 7.65 che “Beretta dice di avermi consegnato, ma non mi ha consegnato, l’ho comprata io in Calabria”. Il16/17 ottobre 2022 Ferdico va a Soriano per comprare l’arma da “degli zingari” conosciuti tramite il compagno della suocera, Giuseppe Raffaele. È la 7.65 di cui parla Beretta, almeno stando a Ferdico. Marco la paga 3500 euro, poi torna a Milano il 21 ottobre e la va a provare insieme a Beretta e D’Alessandro vicino casa sua: “La pistola al terzo colpo s’inceppa”. Poco prima, il 14 ottobre, Ferdico subisce una perquisizione, teme che la polizia sappia del piano. Quasi ci ripensa. Ma il 26 ottobre Beretta arriva a Carugate in paranoia perché Boiocchi ha fatto chiamare gente dalla Serbia per tirarlo. E lì il piano ricomincia a girare, manca però la pistola, che Andrea si offre di trovare. Il 26 consegna sia la moto che l’arma, una calibro 9 “coi colpi rossastri”, dice Ferdico.
Beretta da parte sua sostiene che l’arma provata insieme a Ferdico “è quella che io ho preso da Franco Terlizzi”, e aggiunge: “L’arma funzionava, non s’è inceppata né niente. Anche perché io le armi le tenevo perfette”, forse ha sbagliato il calibro “perché io la 9x21 c’avevo la mia personale”. Ma il ferro è quello preso da Terlizzi, “l’arma è quella”. La procuratrice aggiunta Dolci chiede conferma definitiva: “Beretta, quindi in sua presenza solo una volta è stata provata una sola arma?”. L’ex capo ultrà annuisce. Eppure il suo ex compagno di curva dice che c’è un altro ferro, una 9x19 o 9x21, che Andrea gli ha consegnato sotto casa “in uno straccio”. In un interrogatorio successivo i pm mostrano ancora le pistole a confronto, Beretta rimane dell’idea che l’arma scelta per il delitto sia una 7.65, ma Vittorio Boiocchi viene ucciso con cinque colpi di pistola esplosi da una Luger 9x19. Beretta non è sicuro del calibro, potrebbe sbagliarsi, e non cita quel modello nelle sue confessioni. A sparare è stato Daniel D’Alessandro, “Bellebuono”, l’uomo che non parla. Marco Ferdico ricorda il colore dei bossoli rossastri. In seguito la pistola, dice Ferdico, viene buttata in un laghetto artificiale a Trezzano sul Naviglio. L’omicidio del 2022 ha i suoi colpevoli. Non tutto, però, ha ancora un posto preciso in questa storia.