Un fiocco rosso che s’è trasformato in due fiocchi neri sopra a un grande giallo. E’ la macabra iconografia che viene da associare a Pietracatella adesso che è chiaro a tutti che Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita sono state avvelenate con la ricina. E, soprattutto, adesso che il sospetto degli inquirenti – che ora indagano per omicidio – si sta indirizzando verso dei cesti di Natale con prodotti alimentari ricevuti in regalo dai Di Vita. La Procura della Repubblica di Larino, anche se si aspettano ancora i risultati degli esami su alcuni campioni di sangue e di capelli, ha scelto di andare avanti e provare, come si dice in gergo, a stringere le maglie.
Per questo nelle ultime ore, davanti ai magistrati, sono stati già chiamati sia Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, sia Alice, l’altra figlia della coppia che quella sera maledetta era a cena fuori con amici. Insieme a loro sono stati sentiti anche alcuni parenti e alcuni amici. L'attenzione degli inquirenti è ferma, ma il dato certo, almeno per adesso, è uno: non sono interrogatori da indagati, ma audizioni di persone informate sui fatti. Ogni scarto in avanti è pura suggestione e, purtroppo, pure pura illazione. E’ ovunque che si guarda e non si esclude niente, senza convincimenti di sorta da parte di chi indaga e senza nulla che lasci pensare che ci sia già un indirizzo preciso in cui andare a guardare.
Anche perché, come già accennato, il sospetto della Procura è che gela la ricina potrebbe essere stata nascosta in un cesto di Natale. Doni per lo più inviati a Gianni Di Vita, stimatissimo commercialista e con ruoli anche in politica, nel periodo delle feste. Chi ha confezionato quel cesto conosceva le abitudini della famiglia? Possibile, così come è possibile pure, però, il prodotto letale sia stato contaminato successivamente e che non si volesse sterminare tutta la famiglia, ma eliminare solo qualcuno. A Pietracatella sono in tanti a parlare e buttare là ipotesi, soprattutto adesso che quel paesino è crocevia di inviati tv e giornalisti, ma la verità è che le indagini si stanno svolgendo nella segretezza più assoluta (paradossalmente più facile da perseguire e rispettare in un Palazzo di Giustizia relativamente piccolo rispetto a quelli ben più grandi e trafficati).
Il rigore della cronaca mette davanti al dovere di ribadire che non ci sono ancora nomi sul registro degli indagati per omicidio, ma pure di riportare che il clima intorno alla Procura di Larino è quello delle grandi svolte vicine. L'assassino ha colpito nel momento della massima vulnerabilità: la festa. Ma qualche errore potrebbe averlo commesso, soprattutto lasciando tracce sul web rispetto a come la ricina sia stata procurata.