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3 aprile 2026

Mamma e figlia avvelenate a Natale con la ricina: cosa c’entra Breaking Bad e perché l’altra figlia sarà riascoltata insieme al padre (a cui sarà di nuovo analizzato il sangue)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

3 aprile 2026

Una tragedia cinematografica. Un veleno che affonda le sue origini nei meandri della storia. Una svolta nelle indagini e ora la solita ricerca per la verità, con nuovi esami e interrogatori sui legami più stretti di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita

Foto di: ANSA

Mamma e figlia avvelenate a Natale con la ricina: cosa c’entra Breaking Bad e perché l’altra figlia sarà riascoltata insieme al padre (a cui sarà di nuovo analizzato il sangue)

La ricina non è un veleno per dilettanti. Partiamo da qui e dalla ormai certezza che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita non sono morte per un avvelenamento sfortunato, ma voluto. E partiamo pure, quindi, dalla consapevolezza che chi ha scelto di usare la ricina come arma per non lasciare scampo a una famiglia intera sapeva benissimo che quel veleno, così difficile da trovare sia in commercio sia nel sangue delle vittime, ha una storia antica e al tempo stesso moderna. È stato, purtroppo, tristissima “bevanda” nella Guerra Fredda e nelle storie di spionaggio che l’hanno composta e pure “protagonista” della serie Breaking Bad. Walter White la usava come extrema ratio della sua discesa agli inferi. A Pietracatella è stata, invece, eviscerazione familiare. Antonella e la piccola Sara, cinquant’anni l’una e quindici l’altra, sono state cancellate da una proteina che manda le cellule in un corto circuito irreversibile.

S’è capito tardi. Anzi, s’è quasi capito in maniera accidentale quando, durante le indagini sul conto di cinque medici che avevano scambiato i sintomi accusati dalle due donne per una forte gastroenterite, a qualcuno è venuto lo scrupolo di capire se nel sangue delle due donne potessero esserci tracce di quel veleno così poco comune. E c’erano. Da quel momento, il fascicolo per omicidio colposo a carico dei cinque medici s’è trasformato in altro e, per ora, senza nomi e cognomi sopra: duplice omicidio premeditato. Chi ha somministrato la ricina perseguiva invisibilità e, adesso, è invisibile alla voce “ignoti”. Ma per quanto? Gli inquirenti hanno già fatto passi verso una nuova verità, quella definitiva.

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Il funerale di Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita Ansa

Gianni Di Vita, padre e marito, commercialista, ex sindaco, uomo pubblico del paese, era stato ricoverato allo Spallanzani mentre moglie e figlia spiravano. Oggi tutti scrivono e raccontato che la ricina nel suo sangue non è stata trovata. Non è la verità: semplicemente non è mai stata cercata. Per questo la Procura, guidata da Elvira Antonelli, ha già disposto un esame dei campioni prelevati a Pavia. È una questione di dosaggi, di tempi di esposizione, di fortuna o di calcolo. E poi c’è Alice, diciannove anni, l'unica rimasta illesa perché "aveva cenato fuori". Sarà riascoltata insieme al padre, sotto la lente di una Squadra Mobile che inevitabilmente deve scavare anche nei dissidi, nei mormorii dei bar, in quella psicopatologia dei legami familiari che spesso nasconde abissi dietro la facciata delle "persone perbene". Sia inteso: nessuno in questa fase deve azzardarsi a puntare il dito verso nessuno, anche perché fino a che schifo si possa arrivare con i processi mediatici lo stiamo già vedendo tutti.

Ci sono i fatti e devono bastare quelli, senza scarti in avanti. Un fatto, ad esempio, è sicuramente il trasferimento del fascicolo a Larino: non è solo un atto burocratico, ma è la certificazione che il delitto è avvenuto a Pietracatella. Un altro fatto è che la dottoressa Pia Benedetta De Luca ha chiesto proroghe per cristallizzare i dati autoptici. Un altro fatto ancora è che anche gli alimenti di quella sera, i piatti, le posate e tutto ciò che era in quella tavola maledetta, sarà rianalizzato cercando quella specifica – e così cinematografica – sostanza. Il resto è solo il solito mix di supposizioni e suggestioni che – almeno questa volta – possono pure essere messe da parte.

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Foto di:

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