Ignoto2 potrebbe non essere più ignoto. L’avevamo detto tempo fa, spiegando che quella traccia di DNA (comunque un aplotipo Y e quindi niente che possa condurre in maniera diretta e inequivocabile a una persona) trovata sulle unghie di Chiara Poggi insieme all’aplotipo Y riconducibile ai Sempio potrebbe avere un nome e un cognome per la Procura della Repubblica di Pavia. Lo diciamo subito: noi quel nome e quel cognome non lo avevamo allora, quando abbiamo lanciato l’indiscrezione, e non lo abbiamo oggi che di Ignoto2 parlano tutti. E non è più (in verità non lo è mai stato), il tempo delle suggestioni. Chi il nome e il cognome potrebbe averli (sempre ribadendo che comunque si tratta in ogni caso di un aplotipo y), secondo quanto sappiamo e secondo quanto in qualche modo confermato anche oggi a Mattino5, è la redazione de Le Iene. Da tempo non parlano più di Garlasco e da tempo anche Alessandro De Giuseppe, che si è occupato del caso per quasi un decennio, ha diradato e tanto anche le sue ospitate nei vari salotti web in cui si discute dell’omicidio di Chiara Poggi. L’hanno intimidito, ha detto qualcuno. Comincia a avere paura, ha detto qualcun altro. Le Iene si sono tirate indietro, hanno detto i soliti che sembrano sapere tutto. Ma la verità è che è niente di tutto questo: le Iene stanno aspettando di poter far esplodere una bomba. Questa volta clamorosa veramente (m non necessariamente relativa all'identità di Ignoto2) e, per questo, pericolosa anche per il lavoro stesso della Procura della Repubblica di Pavia, che ha la necessità di chiudere le ultime fasi delle indagini senza che vengano fuori quelle notizie che ancora non devono venire fuori. Quindi sì, c’è qualcuno tra tutti quelli che raccontano Garlasco, che è un po’ più avanti degli altri e che, però, adesso deve stare più fermo degli altri. Niente di losco. Niente di oscuro. Solo attesa in rispetto alle indagini.
Ma perché di qualcosa che in molti sapevano – e a cui molti altri potevano arrivare semplicemente usando il buon senso, visto l’ultimo servizio “ridotto” messo in onda su Garlasco da Le Iene – si è tornati a parlare solo adesso? In primo luogo perché ormai tutte le consulenze richieste dalla Procura della Repubblica di Pavia sono state depositate. E in secondo luogo perché è di questi giorni l’indiscrezione, diffusa da Pasquale Bacco, secondo cui una persona molto vicina a Andrea Sempio ha rilasciato dichiarazioni dirimenti dopo essere stata ascoltata dagli inquirenti. Il dottor Bacco ha fatto anche direttamente il nome, Alessandro Biasibetti, l’ex amico di Marco Poggi e ex fidanzato di Angela Taccia oggi frate. Lo stesso dottor Bacco, nell’ultimo salotto giallo di Bugalalla, ha anche raccontato come è arrivato a quella indiscrezione e perché ha ritenuto che fosse arrivato il momento di far sapere di averla. Attenzione, però, nessuno ha mai detto che Alessandro Biasibetti è Ignoto2, anche perché è stata la stessa dottoressa Albani a metterlo nero su bianco. Anzi, le indiscrezioni sull'indiscrezione riferiscono che si tratta di una persona del tutto estranea alla cerchia anche amicale di qualcuno dei Poggi. Quanto, invece, al fatto che l'oggi frate domenicano (saio bianco) possa aver parlato?
Per dovere di chiarezza, c’è da dire che l’indiscrezione arrivata a noi è differente e nessuno ci ha mai fatto direttamente il singolo nome di Biasibetti (che comunque sarebbe tra quelli riascoltati dagli inquirenti). Ma ci è stato spiegato, piuttosto, che in verità sono state diverse - alcune presentatesi anche spontaneamente - le persone che hanno parlato. Hanno detto cose nuove? Solo in parte. Perché – a parte chi none era stato proprio ascoltato o chi era stato ascoltato solo “per dovere” o per pochissimi minuti - hanno detto le stesse cose di sempre, ma questa volta hanno trovato orecchie diverse a recepirle eapprofondirle. Insomma: qualcuno disposto a cogliere tutte le parole invece che solo quelle che puntavano dritte in una unica direzione. E, probabilmente, hanno anche potuto rispondere a domande che nessuno, in passato, aveva avuto l’ardire, l'intuizione, l’accortezza o la voglia di fare. Sembra una banalità, ma è una chiave. E è contestualmente anche una bomba per chi ha desiderio e modo di rifletterci un attimo sopra.
Quello che è certo, è che mentre nei salotti si litigava e mentre quelli che fanno il mestiere del raccontare raccontavano, i magistrati hanno fatto il loro lavoro. E sono andati avanti. Mettendo insieme pezzi, unendo puntini che nessuno aveva mai unito e provando a non cedere all’umana debolezza delle umane convinzioni. Anche semplicemente chiedendosi, ad esempio, cosa ci facesse a casa Poggi il blocnotes di una struttura ricettiva dove nessuno dei Poggi aveva mai messo piede. O, più articolatamente, chiedendo consulenze che rispondessero a domande più specifiche e allo stesso tempo più aperte, come dimostra anche la semplice “quantità in termini numerici” delle pagine delle relazioni di tanti anni fa e di quelle appena depositate. C’è, quindi, l’assoluta necessità, soprattutto in questa fase, di evitare ogni scarto in avanti, anche al costo di restare un attimino indietro con le indiscrezioni, non tanto per evitare chissà che cosa, ma per scongiurare il troppo disordine e la confusione ora che il tempo della verità, finalmente, potrebbe essere davvero arrivato. Magari non una verità su chi ha ucciso Chiara Poggi (perché per quella ci vorrà ancora tempo), ma una verità su chi non l’ha uccisa. Sembra poco, ma è sempre la somma dei poco a fare il tanto. Persino nella torbida Garlasco.