In rete e sui social ci sono già video che spopolano ovunque, ma la sintesi è questa: Massimo Giletti, durante Lo Stato delle Cose, mostra l’immagine della famosa porta a soffietto di casa Poggi in cui si nota una macchia del tutto simile a sangue. L’ex generale Luciano Garofano, già bello caldo anche se in collegamento da casa per uno scambio di battute con l’avvocato De Rensis, si infervora particolarmente per spiegare che no, quello non era sangue. Dice che vu una valutazione sua e dei suoi uomini e che, comunque, non sono stati effettuati esami specifici. E’ a quel punto che in studio arriva la telefonata dell’altra legale di Alberto Stasi, Giada Bocellari. Ci tiene a sottolineare che gli unici esami fatti sulla porta di Chiara Poggi riguardano le macchie presenti in basso e la ricerca delle impronte sul pomello. Tanto è bastato, però, per cominciare a vedere la cam del generale Garofano iniziare a tremare di nuovo, mentre in studio la sua voce s’è distinta perfettamente: “stia zitta!”
Imbarazzo per Giletti. Furia da difesa per De Rensis. Gelo per tutti gli altri. E’ fuori dall’Arma da anni, ma ne spende il nome e viene da chiedersi se un ex ufficiale può fare anche l’ex gentiluomo in tv senza che l’Arma abbia nulla da dire. Considerazione a parte, torniamo alla cronaca. Tutto era cominciato a inizio puntata, parlando della solita cartella "Militare" che, secondo la parte civile, avrebbe scatenato la furia di Alberto Stasi dopo la scoperta da parte di Chiara. "Nessun utente si ferma su una cartella per due secondi – hanno ribadito, nel servizio mandato in onda, i periti Porta e Occhetti - È un’attività inverosimile". Quindici secondi per aprire, guardare e sconvolgersi? "Surreale". Eppure, Garofano non molla, rivendica di aver visto quegli scatti grazie all'avvocato Tizzoni: "Erano immagini forti, orribili, raccapriccianti. C’erano orgie. La sensibilità di un uomo è diversa da quella di una ragazza".
"Lei – ha replicato De Rensis - ha fatto un'introspezione psicologica della mutua, quali sono le sue capacità psicodiagnostiche?" La reazione del generale è un corto circuito, con tanto di "lei è un maleducato” in loop e un “vada a studiare la legge". Il punto di non ritorno arriva sulla "macchia rossa" della porta a soffietto. Una foto del 2007 mostra un segno che potrebbe essere sangue, mai analizzato se non in un'area minuscola. Quando l'avvocato Giada Bocellari interviene telefonicamente per chiedere precisioni tecniche — "Mi dica a che pagina sarebbero queste analisi" — il generale esplode: non risponde nel merito, attacca. Liquida le osservazioni come "suggestioni per deviare l'opinione pubblica", parla di "illusioni fotografiche" e poi se ne esce con quel "stia zitta", mentre sullo sfondo scorrono le parole di Gianluigi Tizzoni, fermo sulla colpevolezza di Stasi ("È l'unico colpevole per tutti gli italiani che vogliono credere alle sentenze").
Pagina brutta. Bruttissima. Soprattutto perché arrivata nel giorno in cui s’è venuto a sapere che proprio Giada Bocellari, insieme allo stesso De Rensis, è stata minacciata di morte. E’ successo dopo che la legale, che ultimamente si fa vedere un po’ di più in TV e è stata anche al centro di un altro brutto attacco secondo cui avrebbe una relazione con carabiniere di via Moscova, ha parlato dei tagli sulle palpebre di Chiara Poggi. “Devo parlare come una persona che svolge il suo ruolo –ha detto De Rensis durante la stessa puntata di Lo Stato delle Cose - Diciamo che qualora l’avvocato Bocellari e il sottoscritto avessero ricevuto delle minacce, sarebbero andati a Moscova per denunciare con le prove”. E’ un codice di ammissione. Ma la caserma dei Carabinieri di Milano è l’unico approdo per chi ha smesso di giocare: “L’avvocato Bocellari non è andata a piangere in televisione”.
Non lo ha fatto, per la verità, neanche Massimo Lovati. Anche lui ha ricevuto minacce di morte molto pesanti e su cui gli inquirenti stanno lavorando, ma a farlo sapere è stato il suo avvocato, Fabrizio Gallo. Lo stesso che questa mattina, sempre in TV e sempre a Mattino5, ha annunciato la scelta shock di Lovati: lasciare l’avvocatura per provarci in politica. L’ex legale di Andrea Sempio è il nome di Marco Rizzo e di Democrazia Sovrana Popolare, che lo vogliono come futuro sindaco di Vigevano: “Un uomo giusto, perseguitato e minacciato”. Lo slogan? “Un sogno in comune”. Con il chiaro riferimento a quel “sogno” di cui Lovati parla da tempo e che ha per protagonisti quei poteri sommersi, ma potentissimi, che ora vorrà provare a combattere da amministratore.