'Due Spicci', la terza serie animata di Zerocalcare per Netflix, pare già aver fatto er botto. Quasi impossibile aprire qualunque social senza imbattersi in clip con le profonde riflessioni tra l'autore e il suo armadillo (sempre magistralmente doppiato da Valerio Mastandrea). Le reazioni del pubblico sono, in linea generale, commosse, coinvolte, in poche parole: stanno a piagne tutti, scoprendo nuove vette di introspezione emotiva. Questa però potrebbe essere solo una parte, quella bella, della storia. Su Instagram la pagina Un.i.ta (Unione Italiana Animatori) oramai da giorni pubblica testimonianze anonime di persone che sostengono di aver lavorato a 'Due Spicci'... per due spicci. Si tratterebbe di grafici e animatori che accusano d'esser stati sottopagati malamente, d'aver accettato l'incarico perché 'per le partite iva non ci sono reali alternative nel settore creativo'. 'Mi volevano dare 6 euro l'ora', denuncia qualcuno. Altri parlano di contratti e ritmi lavorativi fuori da ogni grazia, perfino 'disumani'. Ora, la questione esiste, serpeggia online, tra l'indifferenza generale. Non sappiamo cosa sia successo davvero, al momento non possiamo proprio saperlo. Ma vorremmo.
Perché lo scenario che emerge qui, purtroppo, non sorprende. Il mestiere del 'creativo', in ogni sua declinazione, non viene quasi mai considerato 'lavoro vero', nemmeno e soprattutto dal punto di vista della remunerazione. Insomma lo fai perché ti piace, no? Mica per campà! Lo sfruttamento è la regola dappertutto, normalizzato, accettato dagli stessi che ne sono vittima perché hanno paura di perdere pure quei croccantini possi che pur ricevono in iniquo cambio della propria fatica. Poi c'è la vergogna di far sapere d'aver accettato tali condizioni, vergogna da cui nasce il tradizionale muro di 'omertà' dietro cui si trincerano un po' tutti, con le pezze ar culo e 'contenti', anzi grazie per l'opportunità. Il tema è molto serio, per quanto non venga mai considerato per davvero. Non ci interessa sparare contro Zerocalcare (che potrebbe benissimo non essere al corrente di questa eventuale situazione e non averne, quindi, alcuna 'colpa' reale). Però, per infiniti motivi che riguardano noi tutti, specie i pori freelance, desidereremmo un attimo capire come siano andate le cose. Pure perché, oltre alle testimonianze che siamo qui a riportarvi, già non manca qualche piccolo mistero...
"Tutti dovrebbero sapere che siamo stati pagati davvero due spicci!", "ritmi di lavoro disumani", "Mi volevano dare 6 euro l'ora!". Il quadro dipinto dalle accuse raccolte da Un.i.ta non è affatto buono. Dopo circa 48 ore, però, la pagina ha cancellato le storie in evidenza a riguardo che aveva postato in alto, sul proprio profilo, in modo da renderle ben visibili. Noi, per esempio, le abbiamo viste. E screeshottate.
Come mai siano 'sparite', considerato che Un.i.ta ha anche attivato subito una 'azione collettiva' per i diritti del lavoro degli animatori e dei creativi, è una bella domanda. Che abbiamo fatto. Senza ricevere alcuna risposta. Perfino il post nel feed che 'denunciava' la questione 'Due Spicci' non esiste più. Ci sono due possibili interpretazioni al curioso fatto.
Una spiegazione è che la pagina Un.i.ta si sia inventata tutto, inviandosi messaggi da sola e pubblicandoli nella speranza che qualcuno abboccasse. Sarebbe un ottimo e altrettanto deplorevole modo di ottenere visibilità surfando l'hype intorno a una serie appena uscita su Netflix e di sicuro grande successo. Buttata l'esca, l'account ha poi cancellato ogni post a riguardo, evitando così di incorrere in beghe legali da parte della piattaforma della grande N. Questa versione sta in piedi? Purtroppo, considerato il bel mondo che ci circonda, sì. Però, non è l'unica plausibile.
La seconda possibilità è che la pagina Un.i.ta si sia, anche comprensibilmente, spaventata. Farsi portavoce di una vicenda del genere non attira certo simpatie né rende la vita 'facile'. Possono essere stati gli stessi lavoratori di 'Due Spicci', o altri freelance del settore, a rivoltarsi contro gli amministratori di questo account perché 'ti devi fare i caz*i tuoi', per esempio. Può sembrare assurdo, ma non avete idea di quante volte succeda (circa sempre, ndr) in circostanze del genere. Gli sfruttati non sono contenti di essere sfruttati. Ma è meglio che non si sappia in giro, se no che figura da pezzente ci faccio, poi magari quelli pensano che sia stato io a spiattallare tutto e non mi chiamano più a lavorare, niente va bene ma potrebbe andare peggio e io 'sto rischio, specie se si parla di grandi piattaforme e autori di spicco, non me l'accollo. Nè permetto ad altri d'accollarselo, mento fino alla morte piuttosto. Perché voglio continuare a 'lavorare', mica sono scemo eh. Amico freelance, con tutto il cuore, te lo scrivo da freelance a freelance: sì, invece sei un po' scemo. Dovremmo (dobbiamo!, ndr) unirci tutti per i nostri diritti, protestare compatti e vedere cosa succede poi. Non lo facciamo, lo so, amiamo lo schiavismo e il 'nostro' piccolo orticello, le 'nostre' personali piantagioni di cotone che, pur tuttavia, ci danno da mangiare. Pochissimo, ma sempre meglio di niente, vè? Logica stringente, nessuna obiezione, enorme sarcasmo.
Non immaginiamo, ovviamente, altri tipi di 'pressioni' che Un.i.ta abbia potuto ricevere. Ma, per un motivo per l'altro, anche questo quadro generale, nel suo complesso, sarebbe, ahinoi, possibile tanto quanto il precedente - quello per cui la sudetta pagina si sarebbe inventata tutte cose. Pò esse. Ma gradiremmo di più esserne sicuri.
"È molto difficile anche spiegare cosa vuol dire essere di fatto un full time con profilo aziendale, ma sulla carta un collaboratore a partita iva. Se non ti sta bene, non lavori più. Si finisce per accettare le ingiustizie per fame. Ma non va bene. Ci si rovina la vita". Credeteci oppure no, queste parole sono così vere che non ci sentiamo di aggiungere altro. Che poi sia andata in questo modo anche per chi ha collaborato all'animazione di 'Due Spicci' di Zerocalcare non lo sappiamo. Però una cosa platealmente verosimile c'è. E riguarda le modalità scelte per pubblicizzare la serie - presentata in pompa magna con una grande festa al Circo Massimo, che grandeur!
"Un'altra cosa pessima è stata l'idea di promuovere la serie invitando illustratori e creativi a inviare la loro variant del manifesto. Gratis. Animatori sottopagati, materiale pubblicitario raccolto a costo zero e il mito della visibilità come ricompensa finale. Che schifo", così recita una delle testimonianze postate (e poi fatte sparire) dalla pagina Instagram Un.i.ta. Cosa sappiamo a riguardo? Sappiamo che sul sito di ZeroCalcare c'è una pagina che annuncia l'apertura di un contest Netflix che, in data 9 aprile 2026, invita i follower a partecipare a una caccia al tesoro in quel di Roma per cercare di scoprire tutti insieme la locandina della serie, trovandone i 'dettagli' nascosti per la città. Mossa promozionale più che lecita e già vista in giro, nulla di male. Qui di seguito, il risultato.
Però dev'esserci stato altro. Perché di locandine di 'Due Spicci' su Instagram ne girano un bel po'. Tutte realizzate da fan, ma anche animatori di professione che, nella caption, dicono di aver partecipato a un 'contest di Netflix' (oppure d'averlo vinto): "La mia variant del manifesto di 'Due Spicci' verrà esposta al Circo Massimo, alla festa per la presentazione della serie", esulta (più di) qualcuno. Di sicuro 'una grande occasione di visibilità'. E anche un modo per promuovere la serie senza alzar manco 'Due Spicci'? Nessuno degli account che trovate nel reel qui di seguito s'è lamentato d'aver partecipato al contest, come potete leggere c'è entusiasmo enorme sia nelle caption che nei commenti. Urrà!
Alcuni ce l'hanno fatta ad approdare in esposizione al Circo Massimo, proprio durante la festa di lancio del progetto, un evento gigante, una 'notiziona'! Altri no, ma comunque con le loro variant hanno contribuito ad aggiungere hype intorno all'uscita del nuovo progetto di Zerocalcare. Non è la prima volta che si vede una promo fatta così, dai 'fan' invitati a collaborare per passione. Non 'ci vuole una laurea', per citare Coez con la canzone che fa da soundtrack al progetto. Oh l'etica, specie sul lavoro, è importante, mica se scherza. Tra le testimonianze (da verificare) che arrivano da chi avrebbe contribuito a 'Due Spicci' e tale modalità di promozione ci permettiamo di intravedere comunque una linea piuttosto coerente. Ma sarà che questo mondo ci ha resi 'cattivi', menomale esistono i 'buoni', daje Zero! Poi dicce che ne pensa l'Armadillo...