Il Santuario resta da una parte, la villetta di Via Pascoli da un’altra. Il collegamento, almeno stando alle ultime notizie, non c’è, anche se colpisce come – nella gran confusione di indiscrezioni e suggestioni intorno alle indagini sul delitto di Garlasco – l’unica notizia ufficiale che si è fatta trapelare con grande fretta è quella che allontana l’omicidio di Chiara Poggi dal marciume della Chiesa (che comunque c’è, anche se continua a essere negato). Ma è alle notizie che bisogna stare e la notizia è una. Secca. Diretta: Flavius Savu non sarà ascoltato. Il magistrato di sorveglianza Ilaria Pia Maria Maupoil ha rispedito al mittente l’istanza presentata dai legali del detenuto romeno. Motivo? Non spetta alla magistratura di sorveglianza gestire colloqui con finalità investigative.
Significa che la pista della Bozzola è definitivamente caduta? Nei fatti sì, ma la questione è più procedurale che investigativa. Sia inteso: i fatti dei presunti abusi alla Bozzola e l’omicidio di Chiara Poggi sono di tempi e date diversissimi, ma pure ignorare che solo un grande potere millenario può avere la forza di non far scoprire la verità per quasi venti anni sarebbe sbagliato. Insomma: che la morte di Chiara c’entra niente con gli abusi alla Bozzola ci sta, che non c’entri niente più in generale e relativamente alle indagini la Chiesa rimane difficile ipotizzarlo. Quindi la notizia, semmai, è che il fango resterà depositato tutto sul fondo, visto che sollevarlo non aiuterà a capire chi ha ucciso Chiara Poggi.
Savu, l’uomo che per anni ha tenuto per le palle (non abbiamo resistito, ndr) l’allora rettore della Madonna della Bozzola, don Gregorio Vitali, con video hot e ricatti da marciapiede, dovrà restare in silenzio nella sua cella a Torre del Gallo. Dice di avere paura, di temere un’esecuzione in carcere, ma ha comunque già dimostrato di essere un inaffidabile. Anche se forse ascoltarlo sarebbe stato uno scrupolo in più. Però la richiesta di audizione, rigettata dalla sorveglianza il 7 gennaio scorso, non è mai stata inoltrata ufficialmente alla Procura stessa.
Un corto circuito procedurale? O disinteresse programmato? Domande che resteranno senza risposte insieme alla certezza che la verità, a Garlasco, non è mai stata una priorità, mentre lo è sempre stata la conservazione del provinciale decoro. La pista della Bozzola è caduta e probabilmente non è mai esistita, ma, al di là di Chiara Poggi e di come è andato davvero quell’omicidio, forse era una pista che andava comunque tenuta aperta e che da qualche parte avrebbe portato. Magari anche solo per capire gli equilibri che hanno regnato a Garlasco negli ultimi decenni.