Possiamo dirlo o bisogna stare per forza da una parte o dall’altra come ultras ciechi che fanno il tifo a prescindere da tutto? Va be’, lo diciamo: le indiscrezioni rilanciate dal TG1 spostano di sicuro l’attenzione su elementi concreti, ma, insieme, pure fragili. Lo scontrino del parcheggio che collocherebbe Andrea Sempio lontano da via Pascoli, gli sms tra sua madre e il famoso vigile del fuoco di Vigevano, un possibile incontro proprio nella mattina dell’omicidio e la prospettiva di nuove audizioni, comprese le intoccabili, e mai indagate, gemelle Cappa. È un perimetro investigativo che si allarga, ma pure che non chiarisce. Tanto che ogni tassello apre una crepa. Chi dice che il mosaico è praticamente composto, lasciatecelo dire, sembra fin troppo ottimista, anche se sicuramente la Procura della Repubblica di Pavia – ammesso che abbia effettivamente fatto trapelare qualcosa – potrebbe avere già le conclusioni tirate. E pronte a esplodere.
Ad oggi, però, la consulenza firmata da Cristina Cattaneo introduce un unico dato di fatto comprensibile anche ai comuni mortali: Chiara Poggi non sarebbe stata uccisa in pochi minuti, ma al termine di una sequenza più lunga, forse mezz’ora dopo la colazione. Non l’aggressione fulminea, dunque, ma un tempo dilatato, fatto di fasi distinte tra il piano terra e le scale. Lividi, abrasioni, ecchimosi. Se tutto sarà confermato, Alberto Stasi ha già un piede fuori dalla prigione in cui ha passato gli ultimi undici anni della sua vita. Questo è pacifico. Poi c’è tutto il resto. A cominciare dall’aplotipo Y, che è DNA ma non abbastanza DNA da portare a una identificazione. E ieri sera, a Lo Stato delle Cose, Antonio De Rensis e Liborio Cataliotti si sono mossi su linee ovviamente opposte: il primo apre alla possibilità di una colluttazione anche senza classiche lesioni da difesa, il secondo richiama le conclusioni precedenti della dottoressa Albani che a suo avviso escludevano certezze scientifiche sul DNA. Sullo sfondo anche il generale Luciano Garofano, che confonde Frau e Geox e che, ormai, sembra più confuso che sul pezzo.
Eppure, al di là di tutti i discorsi che si fanno, c’è un altro dettaglio che si fa passare quasi per marginale nella narrazione pubblica, ma che, anche alla luce delle indiscrezioni diffuse dal TG1, è assolutamente centrale: il divano. Quello su cui sono stati trovati (e non sempre repertati) anche oggetti su cui, a suo tempo, valeva la pena soffermarsi di più. Secondo quanto riferito dalla difesa di Alberto Stasi, come confermato anche da Garofano, su quel divano erano presenti tracce di sangue. Lì sono iniziati i primi ultimi minuti di Chiara Poggi? L’intera scena del crimine cambierebbe geometria: non più un’aggressione che si consuma rapidamente verso le scale, ma un primo contatto, forse un colpo iniziale, seguito da un tentativo di fuga prima del delirio infernale. L’arma del delitto, forse un martello. Ma, secondo altre indiscrezioni, potrebbe esserci anche altro (con la difesa di Andrea Sempio che intanto sostiene di aver individuato l’oggetto esatto). Signori, è su quel divano che il racconto rischia di cambiare davvero.
E le gemelle Cappa in tutto questo? Il TG1 ha detto che verosimilmente saranno riascoltate. E forse il famoso esposto che doveva essere portato in Procura Generale a Milano è ancora fermo proprio perché, nel frattempo, potrebbe essere arrivata una convocazione. Ma perché così tardi e a indagini così avanzate? Difficile, ad oggi, da dire, ma non è escluso che – visto il gran clamore mediatico – si voglia rifinire l’intero quadro costruito in questi mesi di indagini anche con gli ultimi dettagli. Non possiamo dimenticare, infatti, che c’è un audio in cui Paola Cappa riferisce a un amico: “Prima o poi dirò tutto”. Forse il procuratore Fabio Napoleone vuole un chiarimento definitivo proprio su quella affermazione. Il tutto mentre la youtuber, Bugalalla, pubblica altre intercettazioni dell’epoca che – al di là dell’idea che ognuno può farsi – raccontano tanto sul clima che c’era a Garlasco e dentro casa Cappa nel 2007.