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9 giugno 2026

Delitto di Garlasco: l’intonaco scomparso? I pm di Pavia sanno dove e quando s’è perso il campione di muro prelevato intorno all’Impronta 33

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

9 giugno 2026

Garlasco, mistero infinito e Procura di Pavia che ha voluto vederci chiaro proprio su tutto. Spunta il verbale sulla catena di custodia dell'intonaco intorno all'Impronta 33 oggi attribuita dall’accusa a Andrea Sempio. Dai RIS al medico legale, poi il buio. Che fine ha fatto quel pezzo di muro? Ha ragione De Rensis: altro che partita finita!

Foto di: Ansa

Delitto di Garlasco: l’intonaco scomparso? I pm di Pavia sanno dove e quando s’è perso il campione di muro prelevato intorno all’Impronta 33

Il verbale del sopralluogo fatto il 5 settembre del 2007 parla chiaro: “la traccia già catalogata come rilievo dattiloscopico numero 33 (vedasi verbale delle operazioni tecniche del 29 agosto 2007) è stata in parte asportata nella porzione dove non era sicuramente utile ad alcun accertamento dattiloscopico”. L’intonaco intorno all’impronta 33 attribuita attualmente dall’accusa a Andrea Sempio, quindi, è effettivamente stato grattato per effettuare esami e analisi e c’è anche un documento, datato invece 4 settembre, in cui si afferma che alcuni campioni, tra cui quello relativo all’impronta 33, dovranno essere conservati. A distanza di 19 anni dal delitto di Garlasco, però, la domanda è una sola: dove sono stati conservati e perché alcuni non si trovano più?

E’ quello che si è chiesta anche la Procura della Repubblica di Pavia, che tra il lavoro da fare ai Carabinieri di Moscova aveva dato anche il compito di ricostruire la catena di custodia di quel campione dopo la riapertura dell’indagine di Andrea Sempio. Ecco perchè tra i documenti relativi alla chiusura delle indagini per l'omicidio di Chiara Poggi c’è anche un verbale che ricostruisce i vari passaggi e racconta che di quel campione non si è più fatta menzione dal 6 dicembre del 2007. O, meglio, dal verbale di restituzione da parte dei RIS del materiale analizzato e di relativa consegna al medico legale dottor Marco Ballardini per la conservazione presso l'Istituto di Medicina Legale di Pavia. Insomma, dopo Ballardini il nulla.

“Tali campioni – si legge nel documento di sintesi dei Carabinieri di via Moscova che accompagna il documento integrale - vengono menzionati per la prima volta nel verbale di restituzione reperti del RIS di Parma alla Compagnia CC di Vigevano del 06.12.2007. A pagina 4 vengono così indicati: ‘Si da atto che all'interno del REPERTO n. 7 vi sono due flaconcini contenente materiale biancastro contraddistinti con le lettere "V" ed "R"’. Questi due flaconcini, unitamente ad altri reperti, vengono poi consegnati, sempre il 06.12.2007, dai Carabinieri di Vigevano al consulente tecnico Marco. Dopo tale consegna, dalla lettura degli atti in possesso di quest'articolazione, non è stato trovato un ulteriore passaggio. Tanto si comunica per i provvedimenti che Codesta AG riterrà opportuno adottare in merito”.

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Il documento di sintesi inviato dai Carabinieri di Moscova alla Procura della Repubblica di Pavia

L’ultima frase dice di più di quanto non dica l’intero documento sul caso Garlasco. Perché appare poco credibile, oggi, che – anche se eventuali responsabilità non sarebbero comunque più perseguibili – il dottor Marco Ballardini non sia stato quantomeno sentito dalla stessa Procura della Repubblica di Pavia per capire se il campione di intonaco sia stato consumato tutto nelle varie fasi degli accertamenti o se, come era stato disposto e come ricorda anche il consulente di Alberto Stasi, dottor Matteo Fabbri, una parte ne sia stata conservata. A pensare male, diceva qualcuno, si fa peccato, ma ci si azzecca. Ecco perché l’assenza di documentazione relativa a una eventuale e recente escussione ulteriore del dottor Ballardini fa pensare che possa esserci una intera parte delle indagini sulla morte di Chiara Poggi ancora coperta dalla segretezza più assoluta. Chiaramente non in merito all’azione omicidiaria, ma a quanto avvenuto nel corso delle indagini del 2007 e nelle fasi precedenti all’inizio del processo di primo grado nei confronti di Alberto Stasi.

Quel campione è stato consumato tutto? O è davvero andato perso nelle pieghe della cronaca giudiziaria? Oppure c’è la possibilità che, avendo i carabinieri di via Moscova ricostruito tutti i vari passaggi e avendo individuato il momento in cui se ne sono perse le tracce, sia stato ritrovato? Impossibile, adesso, rispondere a questi dubbi, ma quell’ultima frase del documento di sintesi racconta chiaramente che le zone d’ombra (senza necessariamente voler vedere la malafede) sono davvero tante e che l’ulteriore slittamento della richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio – nonostante l’informativa di chiusura indagini – sia effettivamente una giocata di strategia da parte della Procura della Repubblica di Pavia. Che, come ha detto l’avvocato De Rensis di recente, ha continuato a restare in campo dopo aver lasciato intendere a tutti che la partita fosse finita e si potesse andare sotto la doccia.

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Il vecchio verbale di consegna dei reperti al dottor Ballardini

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