Raffaella Fanelli è una giornalista d'inchiesta. Una che le fa davvero, le inchieste, quelle che fanno rumore, che riaprono piste e indagini, come quella sull'omicidio di Mino Pecorelli, quasi cinquant'anni dopo la morte del giornalista. Le inchieste scomode, che fanno paura, che ti costringono a sederti davanti a personaggi ambigui, assassini, trentacinque per l'esattezza nel corso della sua carriera. L'abbiamo intervistata dopo che su Facebook ha commentato la locandina del festival letterario di Sorrento, il "Festival internazionale del giornalismo e del libro d'inchiesta". Al telefono la sua voce porta rabbia, tanta rabbia, ma anche profondo fastidio e un po' di pena. Sì, perché al sedicente "Festival internazionale del giornalismo e del libro d'inchiesta" fra i nove ospiti in programma non era prevista alcuna donna.
"L'ho trovata per caso, perché cercavo la pagina del 'Festival del Giallo' di Napoli a cui sono invitata, e a un certo punto mi sono ritrovata davanti a questa foto inquietante. Questo festival si presenta come Festival del giornalismo e dei libri di inchiesta, però ignora il senso delle inchieste, soprattutto metà del mestiere che viene fatto da noi donne. Mi sono ritrovata davanti a nove uomini in foto, allineati a rappresentare il giornalismo e il libro d'inchiesta. In un paese dove le giornaliste sono tante, e sono brave. Questa dovrebbe essere una vetrina che dovrebbe celebrare le inchieste, quindi la pluralità". Ebbene sì, gli ospiti inizialmente previsti erano i giornalisti Sigfrido Ranucci, Nello Trocchia, Luca Sommi e Lucio Caracciolo; lo scrittore Alessandro Orsini; i politici Alessandro Di Battista e Arturo Scotto e i magistrati Luigi De Magistris e Nicola Gratteri. Insomma, giornalismo? Poco. D'inchiesta? Ancora meno. "Vorrei vedere chi, fra quei nove, ha fatto un'inchiesta seria" continua Fanelli. "Sono conduttori, personaggi televisivi. A parte i magistrati, questa è la verità".
Una scelta che rivela, secondo Fanelli, un problema di pubblico prima ancora che di valori: "Hanno scelto dei personaggi televisivi, tutti uomini, perché puntano a un pubblico che non è il lettore, ma è il pubblico mediocre che punta a farsi la foto vicino al personaggio famoso, a farsi firmare un libro che mai leggerà. I veri lettori non andranno mai a comprare il libro scritto da un editor. Comprano il libro scritto da un giornalista".
Ma non solo un problema dell'organizzazione, anche e soprattutto degli stessi ospiti presenti: "Mi dispiace che proprio nella serata di apertura Sigfrido Ranucci, tra l'altro a conoscenza di questa protesta, abbia avallato questa scelta organizzativa." "Mi spiace che non abbia speso una parola per dire no. Non ci aspettavamo che rinunciasse agli applausi o a qualche copia venduta in più, ma almeno una presa di posizione per dire che non è giusto. Lui è stato taggato dalla collega Stefania Divertito e non ha scritto nulla, non ha neanche commentato. Anzi, queste persone hanno ignorato, che è ancora peggio".
Il palco di Sorrento ha fatto finta di nulla, ma per fortuna sul web il post di Raffaella Fanelli ha raccolto un ampissimo seguito: "Per fortuna non è caduto nel vuoto ma è stato ripreso da Paola Rizzi, che è vicepresidente di GiULiA, le 'Giornaliste Unite Libere e Autonome'. Lo hanno rilanciato e amplificato colleghe e anche colleghi".
Perché il giornalismo, soprattutto se cerca di fare la morale agli altri, deve necessariamente averne una propria: "Sono proprio quei nove volti a doversi rifiutare. Non mi fanno rabbia, mi fanno pena." "Per vendere qualche copia in più, per nutrire il loro ego con qualche applauso si prestano a questo spettacolo bieco e maschilista. E tra l'altro tra di loro c'è qualcuno che non sempre ha rispettato le donne...".
La questione, insiste Fanelli, non è personale. È il paradigma di un mondo: "Perché i festival non sono solo il calendario, le cene, l'albergo, sono atti simbolici, dicono come si fa il mestiere. E chi resta fuori dall'inquadratura in questo palco sono solo donne. Su quel palco ci stanno dicendo che non conta lo sguardo di una donna che ha affrontato lo sguardo di mafiosi, che ha subito querele temerarie per aver fatto il proprio lavoro.
È uno schiaffo a Fabiana Pacella, che con le sue inchieste ha denunciato la mafia nel Salento. Penso alle querele temerarie che ha affrontato Marilù Mastrogiovanni, penso a Sandra Rizza, cronista de L'Ora di Palermo che ha scritto negli anni caldi della guerra di mafia, ha sfidato poteri reali. Stefania Divertito, che da anni indaga sull'ambiente, sull'inquinamento, sulle bonifiche mancate. E anche Rosaria Capacchione, Francesca Vannocchi, Floriana Buffon, Annalisa Camilli, Stefania Limiti, Angela Iantosca, Milena Gabanelli, che proprio Ranucci ha sostituito a Report. Non è giusto".
E parlando di donne e inchieste non può non venire in mente Oriana Fallaci: "Io quando ho visto quella foto ho pensato alla grande Oriana Fallaci. Negli anni '70 intervenne in un dibattito televisivo sull'aborto. Un tema e un dolore che riguarda soprattutto le donne, ed era discusso solo da uomini, lì Oriana Fallaci lo fece notare. Ma almeno all'epoca c'era una voce femminile, ora paradossalmente siamo messi peggio".
La verità è che, oltre a una figuraccia si è persa una grande occasione. Ieri, per tamponare le polemiche, gli organizzatori del Festival hanno annunciato la presenza di Francesca Albanese in sostituzione di Lucio Caracciolo, che non potrà essere presente. Ma in questo caso, se possibile, la pezza è ancora peggio del buco. Perché, con tutte le giornaliste d'inchiesta che ci sono in Italia, l'unica donna che si è trovata è la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati? Allora non chiamatelo Festival internazionale del giornalismo e del libro d'inchiesta, "lo si chiami Festival degli uomini che fanno inchiesta" ci dice Raffaella Fanelli. Che poi chiude amaramente: "In un paese in cui vecchi notabili del giornalismo restano ancorati alle poltrone di cui hanno goduto per decenni grazie ad amicizie politiche, che cosa dovremmo aspettarci...".