Parola d’ordine, stabilità: mentre attorno i business di famiglia ampliano le loro prospettive, il vertice del conglomerato Exor legato alla famiglia Agnelli-Elkann e presieduto da John Elkann ha operato una serie di mosse volte a stabilizzare il patrimonio e a garantire solidità patrimoniale alla cassaforte di famiglia. Quanto ricostruito dal Corriere della Sera ha permesso di capire che nel 2025, sostanzialmente, l’acquisto di azioni proprie da parte di Exor ha permesso di mettere a posto i conti e il patrimonio della holding primigenia, Giovanni Agnelli BV, società di diritto olandese che è posseduta da circa un centinaio di eredi dell’Avvocato e ha al cuore del capitale la Dicembre, la società posseduta al 60% da John e al 20% ciascuno da Ginevra e Lapo Elkann e che controlla il 41% della cassaforte. Tramite dividendi Exor e plusvalenze la Gianni Agnelli ha pressoché azzerato un debito che tra breve (420 milioni di euro) e lungo (158 milioni di euro) termine sfiorava i 600 milioni di euro, principalmente, secondo il Corriere della Sera, tramite l'adesione a un'operazione di riacquisto di azioni proprie da parte di Exor, che è quotata in borsa pur essendo controllata al 55% dalla Gianni Agnelli stessa.
In due diverse operazioni la Gianni Agnelli BV ha venduto complessivamente circa 610 milioni di euro di azioni Exor, con un profitto di 524 milioni complessivi, che sommati ai 55 milioni di euro di dividendo hanno consentito di alzare a 1,2 miliardi di euro il patrimonio netto e coprire le passività emerse. La prima delle vendite, da 570 milioni di euro, nel quadro di un’operazione da 1 miliardo di euro di riacquisto di azioni proprie da parte di Exor, non è una novità assoluta: se ne trova traccia già nel bilancio 2025 di Exor, che dice esplicitamente che “l’azionista di maggioranza della Società, Giovanni Agnelli B.V., si è impegnato, mediante un obbligo irrevocabile nei confronti della Società, a conferire un numero di azioni ordinarie della Società corrispondente a un valore complessivo di 570 milioni di euro. In conformità con la Policy sulle operazioni con parti correlate, il Comitato per il Controllo e i Rischi ha esaminato l’impegno assunto da Giovanni Agnelli B.V., inclusa l’accettazione e l’acquisto da parte della Società, operazione che è stata approvata esclusivamente dagli amministratori non esecutivi non riconducibili a Giovanni Agnelli B.V., dopo aver concluso che l’offerta pubblica di acquisto rifletteva condizioni ritenute in linea con la prassi di mercato”.
La Giovanni Agnelli BV sfiora i 10 miliardi di euro di valore, un quarto dei quali in mano a John Elkann, che nel 2023 ha compiuto l’ultima grande operazione interna agli eredi dell’Avvocato acquistandone circa il 3% dal ramo degli eredi di Umberto Agnelli, tra cui l’ex presidente della Juventus Andrea. In sostanza, la vendita di una quote di azioni detenute in Exor nel programma di riacquisto ha avuto il risultato di stabilizzare il patrimonio di fronte ai debiti presenti e dunque garantire ordinarietà e sicurezza alla cassaforte degli Agnelli, su cui per statuto la prelazione alle vendite di quote è sempre concessa ai membri della famiglia che costruì la Fiat. Insomma, si serrano i ranghi patrimoniali in una fase caratterizzata da forti ambizioni strategiche per Exor, alle cui spalle la famiglia Agnelli-Elkann ha voluto mettere insieme una struttura finanziaria rodata e patrimonializzata. Ogni anno, il dividendo Exor è la fonte principale di flusso di entrate per Giovanni Agnelli BV, e stabilizzare il debito serve a garantire continuità operativa e anche ordinaria amministrazione interna a un sistema di partecipazioni molto articolato per un gruppo che assomma circa l’85% dei diritti di voto dentro la stessa Exor, impegnata in un percorso di consolidamento e ulteriore diversificazione internazionale del proprio portafoglio. In tale scenario, la riduzione della leva e il rafforzamento della struttura patrimoniale della cassaforte familiare contribuiscono a garantire maggiore stabilità e flessibilità, sia nella gestione degli asset esistenti sia nella capacità di sostenere nuove operazioni di investimento nel medio-lungo periodo. Questa analisi può sembrare tecnica, ma permette di leggere chiaramente la complessità della sfida a cui è chiamato Elkann, che deve governare un apparato finanziario-industriale dalla struttura gestionale e manageriale pressoché unica nel suo genere, che parimenti deve anche operare una complessa architettura gestionale. Si noti, infatti, che nonostante la maggioranza delle quote di Exor sia in mano alla Giovanni Agnelli B.V., i board delle due aziende restano separati e nessuno, nemmeno Elkann stesso che ha lasciato i ruoli nella seconda nel 2023, mantiene cariche in entrambi. Insomma, in sostanza, chi gestisce a monte è separato da chi gestisce a valle. Exor deve investire, sviluppare progetti e ampliare il business. E la controllante? “The main business objective is to preserve unity and continuity of its controlling equity interest in Exor”: una breve frase a pagina 50 del bilancio 2025 di Exor spiega la mission aziendale di Giovanni Agnelli BV che in fin dei conti è fondamentale per una struttura di partecipazioni complessa e con molti interlocutori. Anche nell’epoca della finanza globalizzata la solidità delle radici contano, e mentre si consolida come conglomerato finanziario globale, con interessi dal lifescience alla tecnologia, e mentre da Stellantis a Ferrari molti business partecipati o controllati da Exor vivono fasi di transizione di mercato importanti la creatura dell’Avvocato cerca di rafforzarsi al suo interno. E abbattere il debito è stata con ogni evenienza ritenuta una prospettiva utile per aumentare la robustezza patrimoniale della controllante che porta il nome dell’Avvocato.