Se il DNA sulle le unghie di Chiara è una "riunione di condominio" (così s’è espresso il genetista Marzio Capra) inaffidabile, se l'alibi della tesi di laurea viene demolito tra un porno e un colloquio di lavoro, se persino un ex generale dell’Arma dice di aver visto (di recente) filmati che una sentenza della Corte di Cassazione ha definito non visionabili, cosa resta? Le indiscrezioni. Quelle e basta. Anche se di solito sono ciò che si dovrebbe prendere con le pinze. Anche se sono quanto di più facile da trasformare in suggestioni. A Garlasco siamo sempre allo stesso punto: la demolizione di ogni nuova verità che emerge. Sistematica. Quasi fastidiosa persino per chi osserva e basta cercando di tenere il distacco come valore principe per non lasciarsi trascinare dalle convinzioni personali.
L’ultima indiscrezione in ordine di tempo riguarda la consulenza di Paolo Dal Checco. Lui, il perito/Iena. Ha avuto dalla Procura della Repubblica il compito di analizzare i devices di Alberto Stasi e di Chiara Poggi. Ecco, sembra che il suo lavoro, dopo l’ennesima proroga richiesta, sia terminato. E che, soprattutto dal PC fisso di Chiara Poggi, siano emersi dati che bastano da soli a mettere insieme tanti pezzi. Perché raccordano fatti e personaggi. E perché, purtroppo, raccontano pure – essendo sempre stati lì su quei supporti informatici – che qualcuno non ha voluto andare a fondo. Non ha voluto guardare in una direzione diversa rispetto a quella su cui si sono sempre buttati gli occhi. Dal Checco ha consegnato? Al momento non ci risulta. Anzi, probabilmente lo farà all’ultimo giorno tra quelli concessi come proroga dalla Procura. Ma il lavoro è finito e adesso si tratta solo di tradurlo in parole (che potrebbero essere tombali).
La stessa cosa, insomma, che ormai qualche settimana fa ha fatto l’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Che le parole sembra averle pesate una a una. Al punto che adesso – sempre se le indiscrezioni circolate dovessero essere confermate – la chiave di tutto rischia di stare in un “almeno”. Chiara è stata uccisa almeno mezz’ora dopo aver fatto colazione. Chiara potrebbe essere rimasta viva molto più a lungo di quanto la fretta processuale abbia mai ammesso. Chiara, di contro, potrebbe aver fatto colazione anche molto prima rispetto a quando ha poi disattivato l’allarme, anche se tante sit, soprattutto della mamma, dicono che in casa Poggi il primo che si alzava apriva immediatamente la porta per far uscire i gatti. C’è anche un muretto rotto che nessuno ha mai spiegato: qualcuno che scavalca e che entra magari proprio mentre Chiara è impegnata a far uscire i gatti? La porta era chiusa, sì, ma senza mandate.
Intanto, sul fronte della guerra tra periti e consulenti che sta trasformando la scienza in qualcosa di stranamente opinabilissimo, si è tornati a parlare anche del divano e di quelle gocce di sangue che, alla luce delle indiscrezioni sulla consulenza Cattaneo, potrebbero far pensare che l’aggressione a Chiara sia iniziata proprio lì, forse con un pugno. Marzio Capra, consulente dei Poggi, minimizza: quelle macchie riconducono a un’altezza limitata, gocce forse cadute dalle mani sporche o dall’arma che gocciolava mentre il killer si trascinava dietro una Chiara ancora cosciente. Ma la tristissima verità resta una: siamo ancora, da parte di tutti, alla solita narrazione per coprire i buchi di un'indagine cominciata male e fatta finire peggio. Fino alla riapertura del caso e a quello che potrebbe emergere adesso.