Il mondo ultras condivide alcune battaglie fondamentali: tra queste c’è senza dubbio quella sul costo di biglietti e abbonamenti, che devono restare accessibili per mettere a tutti di vivere al massimo la passione. La fede non ha prezzo. Le coreografie e le trasferte, però, ce lo hanno, e spesso è alto. Se poi a un costo che aumenta vengono affiancate limitazioni e blacklist allora il fronte si popola. Sono tanti gli ultras raggiunti da provvedimenti, sanzioni e daspo. I motivi sono più o meno gravi. Dopo l’inchiesta Doppia Curva le due tifoserie organizzate di San Siro sono state decapitate, ma anche tifosi che con l’indagine non c’entrano ne hanno subito le conseguenze. Per settimane, infatti, gli ultras di Milan e Inter hanno protestato per le blacklist che hanno danneggiato ulteriormente i gruppi della Sud e della Nord. Ma questo genere di provvedimento riguarda anche le tifoserie di serie minori. La curva del Cesena a inizio stagione aveva attaccato gli ultras di San Siro in un comunicato: “Ci teniamo a precisare che ci siamo sempre schierati dalla parte degli ultras nel momento di battaglie comuni sia con tifoserie amiche che nemiche, in questo caso invece prendiamo fermamente le distanze dalle proteste e dai piagnistei delle due tifoserie di Milano. Il meccanismo con il quale sono stati fatti fuori dallo stadio è dovuto al codice di gradimento, uno strumento fortemente repressivo che mette in mano alla società il potere di decidere chi può entrare allo stadio e chi no”. Già nel 2018 i cesenati avevano contestato questo strumento insieme ad altre tifoserie. In quel momento, però, dalla Nord e dalla Sud non sarebbe arrivato nessun tipo di sostegno: “Sicuramente la cosa avrebbe avuto molto più risalto se avessero partecipato anche le tifoserie delle big”. Poi la stoccata: “In quel momento però erano occupate a pensare ad affari ben più redditizi”. E in chiusura: “Le battaglie vanno fatte a priori a prescindere dalla situazione, perché la repressione fa male a tutti indistintamente da categoria, dimensioni della tifoseria e a qualsiasi latitudine e longitudine. Ultras è passione. No business. Liberi di tifare”.
Prima di Milan-Cremonese la curva Sud aveva risposto agli affezionati del Cesena definendo “indecente” il comunicato ed escludendo ancora una volta il coinvolgimento degli ultras rossoneri nei “business e affari redditizi”. Nella fanzine i toni sono durissimi: “Bastano qualche articolo di giornale e un processo mediatico come quello capitato alla nostra curva e subito i fenomeni gettano la maschera degli ultras dai grandi valori per scendere in campo e calarsi nel ruolo che più gli si addice di inquisitori giustizialisti”. E ancora: “Secondo la convinzione di questi mentecatti dovremmo star qui a prendere lezioni di mentalità da pagliacci come loro”.
In virtù di questo scontro aperto, la curva Nord del Brescia ha deciso di interrompere il gemellaggio con la curva Mare di Cesena. Tra i due direttivi ci sarebbero state troppe incomprensioni, i bresciani stanno con la Sud del Milan, i cesenati invece hanno preferito prendere le distanze dai rossoneri. I tifosi del Brescia sono sempre stati vicini ai milanisti in questo periodo, alcuni di loro erano presenti a Milano quando, a giugno, sono state lette le sentenze di primo grado. A Cesena non sono state prese bene le proteste per le blacklist, arrivate solo quando erano le curve di San Siro a subirne le conseguenze. Il mondo ultras si divide anche su questo. Dove sta andando il tifo moderno? La direzione sembra sempre meno chiara.