Il crollo di Roberto De Zerbi a Marsiglia e la conseguente risoluzione consensuale decisa in accordo con la società francese hanno generato non poco brusio anche in Italia. Basta provare ad avventurarsi nell’infinito mare, spesso inquinato, dei social network per scoprire un inquietante approccio accusatorio nei confronti dell’allenatore bresciano. Come fosse colpevole di aver, in qualche modo, danneggiato il gioco del calcio. Un assurdo cortocircuito tutto italiano che porta un buon numero di appassionati a esultare per le disgrazie sportive di un connazionale in cerca di fortuna all’estero. Una realtà distopica degna della letteratura di Orwell che trova sviluppo e vigore nell’infinita battaglia moderna, senza premio finale, tra il giochismo e il risultatismo, dimenticandosi che nessuno va in campo per perdere le partite. Se poi, a questo piatto piccantino, aggiungiamo le simpatie e le antipatie di chi indossa la maglietta del tifoso, non ne usciamo più. Diciamo la verità: in Italia De Zerbi non viene apprezzato fino in fondo perché è amico di Lele Adani che, qualche anno fa, aveva avuto una accesa discussione con Massimiliano Allegri in diretta tv. Divide per quello, altrimenti non c’è spiegazione.
Il rapporto con l’Om è giunto al capolinea dopo la clamorosa eliminazione in Champions League, in seguito alla sconfitta troppo pesante, 3-0, in casa del Bruges, e la goleada per 5-0 subita ne Le Classique contro il Psg. Non c’era altro da fare: la rottura era nell’aria e probabilmente necessaria per provare a rimediare la stagione in chiaroscuro di un ambiente dalle alte temperature emotive che non voleva più De Zerbi seduto in panchina. Capita nella carriera di un allenatore, anche ai più bravi. Ricordiamo, per esempio, la burrascosa fine del rapporto tra il Tottenham e Antonio Conte qualche stagione fa, giusto per fare il nome di chi in Italia è considerato il Re mida del gioco del pallone. A dimostrazione che, quando un progetto sportivo prende la piega sbagliata e crolla, non deve essere considerato un giudizio definitivo sull’allenatore. I fattori possono essere molti e vanno analizzati. Il lavoro di De Zerbi a Marsiglia, infatti, non è da buttare. Quando, nel giugno 2024, firmava il contratto, l’Om era in crisi. Le due stagioni precedenti erano state fallimentari con Gasset, Tudor, Gattuso, Marcelino. La squadra più prestigiosa di Francia aveva perso la Champions League e l’identità. E soprattutto aveva annunciato anche un ridimensionamento importante del monte ingaggi della squadra. Non era certamente una passeggiata riportare questo club prestigioso a competere la testa della classifica della Ligue1 e a giocarsi le competizioni con il Psg dei petroldollari.
De Zerbi, affiancato da una società molto italiana (il presidente Longoria con un passato come scout nell’Atalanta, il ds Benatia, importante difensore in serie A di Roma e Udinese, Fabrizio “Penna Bianca” Ravanelli consigliere) c’era riuscito. La prima stagione era stata un successo: 35 partite tra Ligue 1 e Coupe de France, 20 vittorie, 5 pareggi e 10 sconfitte; 78 gol realizzati, 50 subiti e qualificazione in Champions League con una grande festa nell’ultima giornata sul campo del Le Havre in cui dagli spalti si leggeva la frase “Heureaux de vous revoir” (piacere di rivederti). Un sogno riacciuffato che aveva fatto impazzire di gioia gli appassionati tifosi bianco azzurri. E l’allenatore italiano era diventato il loro idolo. Tra i suoi tantissimi meriti anche quello di aver creduto e rilanciato il talento cristallino Mason Greenwood. Questa era la stagione della consacrazione. C’era da duellare con il Psg campione d’Europa e provare a fargli lo sgambetto in campionato, oltre a giocarsi tutte le carte possibili in Champions League. Qualcosa non ha funzionato fin da subito. In estate la rissa tra Rabiot e Rowe, poi malumori con Kondogbia, l’esclusione di Murillo, la sconfitta il Supercoppa e infine le gravi cadute con Bruges e Psg. Non è andata bene, giusto sottolinearlo. Ma una stagione negativa non deve condannare la storia di un giovane allenatore italiano di 45 anni, che si è sempre distinto per coraggio, coerenza, innovazione e soprattutto con tante altre opportunità per rilanciarsi. Potrebbe succedere già dalla prossima stagione in serie A: Fiorentina e Napoli le prime due che, dalle indiscrezioni che trapelano, potrebbero già averci fatto un pensiero.