Roberto De Zerbi è uno che divide, lo sappiamo. La novità è che ora anche in Francia ce l’hanno con lui. Lo ha attaccato Dugarry, ex centravanti non così implacabile sotto porta con la maglia Milan, che lo ha definito “un incompetente”. Poi ci si sono messi i tifosi dell’Olympique Marsiglia che, durante l’ultima partita casalinga di coppa di Francia contro il Rennes, al Vélodrome hanno esposto striscioni contro il tecnico di Brescia e la società: “La nostra passione non ha limiti, la nostra pazienza è finita: 28/01/2026 non dimenticheremo”. Il riferimento è chiaro: ai sostenitori non è andata giù l’eliminazione dalla fase a gironi della Champions League in seguito alla sconfitta per 3-0 rimediata contro il Bruges e al gol del portiere del Benfica al gong. Effettivamente è stata una caduta rovinosa, impossibile da giustificare, che, sommata all’andamento altalenante in campionato, fa arrabbiare una delle curve più calde d’Europa. Resta solo la coppa nazionale come obiettivo stagionale e, considerata l’assenza del Psg eliminato, c’è da credere che l’Olympique Marsiglia, proverà ad alzarla. È un dovere nel clima incandescente di un ambiente che chiede di più. Ma siamo sicuri che il responsabile di questo mancato salto di qualità di uno dei club più gloriosi di Francia sia Roberto De Zerbi?
I problemi ci sono, inutile negarlo. Lo spogliatoio sembra una polveriera: in estate c’era stata la rissa tra Rabiot e Rowe, tagliati e oggi rispettivamente a Milan e Bologna, poi il faccia a faccia tra Kone (passato al Sassuolo) e l’allenatore. Quindi, notizia di questi giorni, tensioni anche tra Kondogbia e Vermeeren e la cacciata di Murillo. Tutto questo però non basta per mettere alla graticola uno degli allenatori di iconici della new age del calcio italiano. Probabilmente la figura più rappresentativa dei cosiddetti (volgarmente) giochisti. Che poi, in realtà, non significa niente. Perché De Zerbi, a differenza di quello che si sostiene nei salotti monotoni dell’opinionismo calcistico, a Marsiglia ha portato carattere, gioco, il rilancio totale di un talento come Greenwood, ma anche e soprattutto risultati. L’OM viveva stagioni travagliate, con piazzamenti mediocri, mentre nella passata stagione, con il tecnico bresciano, pur con un distacco di quasi venti punti, in campionato ha battuto tutti ed è arrivato dietro solo al Paris St. Germain campione d’Europa, qualificandosi per la Champions League.
Quest’anno addirittura dà la sensazione di poterselo giocare il titolo. C’è un po’ di distanza e il Lens di mezzo, ma a gennaio di strada c’è tanta strada da percorrere. Il primo grande appuntamento è in calendario domenica 8 febbraio: si va al Parco dei Principi a sfidare i campioni, quelli che hanno rifilato cinque pere agli ingiocabili. La partita vale la stagione: lotta in vetta alla classifica e reputazione. All’andata l’Om aveva vinto 1-0, in Supercoppa aveva avuto la meglio la formazione parigina ma solo ai rigori. È tutto da giocare: vita o morte, gloria o fallimento. E statene certi, a De Zerbi piace così, perché dite quello che volete, ma questo uomo è l’essenza della passione per il calcio. E noi italiani dovremmo esserne orgogliosi, non solo giudicare per preconcetti di inutili battaglie ideologiche.