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Luca Marini a MOW: “Nel 2025 la vittoria di Marc Marquez era già scritta, quest’anno no. Cercare la a vittoria? Fa parte del godimento finale”

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

4 marzo 2026

Luca Marini a MOW: “Nel 2025 la vittoria di Marc Marquez era già scritta, quest’anno no. Cercare la a vittoria? Fa parte del godimento finale”
È alla sua sesta stagione in MotoGP Luca Marini, la terza da pilota ufficiale con Honda. Gli abbiamo chiesto della sua preparazione, del fatto che sta imparando il giapponese, di come vedrebbe Fabio Quartararo in squadra e di quello che sta diventando la MotoGP. Lui sorride, risponde sempre e scherza pure: “Il mio mood quest’anno è quello di fare più casino possibile”

di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

Luca Marini è tra i pochi piloti che ti chiamano per nome, che ogni tanto si fermano a chiacchierare delle cose della vita. Potrebbe essere difficile crederci ma sa anche essere parecchio divertente. 28 anni, sesta stagione in MotoGP, una figlia a casa che cresce. "Quest’inverno abbiamo avuto un po’ di influenza… ma capita, ce la siamo passata tutti e tre. È una bellissima esperienza, però il tempo sta volando”, ci racconta con un sorriso a inizio stagione. Luca studia tanto e lo fa per tutto, dai dati prodotti in pista ai tre alfabeti giapponesi con cui sta cercando di avvicinarsi alla sua squadra. Abbiamo approfittato del suo tempo per un quarto d’ora poco prima dell'inizio della stagione 2026. Ecco cosa ci ha raccontato.

Questa è la tua sesta stagione in MotoGP: come l’affronti?

“Cerco di prepararmi meglio delle altre stagioni, facendo tesoro di tutte le esperienze passate. Cercando di divertirmi, alla fine siamo veramente fortunati a far parte di questo grandissimo sport: guidare la MotoGP è qualcosa di incredibile e devi cercare di avere sempre quella spinta motivazionale dentro, sapere che stai facendo una cosa veramente bella e unica al mondo”.

Hai detto che cerchi di prepararti meglio: come ci si prepara meglio?

“Con più qualità, cercando di lavorare sulle mie debolezze dell’anno scorso. E poi cercando di mangiare meglio, perché comunque ho sempre diversi problemi a livello di stomaco e intestino. Sono molto delicato, viaggiando sempre in tutto il mondo è sempre difficile”.

In effetti viaggiando perdi un po’ il controllo su tutta una serie di cose: il cibo, la palestra, le abitudini, il jet-lag…

“L’unica cosa per superare questo problema è pensare che neanche gli altri dormono, alla fine è un problema per tutti”.

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Luca Marini, MotoGP 2026.

Tre anni fa sei passato alla Honda, una decisione che hanno criticato in molti. Pare però che stia andando bene: sta crescendo la moto, stai crescendo tu.

“Assolutamente. Vedere quando siamo riusciti a far migliorare la moto da quando sono arrivato e quanto io sia cresciuto mi dice che è stata la scelta giusta. Ora abbiamo tutti la voglia di tornare a ottenere risultati importanti”.

Qual è la cosa più impressionante nel lavorare in un’azienda gigantesca come la Honda, in cui ti interfacci con tante persone?

“È molto bello, difficile poi realizzare quanto possa essere grande l’azienda. Honda è enorme, si occupano di un sacco di cose e vedi sempre facce nuove. Arrivo al primo test dell’anno e ci sono almeno sei o sette giapponesi che non ho mai visto (ride, ndr). Ed è bello presentarsi, cercare di capire cosa stanno facendo e su quale parte della moto lavorano”.

Stai imparando il giapponese…

“Veramente complicato, anche se gli uomini che sono sempre con me mi danno una mano”.

… E porti la tua squadra a girare con le minimoto a Cattolica.

“Sì, siamo stati al Jeepers con la mia squadra e ci siamo divertiti molto. Quest’anno replicheremo, magari allargando l’invito ad ancora più persone. La moto è piccola, è scomoda - soprattutto per me - e ti ritrovi ad avere il battito cardiaco altissimo, come con la MotoGP. Per quello è un bell’allenamento… Uno magari non ci crede, ma si fa molta fatica a guidare quelle moto lì”.

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La moto è cresciuta, tu anche: ti sei posto l’obiettivo del podio?

“Io penso che si possa fare. Poi non dipende soltanto da noi, non sei mai da solo. Però possiamo fare un bel lavoro, penso che adesso dovremo solamente sentirci veloci e goderci questo momento, perché la moto è migliorata e finalmente possiamo pensare a ottenere il massimo, perché più o meno ci siamo. Mancano due o tre dettagli importanti, vediamo se nei primi tre mesi del campionato riusciremo a fare un bel pacchetto con cui arrivare a fine stagione. Si faranno pochi miglioramenti, per tutte le case”.

Cosa ti aspetti da questa 850?

“Nulla, vediamo”.

Abbiamo dato un’occhiata ai tempi: quando passarono dal 990 con cui si correva nel 2006 all’800 usata nel 2007: i tempi sono uguali identici. Stessa cosa quando si tornò al mille.

“Vedremo, adesso fare una stima sui tempi penso sia impossibile perché non sappiamo ancora che gomme porterà Pirelli. Quello che ti fa abbassare in tempi sono le gomme”.

Come la vorresti la gomma ideale?

“Basta che funzioni bene. Che siano tutte uguali. Che siano sicure, che ci permettano di divertirci e di fare belle battaglie in pista”.

E della radio cosa pensi?

“Arriverà, arriverà. Credo sia ancora un po’ troppo presto, però Dorna sta facendo un ottimo lavoro e sta spingendo e sarà molto interessante per aumentare lo spettacolo, questa è una certezza, l’aspettiamo. Basta che arrivi nel momento giusto, affrettare le cose… ci va di mezzo anche la sicurezza dei piloti: non siamo con la macchina, deve funzionare tutto bene e non deve essere ingombrante, pesante o pericoloso”.

Si parla molto di mercato: come ti vedresti con Fabio Quartararo dall’altro lato del box?

“Ah, io da Dio! Se posso rimanere io e vedere Fabio con me in HRC… sarebbe fantastico, pensando a me stesso più che altro. Ma la verità è che non si sa niente, si stanno facendo un sacco di speculazioni ancora prima di mettere piede nel 2026, quindi secondo me è un po’… tutto ancora prematuro, vediamo”.

Tutto troppo in fretta?

“Mah, per me ci sta, mi piace. Si vede che negli altri sport non stava succedendo niente di interessante e sono partite tutte queste bombe sulle moto. Ma va bene, alla fine fa parte del gioco”.

Beh, una settimana così a tutto fuoco è meglio di nove mesi di chiacchiere inventate.

“Ma poi ci saranno lo stesso questi nove mesi di chiacchiere inventate! Ieri abbiamo fatto dei video con Dorna e sulle 2027 predictions ho cercato di fare più casino possibile. Il mio mood di quest’anno è questo qui, fare più casino possibile”.
 

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Gli rendi un po’ indietro questa cosa per cui tu vuoi fare il pilota e loro ti vogliono far fare i social.

“Esatto. Che poi se fai le cose serie non è divertente. Anche perché poi non ci becchi uguale, se anche sai tutte le voci perfette alla fine qualcosa cambia”.

A novembre 2024 dici: ‘Vedo che c’è tanto interesse nel far vincere Marc Marquez. Penso che il 2025 sia già scritto’.

“Eh, vedi! Di sicuro Marc Marquez non ha bisogno di aiuti, ha dimostrato di essere molto forte e la Ducati ha dimostrato di essere la moto da battere. Ci sta, adesso è il pilota più in forma sulla moto migliore. È normale che abbia vinto lui, speriamo quest’anno di dargli più fastidio. Secondo me la sfida di quest’anno è questa. Cerchiamo di alzare il livello di tutti e sicuramente questa volta è più divertente. Però ecco, quest’anno non è già scritto”.

Troppo show e poco sport?

“Lo show c’è, le gare sono belle anche se si possono ancora un po’ migliorare - e miglioreranno - però va bene così, quello che dobbiamo fare noi è andare in pista. Pensare a quello ed essere più veloci possibili, performare e vincere le gare. Dobbiamo cercare di riportare la MotoGP al numero uno nel motorsport, dove è stata per tanti anni in passato. Adesso penso ci siano tutte le carte in regola per riuscirci, è uno sport migliore rispetto ad altri a livello di adrenalina e di spettacolo. Basta solo raccontarlo meglio”.

Cosa ti rende veramente felice sulla moto?

“La velocità. La velocità è sempre stata la cosa che mi è piaciuta di più. Esci dalla pit lane, la pit lane vecchia a Silverstone, dove si usa molta potenza della moto, perché la pista è grande e c’è abbastanza grip… aprire il gas lì è incredibile. Oppure a Phillip Island: la corsia è strettissima e piena di buche, però tu cerchi di accelerare per vedere come va la moto e per non raffreddare le gomme. Oppure a velocità più alte, sul rettilineo del Qatar: quando passiamo sul traguardo che siamo sulle tribune, c’è l’edificio dei box e poi trecento metri di nulla. Anzi, c’erano prima perché ora hanno costruito degli edifici, ma quando passavi in quel momento di vuoto c’era un sacco di vento, un sacco di aria, anche nel casco: lì senti che stai andando forte, lo percepisci. Quella è veramente una bella sensazione per me”.

Cosa sei disposto a fare per viverla?

“Più o meno tutto quello che è necessario per provare a vincere. Soprattutto negli ultimi anni, perché il livello si alza sempre di più, non lasciare nulla al caso”.

Ti pesa la ricerca di una vittoria?

“È divertente, è divertente. Alla fine anche tutto il processo per arrivare alla vittoria fa parte del godimento finale”.

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