Ma tutto bene? Una foto di una pistola inviata su WhatsApp poche ore prima di scendere in campo. La situazione delle scommesse nel tennis sta sfuggendo di mano. O più che delle scommesse dovremmo parlare degli scommettitori, e in particolare di una minoranza rumorosa che getta fango su una pratica perfettamente lecita e, nella maggior parte dei casi, pulita. La piaga degli scommettitori nel tennis è nota da anni. Insulti social e dal vivo ai giocatori solo per aver perso una partita. Non per una questione di tifo, per tenere a un giocatore piuttosto che al suo avversario, il che sarebbe ugualmente grave. Ma solo per il fatto di aver scommesso soldi sulla vittoria. Una pratica partita probabilmente in modo goliardico, grazie ai social che azzerano la distanza tra il giocatore e l'appassionato, ma che è presto sfociata in delle devianze che hanno superato i limiti del tollerabile. L'ultimo caso è quello recentissimo che ha riguardato la tennista italiana Lucrezia Stefanini, numero 138 del ranking Wta, eliminata da Victoria Jimenez Kasintseva dai turni di qualificazione al 1000 di Indian Wells. Questa volta gli scommettitori non si sono limitati ai messaggi social, ma sono passati addirittura agli insulti e alle minacce direttamente sul WhatsApp privato di Stefanini. "Faccio questo video per denunciare quello che mi è accaduto prima della partita. Sul mio numero Whatsapp ho ricevuto minacce di morte se non avessi perso la partita. Mi hanno inviato la foto di una pistola, hanno scritto anche i nomi dei miei genitori, il posto dove sono nata. Una cosa molto grave".
È solo l'ultimo di una lunga serie di episodi. Giusto qualche giorno fa era successa una cosa simile a Mattia Bellucci, con offese e minacce sui social. Ad agosto l'ucraina Elina Svitolina aveva pubblicato nelle proprie Instagram Stories alcuni dei messaggi ricevuti dopo la sconfitta a Montreal contro Naomi Osaka: “Spero che i russi vi uccidano tutti, mer*e ucraine”, o ancora: “Ritirati dal tennis e tornatene da quella scimmia inutile di tuo marito”, riferendosi al tennista Gael Monfils, marito di Svitolina. Quello delle scommesse è diventato un problema serio per il tennis, e non si limita solo ai social. È frequentissimo infatti durante i tornei sentire alcuni pseudo-spettatori intimidire i giocatori in campo. Era successo a Roma ad esempio, quando Alex De Minaur era stato bersagliato per tutta la partita da un gruppetto di spettatori nella sfida contro Luca Nardi al terzo turno. Un evento che aveva provocato la dura presa di posizione di Paolo Lorenzi, direttore degli Internazionali Bnl d'Italia: “Il fenomeno degli scommettitori 'live' sui campi da tennis, come su altri siti di gara in altri sport, è da tempo monitorato dalla nostra Federazione con la massima attenzione. Posto che, naturalmente, l’attività di betting è consentita a ciascun maggiorenne nei termini disciplinati dalla legge, riteniamo semplicemente inaccettabile che questa attività abbia un qualsivoglia punto di contatto con quella agonistica”. Un fenomeno che diventa ancora più intenso nei tornei delle fasce medio-basse. Il tennis è uno sport che abitua la sconfitta. Arriva inevitabile nelle settimane di quasi tutti i professionisti, e già così è sempre difficile da buttare giù. I tennisti poi, ve ne abbiamo già parlato, sono sostanzialmente dei liberi professionisti, si autofinanziano tramite i montepremi, e quindi sono costretti a vincere per continuare a giocare. Beh, per degli sportivi già soggetti a simili pressioni è impensabile che arrivino anche dei condizionamenti esterni che nulla hanno a che vedere con lo sport. Nel mondo social e iperconnesso quello delle minacce via web è un fenomeno difficile da arginare, ma casi come questi non possono che imporre dei seri ragionamenti sul tema. Non è più una degenerazione dei social, ma un binomio fra sport e violenza verbale che non può più essere tollerato.