Se nasci in Val Pusteria, in mezzo alle Dolomiti, il tuo sport naturale è lo sci. Sulla neve i ragazzi di quella porzione di Italia germogliano come stelle alpine e imbracciano le lamine fin da giovanissimi. Lo sa bene Jannik Sinner, che prima di dedicarsi a tempo pieno alla racchetta si divideva con la discesa dalle montagne. È cosa ormai nota: si dice che Jannik fosse forte anche sugli sci. Ma ora ne abbiamo la conferma. Ci troviamo a San Sicario, in Piemonte. È l'aprile 2009 e si svolge una gara fra giovani sciatori, il 32° Gran Premio Giovanissimi. Al primo posto nel Gigante arriva un bambino: la faccia bianca, i capelli folti, rossi e otto anni ancora da compiere. Un nome strano, di derivazione straniera, al banco delle iscrizioni sbagliano e scrivono “Yannik Sinn”. In realtà è ovviamente Jannik Sinner. Si mette dietro qualche nome noto. Al secondo posto lo sciatore della Nazionale Simon Talacci, ma soprattutto al dodicesimo c'è Giovanni Franzoni. La nuova stella dello sci azzurro, il vincitore del SuperG a Wengen prende quattro secondi dall'attuale numero due del mondo ATP.
Oggi Sinner è a Melbourne a caccia del terzo Australian Open, Franzoni in Austria, a Kitzbuehel dove si correrà la Coppa del Mondo. Diciassette anni dopo quel foglio riaffiorato con l'ordine di arrivo a San Sicario ha fatto incrociare di nuovo le loro strade. A Sinner è stato chiesto conto di quella vittoria sulle Alpi da bambino, e del suo potenziale nello sci. Nella sua risposta in qualche frase il tennista condensa una lezione di etica dello sport: “Le gare le seguo tutte, sono super contento per lui. Della nostra gara in sé però sinceramente non ricordo niente. Ma sai ti fa anche capire quanto è importante essere forte o scarso quando ha tredici/quattordici anni. A quell'età i risultati in sé possono essere importanti come no. Sicuramente lui sembra uno che ha un grande cuore e uno che ci va sotto con tanto lavoro, gli auguro il meglio. Sapevo di essere forte nello sci però è abbastanza relativo quando sei giovane”.
In queste poche battute c'è prima di tutto la grande umanità di Sinner. Lui tra i due per ora è il campione, quello affermato, senza contare che quella gara l'ha vinta nel 2009. Avrebbe potuto tirarsela, fare lo sborone, dire che sarebbe stato un fenomeno anche nello sci. Invece concede a Franzoni questa carezza che sa di benedizione. Sì perchè Sinner, checchè se ne dica, in questa veste sente di rappresentare lo sport italiano. È l'icona, il più forte, il più rappresentativo, e investe un altro possibile campione.
Poi c'è la lezione da far sentire ad ogni giovane sportivo. È inutile sentirsi arrivati a quattordici anni. Vincere a quell'età può fare piacere ma non vuol dire nulla, la strada è ancora lunga. Sinner dimostra che la narrazione del duro lavoro, dei sacrifici, spogliata da tutta la retorica ha la sua verità. Franzoni in quel foglio dei tempi non è secondo o terzo. È dodicesimo, a quattro secondi di distacco dal primo. Oggi ha vinto di più di tutti quelli che quel giorno lo avevano battuto. È inutile bollare come fenomeni o come scarsi ragazzini in crescita, vale nello sci come vale in ogni sport a tutti i livelli. Quel foglio con la classifica di San Sicario andrebbe appeso in tutte le scuole calcio, le palestre, i circoli e in generale i centri di formazione dei bambini. Quello che davvero contraddistingue i campioni non è il talento, è la testa, l'ossessione che prima o poi porta alla vittoria. “Gareggiare per eccellere, altrimenti non ha senso, altrimenti sto a casa mia a fare altro” ha dichiarato Franzoni dopo il suo primo podio in Coppa del Mondo. La strada per il successo è stata tortuosa. Dopo le gare con Sinner ha dominato il circuito juniores, poi un infortunio ha rischiato di porre fine alla sua carriera. È andato su, poi giù, poi di nuovo su, sci e funicolare. Ora si sta prendendo le sue vittorie, ora sta sbocciando fra la neve. Quel foglio di San Sicario insegna a tutti, e ancora una volta lo sport si fa metafora della vita. La lezione di un grande campione dello sport italiano e di uno che speriamo lo possa diventare.