“Parlo io per spiegare la situazione e dove siamo con questo progetto. Non lo vedo come momento di crisi”. Sono parole del direttore generale di Yamaha, Paolo Pavesio, dopo il tremendo fine settimana di Buriram. Le M1 arrivate praticamente tutte insieme nelle ultime posizioni sono l’immagine di una rivoluzione che fatica troppo a rivoltare veramente. E che, anzi, mette davanti a un dubbio: non sarà che era meglio prima? E’ quello che si chiedono, probabilmente, anche almeno tre dei quattro piloti di Yamaha (Toprak è escluso perché non ha reali margini di confronto). E che potessero chiederselo davanti ai media è esattamente ciò che Yamaha ha voluto evitare, con la delusione ancora calda a fare il sangue amaro. Risultato? Nessuno dei piloti Yamaha può parlare. A farlo per tutti ci ha pensato Pavesio. “Era giusto –ha detto ai microfoni di Sky - che venissi qui per spiegare la situazione attuale e a che punto siamo con il progetto”. Ma giusto per chi? I protagonisti delle corse sono i piloti e non farli parlare è mettere la polvere sotto il tappeto, anche se Pavesio si affretta a ribadire che non è così.
“Ci sono sempre le aspettative – dice – e ci sono sempre le speranze, ma poi c'è sempre anche la realtà. È una rivoluzione tecnica, quindi dobbiamo accettare che la gara di oggi ci dice dove siamo: abbiamo una montagna di 30 secondi da scalare". Tutto esatto. Tutto ineccepibile. Tutto anche onorevole. Ma i piloti avrebbero detto qualcosa di diverso? Probabilmente no e è per questo che la scelta di “chiuderli” nel silenzio stampa dopo un solo fine settimana di gara fa venire il sospetto che possa esserci anche altro. Forse, come si vocifera, la richiesta – avanzata in maniera neanche troppo velata da Fabio Quartararo – di tornare sulle scelte fatte e rimettere in pista la vecchia moto, rimandando al 2027 l’esordio del V4.
Una ipotesi, questa, che Pavesio non conferma neanche come voce del paddock e che, anzi, sembra non prendere neanche minimamente in considerazione. “Noi sappiamo che se non ci avessimo provato non saremmo arrivati pronti nel 2027 – dice ricorrendo a un po’ di politichese - non vuol dire che il 2026 sarà un anno di sviluppo, ma accettiamo il fatto di essere dove siamo oggi: sappiamo che ogni gara impareremo e che dovremo essere in grado di mettere insieme tutti i pezzi". In grado sì, ma pure disposti? Forse qualcuno in casa Yamaha non lo è già più e, anche se quel qualcuno ha un contratto già in tasca per andare altrove l’anno prossimo, le acque sono già agitatissime. E pure il faraonico ingaggio che Yamaha, ormai da due stagioni, riconosce al suo pilota di punta non sembra essere più abbastanza per evitare atteggiamenti troppo polemici in pubblico.
"Dopo un weekend così dove i piloti sono stati sempre disponibili – la prende larga Pavesio - secondo me ci stava che venissi io al posto dei piloti per spiegare dove siamo con questo progetto. Quartararo? È corretto dirsi le cose in faccia quando si lavora. Ma bisogna anche capire che il motociclismo è uno sport di squadra, bisogna tutelare anche la squadra. Io sono qui a metterci la faccia per tutelare l'azienda e sono qui per dire che stiamo lavorando, abbiamo lavorato, lavoreremo e sono soddisfatto del lavoro dei piloti. Non vedo questo come un momento di crisi, ma come una scelta corretta. Ora andremo in Brasile in una pista che non conosce nessuno, per noi ogni pista sarà una nuova pista, in realtà. Servirà capire come il nostro pacchetto si adatterà alle condizioni diverse e ci farà imparare. Anche nella capacità di tirare fuori il meglio da quello che c'è a disposizione”.