“Io non piangio”. Marc Marquez l’ha detto proprio così, sbagliando l’Italiano senza volerlo, ma riuscendo anche solo con un errore a risultare più incisivo di qualsiasi forma corretta. La forma corretta – anzi, quella politicamente corretta – l’ha usata piuttosto in tutto il resto, relegando tutta la sua stizza per aver dovuto lasciare la posizione a Pedro Acosta a un applauso simulato subito dopo la bandiera a scacchi. E rivolto, chiaramente, a quella direzione gara che – anche a detta dello stesso Pedro Acosta – ha esagerato un po’ a punire in maniera così netta, decisa e determinante la manovra del campione del mondo.
Ecco, in quel “io non piangio” affidato a Mauro Sanchini, però, non c’è solo l’marezza per come sono andate le cose. C’è pure un appello implicito ai colleghi: se protestassi io, oggi, risulterei quello che va a piangere, ma davvero vogliamo una MotoGP totalmente ripulita anche solo dall’idea delle sportellate? “Io non ho mai pianto in tutta la mia carriera – aggiunge il nove volte campione del mondo – Non lo farò neanche oggi, ma concordo”. Su cosa? Sul fatto che i piloti dovrebbero farsi sentire e chiedere di stabilire insieme quali dovranno essere i limiti, cosa dovrà essere punito e cosa no per non snaturare del tutto le corse in moto.
E’ stato il modo di Marc Marquez di chiudere ogni discorso. E rimandare tutto quello che gli interessa davvero – giocarsela e provare a vincere – a domani. “Domani – dice – domani l’obiettivo è salire di nuovo sul podio e sarei contento. Ma è chiaro che si ci sarà la possibilità di vincere non mi tirerò indietro. Credo che molto dipenderà da Marco Bezzecchi, che oggi è caduto, ma sembra comunque quello che ne ha di più. Oggi, quando l’ho visto a terra, ho provato a rallentare un po’ la gara, perché alcuni punti erano molto insidiosi. Io ho sofferto particolarmente in alcune curve, soprattutto alla 10 e alla 11 e Pedro è stato molto bravo. Lui ha comunque meritato la vittoria al di là della penalità”.
Una penalità su cui Marc Marquez, anche ai microfoni di DAZN Spagna e davanti all’ex collega Pol Espargarò, ha voluto tagliare corto: “Non sono d’accordo, ma se sono le nuove regole bisognerà adattarsi. Magari sono tutti già lì fuori a dire sì o no e questo, sicuramente, è show e contribuisce a far parlare di MotoGP. Dico solo che se vuoi essere severo con le regole, se vuoi avere molte penalità, fallo, ma fallo bene. Perché ci metti un minuto e mezzo a mandarmi la comunicazione? Il messaggio mi è arrivato alla curva 11, l’ho rispettato perché se non l’avessi fatto avrei ricevuto 3 secondi di penalità, che non è come la restituzione di una posizione”.
Ciò che invece Marquez prende un po’ meno con filosofia è l’evitabile che avrebbe potuto evitare. Insomma, se la prende quasi con se stesso per come ha gestito la posizione da cedere. “Noi – spiega – non abbiamo specchietti, quindi non sai quanto il rivale è vicino. Col senno di poi, però, avrei potuto gestirla diversamente e forse sarei riuscito a ricuperare Pedro. Ma all’inizio, quando ho visto la penalità, mi sono innervosito e per un attimo ho pure pensato di ignorarla. Avrei potuto gestire la cosa diversamente e forse mi sarebbe riuscito di rimettermi davanti, ma va comunque bene così”.