Finirà mai la guerra tra laziali e Claudio Lotito? L’unico esito buono per la pace, ormai, sembra uno solo. Lo cantano gli ultras da anni, durante le partite. La curva Nord e il mondo biancoceleste invocano la vendita del club. Quest’anno lo scontro ha raggiunto un livello mai visto. La protesta d’amore di Ponte Milvio va avanti da settimane. I risultati non bastano, tantomeno le semifinali di Coppa Italia. Contro l’Atalanta, per l’ennesima volta, lo Stadio Olimpico resterà vuoto: “La decisione presa è tra le più sofferte dei 21 anni di gestione del sig Lotito, ma siamo giunti al limite massimo di sopportazione rispetto alle ormai canoniche prese in giro da parte della dirigenza”. Il limite è stato superato con la conferenza stampa di presentazione dello stadio Flaminio “la riprova di come, questi personaggi, pensano che con le chiacchiere riescano ancora ad abbindolare un popolo esasperato”. In quell’occasione si era prospettato un confronto. Per ora, nessun tavolo sembra pronto per sedersi e parlare. “Si è parlato di confronto con i tifosi, quali tifosi? Quelli che vengono minacciati? Quelli che vengono umiliati? Quelli che non possono ricordare il nonno morto? Quelli che non sono stati interpellati per il disegno del nuovo stadio?”. Ancora una volta via social il conflitto diventa esplicito. Ma alle parole seguiranno i fatti.
Un’altra mossa ha fatto innervosire i tifosi laziali: sembra che il club abbia cercato di falsificare il numero di biglietti venduti per la gara interna contro l’Atalanta, provando a ridimensionare l’eco della contestazione. Sulla pagina Brigata Lazio viene riportato un passaggio di un articolo uscito sul messaggero in cui si dice che “i punti vendita Lazio Style avrebbero registrato appena 100 riscatti da parte degli abbonati, mentre la società biancoceleste parla di 800 biglietti staccati”. Una battaglia anche di informazioni. Striscioni, bandiere e tamburi sventolano e suonano a Ponte Milvio. Una semifinale non basta per fermare ultras e tifosi. Il mondo biancoceleste prosegue la rivolta.