A Johann Zarco hanno dedicato un film nel 2021 e un documentario nel 2025. Quando glielo ricordiamo lui alza le spalle, dice di pensare soprattutto alle corse, racconta che l’obiettivo della stagione è la costanza. Johann è tra i pochi nel paddock a prendere la vita da pilota come un mestiere vero ma, a ben vedere, pure tra i pochi seriamente convinti di poter andare oltre le aspettative. Così il francese finisce per ricordarti il protagonista di un vecchio film di fantascienza, Gattaca: il tipo, nato per fare le pulizie in un futuro in cui è la genetica a decidere che lavoro farai da grande, riesce a diventare astronauta, a battere il sistema. Johann ha fatto meglio: è diventato pilota in MotoGP dopo essere scappato di casa in motorino, quand'era ancora minorenne. Poi, appena la madre si è decisa ad andarlo a vedere a una gara, dopo quindici anni di carriera, l'ha vinta. In casa, davanti a duecentomila persone, con una moto difficile.
Questa è la tua decima stagione in MotoGP. Come la affronti?
La prendo quasi come una maratona. 22 gare adesso sono tante e per questo voglio riuscire a essere il più costante possibile durante tutto l’anno, perché questo può permettermi di fare il maggior numero di punti a fine anno”.
Come è iniziata la tua stagione?
“Onestamente all’inizio non riuscivo a essere positivo come sono stati i piloti ufficiali, Marini e Mir. La moto sta andando bene, ma loro hanno trovato qualcosa di meglio sul setting. Hanno un bilanciamento che per loro funziona meglio e che io non sono ancora riuscito a trovare. Per quello non sono stato davvero positivo, detto questo sembra che la moto sia veloce. E quando bisogna fare il tempo siamo lì vicino, quindi anche se può sembrare un po’ difficile almeno abbiamo la moto veloce. Prima neanche quello”.
Le Mans 2025. Quel giorno ci hai fatto venire voglia di essere francesi, un po' a tutti. La tua vita è cambiata dopo quel giorno?
“No, faccio sempre le stesse cose. È vero però che tanta gente si ricorda di questo Gran Premio. Se mi chiedi dove voglio vincere per me un GP è un GP, sono talmente fan del campionato del mondo che vincere una gara è già bellissimo. Non potevo rendermi conto di quanto sarebbe stato importante vincerla a casa e me ne sono reso conto. Sono curioso di vedere come sarà quest’anno”.
Hai vinto due titoli mondiali. Hai vinto con costruttori diversi, hai vinto una gara in casa. Hai vinto la 8 Ore di Suzuka. Come trovi la tua motivazione in questa MotoGP?
“Woah. Perché non sono ancora riuscito ad aver il livello che dovrei, ad essere costante in tutte le gare come sono riuscito a fare in Moto2. La MotoGP è un’altra categoria, c’è molta più tecnica e questo è il mio sogno. Avere la costanza per giocarmi il podio ad ogni gara”.
Nel 2023 ci hai detto che il tuo idolo è Walter Villa, un uomo normale di ventato campione: è ancora così?
“Più che altro sono ancora orgoglioso dei miei due titoli mondiali in Moto2, alla fine quando vediamo lo show della MotoGP capiamo che Moto3 e Moto2… è un peccato, però è come se non contassero. Per me però i titoli ci sono”.
Sembra quasi che la Honda sia l’unica assieme a KTM a non dare quattro moto uguali ai suoi piloti, gestendo diversamente le risorse tra piloti ufficiali e clienti. Pensi che le tue gare potrebbero cambiare con materiale diverso?
“Io credo di avere la moto completamente factory. Secondo me Honda sta insistendo per mettere quattro moto e farlo soprattutto adesso, visto che Diogo sarà competitivo. Vogliono lavorare con quattro moto ufficiali”.
Hai guidato la Yamaha con Tech3, poi la KTM, la Ducati, adesso la Honda… come potresti raccontarle?
“Quando sono stato in KTM non era un periodo buono per loro. Quello che ho scoperto però è che sono come le moto stradali, c’è un’anima giapponese sulla Yamaha e la Honda e un’anima europea sulla KTM e la Ducati. Vai su di una giapponese e sembra veramente tutto facile, tutto studiato per te. La moto europea è più cattiva, ma quando riesci a capirla te la puoi veramente godere”.
Il mercato piloti è esploso. Tu sei tra i pochi a non avere questo problema. Come ti senti?
“Ah, bellissimo. Io ho messo tanta energia in questo progetto e in questi due anni ho lavorato per essere sempre il primo pilota Honda. Ho cercato di fare punti, poi è arrivata la vittoria, il podio a Silverstone… e valeva la pena di vedere il progetto 2027 e avere l’opportunità di lavorare su questa nuova moto, con cui credo ci sarà opportunità di podio e vittoria se la moto migliora ancora. Per me era importante firmare per due anni e sono contentissimo di averlo fatto”.
È un approccio intelligente. Fabio Quartararo in Honda come lo vedi?
“Bah, sarebbe buono. Lui è veramente l’unico a far andare bene la Yamaha, quindi non sarei sorpreso se sulla Honda riuscisse ad andare fortissimo”.
In generale invece come vedi questo 2026?
Vedo un Marco Bezzecchi molto forte. Se inizia dove ha finito sarà sicuramente lì per la lotta mondiale, però vedo Marc sicuramente con un margine molto più importante degli altri. Per me sarà Marc il campione del mondo, a meno che ci sorprenda con delle difficoltà alla spalla. In quel caso… sarebbe una lotta tra Alex e Bez. E anche Pecco ci sarà, sicuro. Però se parliamo di sorprese ti dico gli altri due, Pecco non può essere considerato una sorpresa. Alex Marquez sì”.
Valentino Rossi ha detto a un suo amico musicista (Cesare Cremonini, ndr) che lo invidia tanto perché potrà fare concerti tutta la vita. Tu suoni il piano e la chitarra, sei d’accordo con lui o conviene fare il pilota?
“Non lo so, capisco quello che dice Vale ma lui sa fare le gare. E quando ha cominciato a guidare una macchina per fare le gare, anche se non è uguale alla moto si ritrova questa adrenalina che forse quelli che fanno la musica, che fanno i concerti, a una certa età non sentono più, magari anche loro perdono un po’ di adrenalina nei concerti”.
Guerre, povertà, diritti umani: è un mondo difficile, come lo vivi?
“Io sono un privilegiato, anche perché vivo ad Andorra da due anni e questo ha cambiato enormemente quello che posso guadagnare. E poi faccio quello che mi piace e guadagno i miei soldi così, li guadagno bene. Però sì, a volte ho una visione un po’ pessimistica del mondo”.
Ti vedi padre un giorno?
“Lo potrei essere, però sai. Con questa visione pessimistica del mondo per ora non posso pensare a diventare padre”.