Agli anziani bisognerebbe dare ascolto. Non ce ne voglia Carlo Pernat, per averlo definito anziano, ma lui l’aveva detto: “decidere il futuro prima ancora di farsi una idea dei valori in pista è da matti”. E, puntualmente, la profezia s’è avverata. Perché il primo week end di gara della MotoGP 2026 ha già raccontato che potrebbero esserci piloti pronti a maledire il giorno in cui hanno firmato. Sia inteso: se qualche firma c’è stata davvero è su dei precontratti e, quindi, si può sempre tornare indietro. Ma chi, guardando come è andata in Thailandia, non s’è immaginato un Jorge Martìn contentissimo per l’Aprilia che guida e disperato per la Yamaha che guiderà? Ecco, Jorge Martìn potrebbe essere il primo dei pentiti, visto che, come ha detto lui, “appena due mesi fa non mangiavo da solo”. Frase pronunciata in TV, dove non si può spingere troppo con il lessico colorato, e poi riformulata così nella sala stampa di Buriram: “Due mesi fa non riuscivo a pulirmi il cu*o da solo”. Il punto, però, è che –se due mesi fa non riusciva a pulirselo – adesso potrebbe essercisi infilato qualcosa di grosso. Doloroso. E invalidante. Insomma, due mesi fa non riusciva a pulirselo, tra pochi mesi, invece, rischia di ritrovarcisi una Yamaha troppo nuova, troppo fresca e troppo tutto per poter anche solo sperare di farla andare forte.
Ok, è una battutaccia. Ma le parole di Martìn su che spettacolo è l’Aprilia che s’è ritrovato tra le mani sono state inequivocabili. “Due mesi fa, letteralmente, non riuscivo a pulirmi il c*lo da solo e oggi sono arrivato quarto – ha detto – quindi non avevo molte aspettative. Invece ono riuscito a lottare di nuovo alla pari con Marquez e Acosta. Negli ultimi giri, anche se ero lontano, pensavo di poter raggiungere Raúl Fernandez. Poi però ho avuto problemi di spin. Migliorerò ancora per la prossima gara perchè ho avuto le sensazioni del 2024, di poter lottare, di partire bene, di avere il controllo di ciò che stava accadendo. La moto mi piace molto, anche se chiaramente non la sento ancora del tutto mia, ma penso che quando avrò tutto sotto controllo potrò competere testa a testa con MarcoBezzecchi”.
Quella moto che gli è piaciuta così tanto e che lui stesso ha definito “adatta a tutti” , adesso, rischia di farlo innamorare dopo che lui stesso ha fatto sì che Aprilia la promettesse a qualcun altro. Mentre sul versante Yamaha ci sono quattro piloti che (Toprak a parte) probabilmente maledicono il giorno in cui hanno incontrato questa M1. E’ vero che, lanciando il V4 nel 2026, la Yamaha ha, di fatto, trasformato questa stagione in una lunga marcia di lavoro e avvicinamento al 2027, quando tutti faranno i conti con il nuovo regolamento, ma è altrettanto vero che in una MotoGP dove, ormai la differenza la fanno i dettagli, non è possibile pensare di rendere competitiva in un solo anno una moto che alla stagione d’esordio ha preso qualcosa come trenta secondi di distacco dai primi.
Il lunghissimo infortunio, quindi, è costato caro a Jorge Martìn sicuramente sul piano della sofferenza. Ma, ancora di più, su quello dell’insofferenza. Forse stare fermi, aspettare di capire cosa Aprilia avrebbe avuto da dire o da proporre e, soprattutto, prendere le misure alla RS-GP sarebbe stato più utile. Più opportuno. E pensare che Marc Marquez, già in tempi non sospetti, lo aveva avvisato. “Quando si è infortunati, bisogna pensare solo a guarire, a rimettersi in forma, senza prendere altre decisioni”. Quel consiglio ignorato è stato, probabilmente, il prezioso insegnamento di un grande campione - che ha imparato sulla sua pelle e a sue spese quanto si possa sbagliare quando “non si riesce nemmeno a mangiare o pulirsi da soli” - verso un giovane campione che adesso s’è portato via da Buriram un gran bel risultato, ma anche una pesantissima lezione.