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4 marzo 2026

Harvesting, clipping e tutti gli altri: guida rapida alla Formula 1 2026, col nuovo regolamento e le paroline appena inventate

  • di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

4 marzo 2026

La Formula 1 del 2026 cambia tutto: le nuove power unit per metà elettriche rivoluzionano prestazioni e strategia, ma anche il modo di raccontare l’azione in pista. Si parlerà di harvesting, deployment, clipping e turbo lag, con i piloti chiamati a gestire l’energia, scegliere quando spingere e quando risparmiare, con sorpassi e partenze più tattici che mai. È davvero tutto nuovo

Foto di copertina: Ansa

Harvesting, clipping e tutti gli altri: guida rapida alla Formula 1 2026, col nuovo regolamento e le paroline appena inventate

Nel 2026 in Formula 1 cambierà tutto, persino il modo di raccontare quanto sta succedendo in pista. Tutto perché a spingere le nuove vetture, rivoluzionarie, sarà una power unit caratterizzata dal 50% della potenza proveniente dalla parte elettrica. Un qualcosa che non si era mai visto nella storia del circus, che fin qui ha generato non poco clamore. A testimonianza di ciò, ci è bastato ascoltare i piloti parlare con un vocabolario tutto nuovo in occasione dei test di Barcellona e Bahrain: clipping, harvesting, deployment e non solo. Il tema cruciale è la gestione dell’energia, che porta con sé una terminologia che non si era mai sentita, o quasi.

Harvesting

Il primo termine, e forse anche uno dei più sdoganati finora, è l’Harvesting: dall’inglese “harvest”, cioè “raccogliere”, indica il momento in cui la macchina ricarica la batteria. Protagonista di questa fase è l’MGU-K, un motore elettrico collegato al motore principale e alle ruote. In pratica è un sistema ibrido: quando serve, dà potenza extra alla vettura; in altri momenti, invece, recupera energia per ricaricare la batteria.

Durante l’harvesting l’MGU-K non spinge la macchina, ma funziona al contrario: diventa un generatore. Succede soprattutto in frenata, quando l’energia che normalmente andrebbe persa viene trasformata in elettricità e immagazzinata. Però, può accadere anche in accelerazione: in quel caso il sistema “preleva” una parte della potenza del motore a benzina per ricaricare la batteria, riducendo temporaneamente la spinta alle ruote.

Quindi, a volte la macchina rinuncia a un po’ di potenza immediata per accumulare energia da usare più avanti, magari per un sorpasso. Per regolamento, l’MGU-K può recuperare fino a 350 kW in frenata e fino a 250 kW in rettilineo sottraendoli al motore termico.

Ma cosa succederà in pista? I piloti tenderanno a utilizzare marce più basse in curva per mantenere alti i giri motore, o ridurranno progressivamente la spinta del motore in rettilineo. 

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Clipping

Il clipping è il momento in cui la monoposto finisce l’energia elettrica disponibile e non può più usare la spinta extra del sistema ibrido.

La batteria di ciascuna vettura, infatti, non è infinita: l’energia recuperata con l’MGU-K viene poi riutilizzata per dare più potenza in accelerazione e soprattutto in rettilineo. Ma quando questa carica si esaurisce prima della fine del dritto, la parte elettrica smette di aiutare il motore a benzina.

Il risultato? La vettura perde improvvisamente una parte della sua potenza e quindi anche velocità massima. È per questo che, a volte, una macchina sembra molto veloce all’inizio del rettilineo ma poi la stessa velocità tende a plafonarsi negli ultimi metri, come spesso si è visto ad esempio in piste come Spa o Monza.

Deployment

Il deployment è l’erogazione e la distribuzione della potenza elettrica durante il giro. In pratica è il momento in cui la monoposto utilizza l’energia accumulata nella batteria per ottenere una spinta extra grazie all’MGU-K, il motore elettrico collegato alle ruote.

Piloti e squadre devono decidere in quali punti del circuito conviene usare l’energia e dove invece è meglio risparmiarla per non restare senza carica nei momenti chiave. Gestire bene questa fase, quindi, significa riuscire a distribuire la potenza elettrica in modo intelligente durante tutto il giro.

Williams display
Il nuovo display della Williams, la migliore delle innovazioni di questo 2026? Ansa

Turbo Lag

Parte della rivoluzione tecnica del 2026 comprende anche l’eliminazione dell’MGU-H, il sistema elettrico che aiutava il turbo delle power unit a rimanere sempre “in tiro”. Senza questo aiuto, il turbo viene mosso solo dai gas di scarico. Quando il pilota frena e affronta una curva, alza il piede dall’acceleratore, il motore scende di giri e i gas diminuiscono: così anche il turbo rallenta. 

Il problema nasce quando si torna ad accelerare. Il turbo ha bisogno di un attimo per riprendere velocità e comprimere l’aria necessaria al motore. In quel breve momento la macchina non risponde subito: questo ritardo si chiama turbo lag.

È un qualcosa che in Formula 1 (ma non solo) si è già ampiamente visto negli anni ’80, quando le auto turbo avevano una risposta molto brusca: prima un attimo di “vuoto”, poi l’arrivo improvviso della potenza. In tal senso, però, è interessante vedere come le squadre abbiano adottato soluzioni differenti, che soprattutto in Bahrain hanno fatto discutere: c’è chi ha puntato su un turbo più grande come Mercedes e Honda, chi su uno più piccolo come Ferrari, Audi e Red Bull. 

Un turbo grande può garantire più potenza massima, ma è più “lento” a entrare in pressione. Uno più piccolo offre un picco leggermente inferiore, ma è molto più pronto e progressivo. E la differenza si è vista tutta nelle prove di partenza effettuate: Ferrari e i suoi motorizzati sono sempre sfrecciati una volta spenti i semafori, i rivali molto meno, tant’è che si è cercato di porre la questione in termini di sicurezza per neutralizzare il vantaggio del Cavallino. 

Per ora tutto si è risolto con un nulla di fatto, visto che in fase di progettazione ognuno ha potuto scegliere la soluzione che credeva fosse migliore. E Ferrari, quantomeno sotto questo aspetto, sembra aver azzeccato la soluzione. 

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