Ti bastano cinque minuti per capire Marc Marquez: preciso, generoso, scaltro. Gli abbiamo chiesto dei test a Sepang e lui ha raccontato di non sentirsi ancora a posto, perché la MotoGP è una bestia. E poi lo sviluppo, la prima gara in Thailandia, la motivazione dopo il 9° titolo e la responsabilità: quella nei suoi confronti, che non sente più, e quella per il Team Lenovo che, a quanto pare, si terrà addosso almeno fino al 2028. La sensazione è che il motomondiale abbia ritrovato il suo grande favorito, a cui però toccherà fare una fatica sempre più grande.
Era da quattro mesi che non salivi in moto. Come è andato questo test?
“Bello, ma onestamente pensavo di stare meglio. Quando sono stato a girare con la Panigale V2 all’Aspar Circuit ero convinto che più o meno ce l’avrei fatta. Ma quando sali su una di queste bestie, le MotoGP, capisci realmente cosa ti serve… e a me manca ancora qualcosa. Mi sento abbastanza bene per un giro, invece se devo farne di più faccio fatica. Però adesso abbiamo ancora un paio di settimane prima dell’inizio della stagione, un paio di settimane prima del primo Gran Premio”.
Riassumendo, il primo giorno ti sei sentito un po’ rigido sulla moto e all’ultimo non riuscivi ad avere la giusta posizione in sella nelle curve a destra. È così?
“La mattina del primo giorno ho iniziato che ero bloccato sulla moto, poi il pomeriggio mi sono sentito molto bene. Il secondo giorno non è andata male, invece il terzo giorno stavo sopra la moto: guidavo, ma... soprattutto quando ho fatto il long run della Sprint Race ho visto che negli ultimi giri non giocavo col corpo, non ero perfettissimo. E non è la prima volta che guido così. Un po’ alla volta dovremo capire come fare”.
Sentendo alcuni piloti Ducati (Di Giannantonio e Bagnaia, ndr) pare che tra la GP25 e la GP26 sia stato fatto un buon passo in avanti. E a vederti la sensazione è che tu ti limiti a prendere la moto che ti danno e a portarla davanti.
“Sì, io sono un po’ più cauto. Non puoi dire che la moto è migliorata provandola in una sola pista. Dobbiamo capire adesso in Thailandia, provare piano piano… quello positivo, quello che mi dà tranquillità, è che non è stato cambiato il motore e quindi con tutto quello che proveremo si potrà tornare indietro. È un po’ diverso per l’aerodinamica, anche se pure lì potremo avere una possibilità di rivedere le nostre scelte. Per questo sono tranquillo sotto questo aspetto, anche se sto provando sempre ad essere preciso per iniziare col meglio. Ducati ha lavorato questo inverno e l’ha fatto bene”.
Hai vinto il tuo 9° mondiale dopo un inferno e in una maniera che non si era mai vista: ora come trovi la motivazione?
“Eh. Dopo aver vinto a Motegi ho detto di non avere voglia di stare sulla moto… e dopo la Thailandia mi sono fatto male. È vero che questo inverno è stato tosto, duro. Perché dopo aver vinto mi sono trovato un’altra volta senza vacanze, fisioterapia mattina e pomeriggio… ma è la mia passione. So che ogni anno è un anno in meno in cui posso godere della mia passione. Non dico di smettere, ma è un anno in meno. Io provo sempre a sfruttare queste occasioni al massimo per dare tutto, il 100%. È vero che la responsabilità che sentivo l’anno scorso era molta di più, quest’anno sento la stessa motivazione ma con meno responsabilità nei miei confronti. Alla fine se tu guidi per il Team Ducati Lenovo devi lottare per le vittorie. E devi lottare per il titolo. Ma la responsabilità che avevo l’anno scorso, il peso sulle spalle… adesso sono in pace”.
Forse andrai anche più forte.
“O forse no, non si sa! Ma almeno ci divertiamo, che è l’importante”.