La questione di Inter-Juventus di sabato sera sta debordando gli argini del semplice commento sportivo. Tra chi chiede la testa di Bastoni e chi invoca la questione morale nel calcio. Ieri il Presidente dell'Inter Giuseppe Marotta a margine dell'assemblea di Lega Serie A si è ritrovato a commentare alcune parole di un post di Roberto Saviano. Marotta ha liquidato rapidamente: “C’è dispiacere come uomo, io non so neanche chi sia, non mi conosce, non so bene che ruolo abbia. Non voglio dargli importanza. Ha fatto dichiarazioni che saranno prese in considerazione da parte degli avvocati”. Marotta che denuncia Saviano, sembrava una provocazione che ora potrebbe diventare realtà. Le parole a cui si riferisce il dirigente nerazzurro sono quelle pubblicate dallo scrittore partenopeo due giorni fa. Lo scrittore di Gomorra è uscito sui social con un post durissimo, in prima pagina la foto di Marotta e la scritta: “Finché quest’uomo avrà un ruolo nel calcio italiano, tutti avranno la sensazione che i campionati siano falsati”. Il post prosegue poi: “La rabbia di Chiellini, ieri sera, sembra la rabbia di chi sa come funzionano le cose con Marotta. Il campionato italiano oggi è falsato, e se pure l’Inter lo vincesse non varrebbe nulla”. Lo scrittore tira in ballo le indagini della procura di Milano sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella curva nord, parla di una situazione di sudditanza della dirigenza interista nei confronti dei capi ultras, e poi il recente episodio del petardo lanciato contro Audero durante Cremonese-Inter: “Una conseguenza che il sistema-calcio italiano ha fatto finta di non comprendere”. Poi conclude: “Qui non si parla di Inter contro altri. Non è una questione di colori. Il problema non è il calcio, il calcio è la manifestazione del problema. Nel calcio italiano, le condizioni normali sembrano l’eccezione. E finché sarà così, ogni vittoria sarà accompagnata da un’ombra”.
Un post che può sembrare un tentativo di buttarla in caciara. Un insieme di informazioni unite per instillare dubbi su Marotta, l'Inter e la regolarità del campionato. Si parla di infiltrazioni mafiose nelle società, di campionati falsati e di Marotta come una sorta di Licio Gelli calcistico. Le inchieste della Procura di Milano sulle curve sono una cosa seria, questo non può esseren negato: “Si tratta di un fenomeno drammaticamente esistente e pericoloso, ma stavolta, per me, Saviano ha esagerato”, ha detto alla Gazzetta Walter Verini, senatore del Pd e coordinatore del Comitato ultras e criminalità della Commissione Parlamentare Antimafia. Ma davvero l'espulsione di un calciatore può essere inserita in questo quadro? Un cartellino giallo viene messo sullo stesso piano delle infiltrazioni mafiose? Kalulu viene espulso a causa di un errore umano dell'arbitro La Penna. Errori umani da parte degli arbitri di cui la Serie A è disseminata in ogni giornata. La sfortuna? La maggior parte degli altri errori innanzitutto non ha l'attenzione mediatica di Inter-Juventus, e soprattutto spesso e volentieri vengono corretti dal Var, cosa che in questo caso non è stata possibile per motivi di protocollo. Protocollo che non è neanche stabilito dall'Aia, l'Associazione Italiana Arbitri, che ne controlla solo la corretta applicazione, bensì dall'Ifab, l'organo internazionale che stabilisce le regole del gioco del calcio. Per tutto il mondo. La ricostruzione di Saviano ci sembra quindi abbastanza fantasiosa e complottistica. Saviano unisce dei puntini che ci sono, ma che sono lontani fra di loro. Parla di una Serie A alimentata da pressioni occulte, governata da grandi vecchi e “dinamiche intoccabili”. E poi l'ultima slide, quella con il Presidente del Senato Ignazio La Russa, la maglia dell'Inter e la scritta: “Nel calcio italiano, le condizioni normali sembrano l'eccezione. E finché sarà così, ogni vittoria sarà accompagnata da un'ombra”. Saviano parte dal prato verde per arrivare alle aule dei tribunali, senza soluzione di continuità. E allora l'ipotesi che Marotta possa procedere con una querela non è così assurda. Non è mai bello quando un giornalista viene querelato. Tantomeno quando l'obiettivo è un giornalista con un passato importante di lotta alla criminalità organizzata, che per il suo lavoro è finito sotto scorta. Stavolta, però, il disegno delineato da Saviano è poco chiaro. Colorato però con l'arroganza di sostituirsi ai giudici e ai Pm, spostare su Instagram il tribunale ed ergersi come a moralizzatore, anche del calcio italiano.