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Caro Chivu, le parole su Bastoni e la simulazione in Inter-Juve sono una delusione. E il calcio e la Serie A si confermano la solita fabbrica delle porcherie

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

  • Foto: Ansa

15 febbraio 2026

Caro Chivu, le parole su Bastoni e la simulazione in Inter-Juve sono una delusione. E il calcio e la Serie A si confermano la solita fabbrica delle porcherie
Alessandro Bastoni simula clamorosamente, l’arbitro La Penna ci casca e il difensore esulta in maniera vergognosa per l’espulsione di Pierre Kalulu. Cristian Chivu nel post partita dimostra di essere come tutti gli altri: giustifica il suo difensore. Una delusione. E il giorno dopo parte la giostra: “Bastoni fuori dalla Nazionale”, viene invocata la prova tv e tutti sono indignati. Ma il calcio, per l’ennesima volta, conferma qual è la sua natura: una fabbrica di porcherie (e ipocrisia) a cielo aperto

Foto: Ansa

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Guardia e ladri. Questo ormai è il calcio. Simulatori da una parte e giudici incapaci dall’altra. Alessandro Bastoni è l’uomo della vergogna: finge di essere stato toccato da Pierre Kalulu e riesce a fregare l’arbitro La Penna, che ci casca in pieno. Non si capisce perché per un “chiaro ed evidente errore” come quello non possa essere chiamato al Var. Un buco inspiegabile nel regolamento. Fatto sta che lo juventino viene espulso e il difensore nerazzurro esulta senza ritegno. Come se avesse segnato. Come se un furto possa diventare un merito. L’Inter vince 3 a 2, è prima in classifica, supera il muro dello scontro diretto e mette un altro tassello determinante per il campionato. Ma questa è una vittoria mutilata. Cristian Chivu, paladino dell’onestà e “comunicatore”, ai microfoni dei media nel dopo partita spalleggia il suo giocatore: la colpa è di Kalulu che non doveva mettere la mano sul petto di Bastoni. Lui, dice, insegna ai suoi a non creare situazioni ambigue per l’arbitro. Eppure Chivu lo sa che il calcio non si gioca da fermi, che i contatti esistono e sono inevitabili. Evitabili, al contrario, sono le sceneggiate. Chivu ha deluso chi lo riteneva diverso dagli altri allenatori, categoria di ipocriti, che piangono quando perdono e si scoprono democristiani quando vincono. Del resto così fan tutti. E vogliamo essere noi più scemi degli altri? Meglio tre punti sporchi che un pareggio onesto. Avrebbe potuto ammettere la scorrettezza: Bastoni ha simulato, è stato furbo, non avrebbe dovuto farlo, ma il calcio oggi è questo, dobbiamo cambiarlo. Prendiamoci questa vittoria ma riflettiamo tutti sull’accaduto. Tutti, non solo gli interisti. Sì, è retorica, ma cos’è giusto può essere anche retorico.

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La riflessione deve essere complessiva. È vero che la morale è anche una questione estetica e che il grido di Bastoni è plateale; Inter-Juve è il derby d’Italia, il valore simbolico di un fatto accaduto in quei novanta minuti ha un valore diverso. La simulazione, un rigore non dato o qualsiasi altra decisione errata diventano più inaccettabili. Più sbagliate. Il giorno successivo è cominciata la giostra moralista: Bastoni venga escluso dalla Nazionale, il campionato è falsato, a perderci è solo lo sport, vengono invocati provvedimenti estremi, la prova tv, il cilicio. Persino l’ex premier democratico Enrico Letta si sente in dovere di intervenire sui social per chiedere che il difensore interista non venga più chiamato da Gattuso. Le priorità, come si suol dire. Giorgio Chiellini e Damien Comolli vanno ai microfoni di Dazn con faccia seria e ripetono: “Non si può parlare di campo così”. Chiedono giustizia non solo per loro ma per chiunque. Oltre i colori. Ringraziamo i paladini. Ringraziamo e andiamo avanti. Solo lo scorso weekend veniva dato un rigore a Vergara, sfiorato sul piede dal difensore del Genoa: uno step on foot che ha solo valore formale, non sostanziale. “Ho sentito il tocco e ho detto: ‘Ah, che gioia’”. Sapeva che l’arbitro avrebbe fischiato. Ancora una volta hanno vinto quelli più furbi. Bastoni e Vergara sono gli attori protagonisti di scene recenti, tra le più palesi e indecenti delle ultime giornate di Serie A. Non sono gli unici. Ricordiamo Perrone del Como che provoca Ahnor dell’Atalanta, il quale reagisce e viene espulso. Il giocatore di Fabregas sviene, sparato da un cecchino; o ancora Santiago Gimenez del Milan, sfiorato sul petto contro la Fiorentina da Parisi: anche lui colpito da un proiettile cade tra gli spasmi. Rigore inesistente. Il designatore Gianluca Rocchi ha parlato del misfatto di Inter-Juve: “La Penna è mortificato, ma tutti cercano di fregarci”. Guardia e ladri.

Bastoni non va convocato in Nazionale.

— Enrico Letta (@EnricoLetta) February 14, 2026

Bastoni, Vergara, Gimenez, Perrone: sono solo i fatti più televisivi, quelli da moviola, rivisti da ogni angolazione e commentati nelle trasmissioni della domenica. Ma è il sommerso che fa spavento e che meriterebbe una riflessione: su ogni calcio d’angolo difensori e attaccanti cadono a terra, scuotendosi come tonni in un allevamento, per strappare un fallo o un rigore. Se un braccio trova il petto dell’avversario questo cade con le mani a coprire il volto. Grida, insulti, pianti isterici. È il tragico del calcio. Tutto un gran teatro. Tutto insopportabile, compresa l’ipocrisia di tutti i giusti che vorrebbero condurre al patibolo Bastoni, capro espiatorio di una categoria, i calciatori, francamente incommentabile. In nome dell’agonismo (“eh ma è il furore della partita”) si sono guadagnati l’immunità perpetua. Alla fine sono gli arbitri che ci cascano. Prima o poi dovremo parlare anche delle responsabilità dei ventidue in campo, disposti a tutto pur di vincere. O magari – ma è utopia – saranno i calciatori stessi a cambiare comportamento, se non altro per scrollarsi di dosso il ruolo di bestie da circo riempite di soldi, senza morale né senso critico. È la settimana delle Olimpiadi, degli ori di Federica Brignone e Francesca Lollobrigida. Momenti leggendari di sport italiano. Nel mezzo dei successi di Milano Cortina, invece, il calcio si conferma la solita fabbrica di porcherie.

Alessandro Bastoni e Pierre Kalulu
Alessandro Bastoni e Pierre Kalulu Ansa

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