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12 febbraio 2026

Se avete ancora un’anima dovreste commuovervi per l’oro di Federica Brignone nel Super G di Milano Cortina

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

12 febbraio 2026

Chi non ha ancora ceduto alla bruttezza del mondo si sarà lasciato andare. Federica Brignone ha vinto l’oro nel Super G di Milano Cortina. È il più bello, per ora, di questa Olimpiade. 10 mesi dopo la frattura di tibia e perone Brignone ha vinto sull’Olympia delle Tofane. Non c’è destino né provvidenza: è la volontà di un’atleta

Foto: Ansa

Se avete ancora un’anima dovreste commuovervi per l’oro di Federica Brignone nel Super G di Milano Cortina

Federica Brignone sorride mentre è seduta e vede scendere le rivali sull’Olympia delle Tofane. Tante cadono. Anche Sofia Goggia non finisce la gara. Le atlete che ci arrivano, però, sono staccate: Romane Mirandoli è dietro di 41 centesimi, Cornelia Hütter di 52. Quando ormai mancano poche sciatrici è chiaro che Brignone ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Milano Cortina. I telecronisti di Eurosport lo dicono sottovoce, perché non si sa mai. A un certo punto, per qualche secondo, si sente Under pressure di David Bowie, poi superata da una traccia elettronica rivedibile. Non c’è nessun motivo razionale per cui Federica Brignone debba essere in gara. Tantomeno che sia lei la a prendersi questa medaglia. Chi crede in Dio parlerà di destino, di una ricompensa per il dolore patito alla gamba distrutta dall’infortunio dieci mesi fa. È il quinto oro per la squadra azzurra. Forse - non ce ne vogliano gli altri atleti - quello vinto nel Super G è il più bello. Questa è la gara che ricorderemo. Chi ha un cuore e un po’ di anima, almeno, se ne ricorderà. È troppo ingenua la retorica delle Olimpiadi come tempo sospeso, in cui la bruttezza del mondo sbiadisce rispetto al bianco di Cortina. Ma a volte vale la pena crederci. Concediamocelo, concedetevelo. Solo qualche secondo. Come la scena di un film.

Federica Brignone al traguardo
Federica Brignone al traguardo Ansa

Strano sport lo sci. Una vita di allenamenti per potenziare di muscoli che devono reggere l’energia cinetica di un corpo lanciato a più di 100 chilometri all’ora. Ti alleni per anni provando a rimanere in pista il minor tempo possibile. Una vita in cambio di un minuto e mezzo scarso. Non è uno scambio equivalente: è un all-in. Un minuto, ventitré secondi e quarantuno centesimi: tanto è durato il Super G di Federica Brignone. Scende con il pettorale numero sei, poi fino alla fine resta seduta. A un certo punto viene inquadrata con gli occhi arrossati, sta per piangere ma si trattiene. Vuole aspettare la fine. Poi sorride, Federica Brignone. Anche quando sale sul podio, il gradino più alto. Ride solo lei perché nel frattempo piangono tutti. C’è anche Sergio Mattarella tra chi guarda. Non ci sono destino né santi, non ci sono Parche che giocano con i fili di un’esistenza. Nello sport vince chi prende la giusta traiettoria in una discesa e stringe la curva al momento opportuno. Non puoi contare i secondi mentre sei lì: vai e basta. E se invece un destino ce lo vogliamo per forza prefigurare, allora dobbiamo ammettere che quel momento, il taglio del traguardo, è l’esito di una catena di eventi che di casuale ha ben poco. E nella catena delle causalità c’è un anello più duro degli altri: la volontà di un’atleta. 12 febbraio 2026. Nel calendario della storia dello sport a fianco di questa data c’è una firma: i caratteri sono azzurri. Federica Brignone il nome.

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Foto:

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