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11 febbraio 2026

Il Cio non fa partecipare la Russia alle Olimpiadi e poi vieta i caschi degli atleti ucraini morti in guerra? Quando la censura è peggio del buco

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

11 febbraio 2026

Il Cio ha vietato al portabandiera ucraino Vladyslav Heraskevych di gareggiare nello skeleton con il casco che portava le immagini degli atleti uccisi nel conflitto con la Russia. Un tentativo maldestro (e inutile) di tirare via la politica dallo sport. E non è il primo caso. I fischi a Vance e Israele "silenziati", Ghali a malapena inquadrato: ma non è che questa pseudo censura ha l’effetto opposto a quello voluto?

Foto: Ansa

Il Cio non fa partecipare la Russia alle Olimpiadi e poi vieta i caschi degli atleti ucraini morti in guerra? Quando la censura è peggio del buco

Giù la politica dal palco. Che si tratti dell’Ariston o di San Siro, questioni pesanti e noiose non ne vogliamo. I cantanti cantino, gli atleti competano. Il resto è da scartare. Andrea Pucci ha deciso di rinunciare a Sanremo, magari ci ripenserà, ma nel frattempo Giorgia Meloni ha detto che sì, poteva pure essere criticato, semplicemente bastava chiedergli di non parlare di politica. Basta ridere, insomma. Ghali, nel frattempo, a malapena viene inquadrato dalla Rai, limitato a una lettera che sa di ammissione: “È tutto un gran teatro”. Jd Vance viene fischiato, ma il volume del pubblico si abbassa, stessa cosa che è successa nel momento in cui la bandiera di Israele ha sfilato. A margine dello show, la telecronaca degli orrori e delle omissioni di Petrecca. Russia e Bielorussia escluse, alcuni (pochi) atleti sono ammessi solo nel rispetto di condizioni ristrettissime. La scelta di campo, apparentemente, era stata fatta: a fianco del popolo ucraino. Lo skeletonista e portabandiera dell'Ucraina Vladyslav Heraskevych però ha detto che il Cio ha vietato il suo casco su cui erano impresse le immagini di atleti uccisi durante il conflitto: “Alcuni di loro erano miei amici”.

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Fuori la politica dai Giochi. Dall’altra parte del mondo, poche ore dopo l’apertura di Milano Cortina, si è esibito Bad Bunny. Le bandiere di tutto il continente americano sono sfilate insieme a quella degli Stati Uniti sul prato del Levi's Stadium di Santa Clara, California. Guardando il confronto con Ghali e l’effetto scaturito dalla sua performance - lo “schiaffo agli Stati Uniti” evocato da Donald Trump – pur con tutte le sue contraddizioni quello show ha funzionato. Tornando da noi. Tentativi maldestri di depoliticizzare lo sport ormai sono l’abitudine. Nemmeno i fischi contro uno Stato che una commissione Onu ha ritenuto colpevole di genocidio. E nemmeno un omaggio del portabandiera ucraino, che sul casco aveva i volti di amici scomparsi. Di politica non vuole saperne nessuno. Né il Cio né il ministero dello Sport. E proprio quando cercano di evitare che se ne parli, quell’argomento diventa centrale. Forse la pseudo censura funziona al contrario.

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