Giovanni Franzoni, ventiquattrenne classe 2001, non solo è la punta di diamante della nostra nazionale maschile di sci alpino, ne è anche già il leader. Lo è nonostante sia il secondo più giovane dell'intera delegazione, più grande solo dello slalomista Tommaso Saccardi di pochi mesi. È un leader nel senso sportivo del termine, una guida tecnica ma anche spirituale, un punto di riferimento, un uomo spogliatoio. Lo ha dimostrato ieri dopo la combinata a squadre alle Olimpiadi di Milano Cortina.
Nella prima gara in discesa è proprio Franzoni a prendersi la scena. Scende più veloce di tutti, un capolavoro, e si mette dietro Monney, Odermatt, Von Allmen e il connazionale Paris. È un sogno, una possibile medaglia d'oro. Un vantaggio rassicurante, quantomeno per il podio, da gestire. In slalom tocca ad Alex Vinatzer, compagno del bresciano. “Ho sciato pensando che dovevo fare il massimo per aiutare i miei compagni. Alex? Gli ho detto di spingere e sciare a mente libera. Ho scelto io Vinatzer, sono molto amico di Kastlunger ma adesso sta facendo fatica in questo momento". Sono le parole di Franzoni dopo la discesa, con in faccia un sorriso che dissimula la stanchezza. È stato il campione di Wengen e Kitzbuhel a scegliere Vinatzer, una vera e propria investitura a discapito dell'amico Kastlunger. È un patto per la medaglia, Vinatzer è il miglior italiano fra i pali stretti. Classe 1999, è stato un fenomeno fra gli juniores, argento mondiale nel 2018 e oro nel 2019. Poi, arrivato in Coppa del Mondo, non è riuscito a confermare le aspettative, mettendo comunque a segno quattro podi. Tante buone prime manche rovinate da brutti errori, un ex bambino prodigio soffocato dalla pressione. Giovanni lo sa, e cerca di alleggerire il suo compagno: “Gli ho detto di spingere e sciare a mente libera”. Non basta. Vinatzer parte per ultimo dal cancelletto di partenza, la piazza dei più veloci in prima manche, dei favoriti. Gli occhi di tutti sono su di lui, il pubblico dal vivo e da casa sogna una medaglia che solo Vinatzer può regalare. Non ci è abituato. Già al secondo paletto è fuori dai giochi. Chiude diciottesimo di manche, settimo di coppia. Un risultato che sicuramente non riflette il suo valore, ma che costa una bruciante sconfitta.
Al traguardo è distrutto. È la dura legge della combinata a squadre. Un errore non costa caro solo a chi lo commette ma anche al compagno di squadra. Si sente la responsabilità, il rammarico di aver rovinato anche la gara di qualcun altro. Nello sci non sono avvezzi a queste dinamiche. "Giò meritava la medaglia. Gli chiedo scusa. Sono in lutto…" ha detto ai microfoni. Il pubblico vuole la sua testa, ma in difesa di Vinatzer scende subito Giovanni Franzoni: “Cercate di mettervi nei panni di un atleta ogni tanto, siamo sempre persone con sentimenti e nessuno è perfetto. Cerchiamo sempre di dare il massimo a prescindere e saper gestire certe situazioni tenendo così tanto allo sport per cui ci alleniamo da una vita a volte è veramente difficile, io in primis so cosa vuol dire perché ci sono passato... ci saranno altre occasioni e cercheremo di essere sempre più preparati”. Sullo sfondo una foto di Franzoni che abbraccia Vinatzer dopo lo slalom. Sentire questa maturità da un atleta così giovane non è banale. Franzoni si mette sulle spalle il compagno e lo porta in una zona sicura. È il comportamento di un capitano, che è tale nella vittoria e soprattutto nella sconfitta. Lo è di natura, non perché costretto, ci si ritrova. I risultati e la situazione lo hanno incoronato. E pensare che fino a un mese Giovanni Franzoni era praticamente un signor nessuno...
Non si sarà messo una medaglia al collo, ma nella combinata a squadre ha vinto qualcosa che forse è più importante: la fiducia del gruppo. Ieri Giovanni Franzoni è diventato un riferimento. Non per quello che ha vinto, ma per come ha saputo stare dentro una sconfitta. E con lui il futuro dello sci italiano non può che essere in discesa libera.