Bad Bunny è stato quello che Ghali non è riuscito ad essere. Per grandezza, caratura internazionale e, soprattutto, coraggio. Ma lo sapevamo già, da quando sul palco dei Grammy Awards - dove ha vinto il premio per il miglior album dell'anno - aveva detto: “Ice, fuori. Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani”. Bad Bunny, al secolo Benito Antonio Martínez Ocasio, è infatti nato e cresciuto in Porto Rico, e più volte ha rivendicato le proprie origini. E dopo i Grammy l'artista latino è andato a farlo nel tempio dello sport americano, il SuperBowl. La finale del campionato di football americano con milioni di spettatori, l'evento più orgogliosamente a stelle e strisce di tutti. Già l'annuncio della sua partecipazione all'halftime show aveva scatenato l'indignazione della galassia Maga, che aveva subito reagito organizzando un contro-show con Kid Rock in diretta streaming. Ma se Ghali alla cerimonia di apertura si è appellato alla censura per poi limitarsi a leggere la poesia di Rodari e dileguarsi, il trapper latino è andato fino in fondo. Nel cuore dell'America Bad Bunny ha messo in scena la sua Porto Rico, in mezzo a canne da zucchero, cespugli, ballerini e vecchietti che giocano a carte su sedie di plastica. Ha cantato un medley dei suoi successi spostandosi per il campo da gioco come su una cartina dei suoi ricordi, con in mano un pallone da football. Fino al touchdown finale, quando ha portato il pallone nella End Zone per poi lanciare il messaggio più potente. “God bless America” ha detto il cantante - una delle poche frasi in inglese dello show - poi seguita da un elenco e dalle bandiere di tutti i paesi del Sud, Centro e Nord America. Perché l'America non è solo Usa. Un messaggio fortissimo di inclusione, di identità multiculturale.
Un'esibizione che ha fatto infuriare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che sul suo social Truth ha scritto:“L’halftime show del Super Bowl è assolutamente terribile, uno dei peggiori di sempre! Non ha senso, è un affronto alla grandezza dell’America e non rappresenta i nostri standard di successo, creatività o eccellenza”. Questo il commento del Presidente che ha poi proseguito criticando lo show totalmente in lingua spagnola: “Nessuno capisce una parola di quello che dice questo tizio e la danza è disgustosa, soprattutto per i bambini piccoli che lo guardano da tutti gli Stati Uniti e da tutto il mondo“, ha spiegato. “Questo ‘spettacolò è solo uno ‘schiaffo in faccia al nostro Paese, che ogni giorno stabilisce nuovi standard e record, compresi il miglior mercato azionario e i migliori fondi pensione della storia! Non c’è nulla di stimolante in questo pasticcio di spettacolo dell’intervallo e, state a vedere, riceverà ottime recensioni dai media che diffondono fake news, perché non hanno la minima idea di cosa stia succedendo nel mondo reale”. L'indignazione di Trump probabilmente vale più di un Grammy per Bad Bunny. È riuscito a lanciare un messaggio importante in uno show grandioso, soprattutto lo ha fatto senza essere moralista, senza puntare il dito contro gli altri, ma appellandosi all'amore universale. Non un messaggio di divisione: il Nord e il Centro-Sud America. Ma di inclusione: l'America unita. In poche parole, Bad Bunny ha fatto quello che avrebbe voluto fare Ghali, ma lo ha fatto fino in fondo. Senza frignare sulla censura per poi fare comunque lo spettacolo come gli era stato "imposto". Ha avuto la libertà e le “spalle larghe” per trasformare il palco in uno spazio di denuncia e orgoglio. È stato davvero ribelle, perché l'artista deve rompere le pal*e al potere, ma deve trovare anche il modo di farlo.