C’è chi piange e poi c’è Cristian Chivu. L’Inter ha perso contro l’Arsenal in maniera netta. Gli inglesi sono più forti, sia individualmente (giocatori come Bukayo Saka, nel nostro campionato, non ce ne sono) sia come squadra. Il gol preso da calcio d’angolo, fondamentale in cui anche l’Inter è tra le migliori in Europa, è significativo: i ragazzi di Arteta hanno vinto dimostrando di essere superiori anche sul terreno in cui i nerazzurri sono ai vertici. La qualificazione diretta alla fase finale della Champions League è fortemente compromessa. Servono bravura e fortuna, adesso, per evitare i playoff. Chivu ha parlato anche di questo a fine gara: “Siamo pronti ad accettare di dover fare i playoff, non è un problema per noi”. La panchina è sufficientemente lunga, la capacità di affrontare un calendario denso già affinata. O almeno questo è il messaggio che il mister nerazzurro vuole trasmettere ai suoi giocatori, all’ambiente e, forse, ai rivali. Ai microfoni di Sky, in contemporanea, c’è anche Antonio Conte. I due si ignorano perché gli auricolari non si collegano in tempo. Un faccia a faccia silenzioso, contrario al rumore generato dalle polemiche, dalle risposte con frecciate nascoste tra le righe.
“Basta lamentarsi che si gioca ogni tre giorni”, ha detto ancora Chivu in conferenza stampa, “se dobbiamo fare i playoff, li faremo. Anche altre grandi dovranno farli, non sento nessuno che si lamenta. Io non mi lamento se dobbiamo giocare ogni tre giorni”. Anche qui, forse, l’allenatore rumeno si è lasciato andare a un commento, sempre implicito, alle parole Antonio Conte, che in settimana ha sottolineato la pesantezza degli impegni che affliggono il suo Napoli. Ma le grandi squadre giocano più delle altre da sempre. Soffermandosi sulla gara con l’Arsenal, Chivu ha ammesso che “sono stati più forti per intensità, tecnica, occupazione del campo, idee nell'attaccare le linee e per intensità sulle seconde palle perché arrivano a duello. Abbiamo fatto una buona prestazione. Nel primo tempo, sull'1-1, potevamo segnare. Non vuol dire che avremmo vinto, ma gli episodi cambiano anche l'umore. Siamo stati sfortunati sul goal da palla inattiva. Nel secondo tempo con loro che hanno alzato il livello di attenzione e umiltà abbiamo fatto fatica a creare occasioni. Poi hanno qualità e i cambi giusti per metterti in difficoltà”. Sconfitta meritata, poche storie.
La finestra del mercato invernale è aperta. Allenatori chiedono rinforzi. In alcuni casi, come per Maurizio Sarri, il grido di aiuto è assolutamente comprensibile; Gian Piero Gasperini, principale autore della buona stagione della Roma, ha finalmente ottenuto il suo attaccante (Donyell Malen) dopo una serie di conferenze e interviste durissime. Talvolta, però, capita che chi siede su una panchina di Serie A di una squadra di vertice parli delle spese altrui e non di campo: gli altri hanno speso di più, hanno più storia, più incassi, più tutto. Una gara tra spendaccioni. Ma al di là del fatto che il valore economico dipende dal lavoro sul campo, dunque dal plusvalore tecnico portato da un allenatore e il suo staff, sembra quasi banale dire che non sempre chi spende di più vince. Troppe le eccezioni: il Napoli di Luciano Spalletti, il Milan di Stefano Pioli, l’Inter di Simone Inzaghi, solo per citare i casi più recenti di tecnici e squadre che hanno incrementato il valore delle rose e dei club. Sarebbe stato facile per Chivu, a sconfitta incassata, parlare degli investimenti dell’Arsenal. “Hanno intensità, attacco alla linea, attacco all'area. Mi hanno impressionato più di altre squadre, soprattutto quando entrano in area. La giocata è sempre giusta. Hanno anche velocità di pensiero nel trovare il compagno. Poi hanno qualità a destra, con Saka. Noi abbiamo provato a stare in partita, ma è merito anche della qualità individuale e collettiva dell'Arsenal. Non dico di quello che hanno speso perché divento banale e non mi lamento”. Anche qui, nessun “ristorante da 100 euro” da cui sentirsi esclusi. Ognuno raccolga forze e capacità: la stagione è lunga, tre fronti aperti. Senza scuse: Chivu vuole mettere un trofeo nel suo palmares.